Pubblicato il 24/05/2019

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Svolta sulla Brexit: possibile un secondo referendum

Theresa May ha avanzato l'ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit, volto a sbloccare la situazione di stallo degli ultimi mesi. L'opzione non è stata ben accolta dal Partito Laburista che ha subito interrotto le trattative con la premier britannica. La Gran Bretagna intanto partecipa alle elezioni europee in corso; si apre uno scenario politico carico di incertezze...

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Uno scenario incerto

È il divorzio più lungo della storia. Dopo oltre due anni e mezzo di trattative, negoziazioni e temporeggiamenti il temuto piano Brexit non si è ancora concluso, né tantomeno risulta definito. Intanto i cittadini britannici andranno a votare per delle elezioni europee dai contorni sempre più surreali.
In questo scenario incerto la premier britannica Theresa May ha annunciato la possibilità di un secondo referendum popolare. L'ipotesi ha creato un comprensibile scompiglio nel già spaccato Partito Conservatore e acuito l'acredine del Partito Laburista. Il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn - che fino a qualche giorno fa si era detto disponibile a una negoziazione, ha interrotto immediatamente le trattative con il primo ministro definendo con disappunto la sua ultima proposta un "accordo reciclato".
Del resto la mossa inaspettata di May non sembra convincere nessuno, né euroscettici né eurofili. I tentennamenti e le continue incertezze stanno progressivamente creando una situazione esplosiva, che sembra ormai destinata a culminare con le dimissioni della Premier.

Nel frattempo l'ipotesi di un secondo referendum appare come un gesto disperato e inconcludente. L'uscita britannica dall'Unione Europea, dopo lo scalpore che aveva suscitato nei primi mesi, si sta lentamente trascinando in una serie di rinvii che accrescono le preoccupazioni sulle possibili conseguenze della manovra.
La data del divorzio, dopo un vertice notturno tra Londra e Bruxelles, è stata ufficialmente rinviata al 31 ottobre: la curiosa casualità della ricorrenza ha già portato a ribattezzare l'evento con il nome di "intesa di Halloween".

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Le conseguenze preoccupanti

Com'è noto il timore più concreto nei confronti della manovra potrebbe concretizzarsi nel No Deal, il cosiddetto divorzio senza accordo.
I tempi di uscita dall'Ue sono lunghi e dispendiosi, inoltre stanno aprendo molte nuove incognite che rischiano di rimanere irrisolte. Ciò che ha indotto, in particolar modo, la May a rallentare la procedura sembra essere la difficoltà nello stabilire il confine tra le due Irlande. La premier britannica si sta trovando stretta in una morsa soffocante tra le spaccature della politica interna e i conseguenti disagi di quella estera. Gli accordi per l'uscita dall'Ue oscillano tra la prospettiva più drastica di una hard Brexit e la più quotata soft Brexit che se non altro prevede delle unioni doganali permanenti con l'Ue.
Le conseguenze, in ogni caso, sarebbero dure per tutti e il loro non sfugge a nessuno.
La ripercussione peggiore della Brexit si avrebbe sul sistema dei trasporti. Si prefigura un vero e proprio scenario di caos nei cieli internazionali.

Il caos nei cieli

Se Londra uscirà dall'Unione si potrebbe prefigurare un'interruzione dei voli verso l'Europa.
Ma ovviamente questo è il rischio peggiore. Ue e Inghilterra dovranno siglare accordi di liberalizzazione del traffico aereo. Le compagnie aeree del Regno Unito potranno sorvolare tutto il territorio dell'Unione senza tuttavia atterrarvi, effettuare scali nel territorio solo per scopi non commerciali e non di linea. Una prospettiva che si prefigura drammatica soprattutto per le celebri compagnie low-cost britanniche che stanno già correndo ai ripari. Un mancato accordo comporterebbe ingenti perdite economiche.

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I danni per le compagnie low-cost

La celebre compagnia irlandese Ryanair prevede di continuare a operare le sue tratte nell'Unione Europea, pur consapevole di perdere i numerosi collegamenti all'interno del Regno Unito. Si tratta di una decisione ponderata dal presidente del vettore, Michael O'Leary, che tre giorni prima del referendum del 2016 si era schierato apertamente a favore del "Remain".
Il danno maggiore si produrrebbe su EasyJet - che trasporta 16 milioni di passeggeri solo in Italia - e rischierebbe di conseguenza enormi perdite economiche. I manager del vettore inglese con base a Londra hanno già sperimentato le conseguenze della manovra con un drastico calo dei passeggeri a causa delle incertezze degli ultimi mesi. Il capo della compagnia, Johan Lundgren, parla di un ultimo semestre debole a fronte dei "numerosi punti interrogativi legati all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea".
Sembra salva invece British Airways che fortunatamente appartiene all'International Airlines Group con sede a Madrid, nella capitale spagnola.

La spaccatura dell'Unione

In tempo di elezioni europee lo scenario Brexit si prefigura come un duro ammonimento, rappresentando forse un incentivo a votare con consapevolezza.
Fino al 2016 oltre 125 milioni di passeggeri si spostavano in totale libertà dall'Europa alla Gran Bretagna: i collegamenti aerei rappresentano un importante punto di scambio economico, sociale e culturale, che ora rischia di essere interdetto da accordi che prevedono limitazioni.
La tremenda spaccatura creata dalla Brexit in Inghilterra, che a tre anni di distanza dal clamoroso referendum sta creando più disagi che prospettive, potrebbe indurci a riflettere sul concetto di unione e su quanto questo sia fondamentale per vivere in un Paese libero. Perché Unione Europea significa territorio comune e libertà di viaggiare senza passaporto.