Padova
Uno scorcio di Prato della Valle
© Marie Matata / 123RF
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Padova, la città del Santo e del Bò

Da Paola Kim Simonelli Paola Kim Simonelli Capo rubrica
Padovani gran dottori, dice un motto veneto. Ed in effetti questo capoluogo vanta un ateneo che è secondo, per anzianità, solo a Bologna. L'università, che tutti chiamano il Bò, è simbolo della città tanto quanto la basilica di Sant'Antonio (semplicemente "del Santo" per i locali). Più profano, invece, il rito dello spritz, l'aperitivo che si beve nelle tre piazze principali.

Guida di viaggio

Luogo d'arte e di cultura, Padova è una città che ti accoglie, che ti guida, tra le sue stradine di ciottoli, le piazze, i monumenti. A ogni angolo lascia intuire, senza sfarzo, i segni del suo passato. Culla dell'Umanesimo e uno dei principali centri del Rinascimento, conserva alcune delle più importanti opere d'arte del Tre-Quattrocento. Dagli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a quelli di Mantegna nella Chiesa degli Eremitani, è obbligatorio farsi condurre lungo le Riviere fino alla Basilica di Sant'Antonio.

Meta di pellegrini provenienti da tutto il mondo, la Chiesa del Santo (così viene chiamata, senza nominare diretttamente Antonio) attira anche gli appassionati d'arte, che accorrono per ammirare lo straordinario altare di Donatello, ricostruito alla fine nel 1895 da Camillo Boito. Se vi piace l'arte moderna, fate tappa al Palazzo Zabarella, che ospita spesso mostre di qualità e offre, con il suo cortiletto, una cornice incantevole.

Insomma, Padova ospita tanta arte, ma anche scienza, erudizione: il capoluogo è sede di una delle più antiche università del mondo, seconda per anzianità solo a Bologna. L'ateneo, che ha come simbolo un teschio di bue (da qui il soprannome il Bò), fu fondato nel 1222 da un gruppo di docenti e studenti provenienti proprio da Bologna.

Pittori, letterati e scienziati che si sono avvicentadi in terra padovana sono effigiati nelle 78 statue che circondano Prato della Valle. Questa piazza immensa, dove il verde si incontra con le immagini della cultura più alta, rappresenta lo spirito di Padova, che ha però anche altre importanti piazze. Imprescindibile è il terzetto delle piazze delle Erbe, della Frutta e dei Signori. Qui, e nell'ex ghetto, gli universitari si danno appuntamento per bere lo spritz, celebre aperitivo locale.

Da vedere

Nel 1815 Stendhal era di passaggio a Padova, e visitò il celebre Caffé Pedrocchi, ancora oggi un istituzione. Egli scrisse che era "le meilleur d'Italie et presque égal à ceux de Paris". L'edificio conserva le numerose sarie e, in alcune occasioni, lgli arredi originari del progettista Giuseppe Jappelli, tra i più noti architetti padovani di inizio Ottocento. All'edificio originario venne aggiunto il cosiddetto Pedrocchino, in stile neogotico.

I più

I meno

Da pensare

Migliaia di pellegrini vengono ogni anno nella basilica dedicata a Sant'Antonio (tecnicamente lembo di terra vaticana) e adorano le reliquie del Santo, tra cui la sua lingua, che ha ispirato anche un film di Carlo Mazzacurati. Il religioso agostiniano, originario del Portogallo, avrebbe voluto tornare nel suo Paese dopo la predicazione in Marocco. Il vento lo fece sbarcare in Sicilia. Da qui si spostò ad Assisi, dove seguì gli insegnamenti di San Francesco. Tentò l'evangelizzazione degli albigesi in Provenza e Linguadoca. Morì nel quartiere dell'Arcella, non lontano da dove ora c'è la stazione dei treni di Padova.
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