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Vulcano
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Vulcano

Da Paola Kim Simonelli Paola Kim Simonelli Capo rubrica

Guida di viaggio

Anticamente chiamata Iera, l'isola di Efesto, dio dei vulcani, nel cambiare nome Vulcano non si è discostata di molto dal significato del suo appellativo originario, rendendo onore agli sbuffi sulfurei del suo cratere che ogni anno attirano, soprattutto d'estate, migliaia di escursionisti e visitatori.

L'isola è anche apprezzata per gli effetti benefici dei suoi fanghi. Accedere ai bagni, poco lontano dal porto e dal centro della cittadina, è economico e salutare, ma attenzione al costume: meglio utilizzarne uno che avete intenzione di buttare o acquistarne in uno dei negozi dei dintorni che li vende a prezzi stracciati, lo zolfo è letale, per l'odore impregnante e per le bruciature che potrebbe causare.

I fanghi non sono l'unica particolarità dell'isola di cui il vulcano è responsabile, per rendervene conto andate a prendere il sole nella spiaggia delle Sabbie Nere, la cui colorazione scura deriva dall'origine vulcanica del materiale.

Anche se è intorno al porto e al centro commerciale della cittadina che sono concentrate alcune delle principali attrazioni, nonché i ristoranti, i negozi e quasi tutti gli hotel frequentati dai turisti, ci sentiamo di invitare i visitatori a inoltrarsi verso le zone meno conosciute dell'isola per scoprirne un'autenticità più bella e tranquilla. E' lungo strade ritmate dal profilo degli eucalipti e immersi in prati che in primavera si riempioni di fiori anarchicamente selvaggi, che si raggiunge la frazione di Vulcano Piano, dove piccoli bed & breakfast sono l'unica sentinella che può far intuire l'inclinazione turistica dell'isola in un luogo popolato esclusivamente da gente del posto.

Da qui, si si sposti in direzione Gelso per scoprire, in un succedersi in discesa di filari di viti, la vera vocazione dell'isola: la produzione della Malvasia. Dalla strada panoramica che conduce al mare si ha una bella vista sulla Calabria e la Sicilia.

Sull'isola ci sono almeno altri due punti panoramici degni di nota.
Il primo è Capo Grillo. Per raggiungere la punta da cui guardare le stelle è un'esperienza impagabile e da cui imboccare i due sentieri per raggiungere, da un lato, il mare e, dall'altro, la valle del Roja, bisogna passare attraverso pascoli di capre e mucche.
Il secondo è Lentia, non altrettanto interessante paesaggisticamente parlando e sede di alcuni residence turistici, ma dal panorama molto bello.

Come arrivare: per chi sceglie l'aereo il modo più semplice e anche quello contemplato dagli hotel che spesso vi offrono (a pagamento) il trasferimento, è quello di arrivare allo scalo di Catania. A questo punto, ci si può organizzare, come già detto, con la propria struttura, oppure autonomamente prendendo un autobus pubblico o la navetta di una società privata per raggiungere Milazzo, porto dal quale partono i traghetti e gli aliscafi per le isole. L'unica compagnia di navigazione pubblica e anche quella che offre il maggior numero di collegamenti tutto l'anno è la Siremar. Per orari e tariffe consultare il sito: www.siremar.it/.

I più

  • +  Il cratere del vulcano.
  • +  I fanghi.
  • +  I paesaggi della Vulcano meno turistica.

I meno

  • -  L'architettura e lo stato di relativo abbandono di alcuni edifici nella zona turistica intorno al porto non sono il massimo dell'estetica.
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