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Calcutta
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Viaggio a Calcutta, alla scoperta del culto della vita

Da Paola Kim Simonelli Paola Kim Simonelli Capo rubrica

Guida di viaggio

E' la seconda città indiana (dopo Mumbai) per dimensioni e popolazione, eppure di solito non rientra negli itinerari turistici classici.
Patria dello scrittore Rabîndranâth Tagore, la capitale del Bengala (nota anche come ?citta dei palazzi? per la presenza di numerosi edifici di origine coloniale) lega al suo nome l'opera di Madre Teresa, e conserva ancora oggi una fiera tradizione culturale.
E' una città vibrante, ricca di luoghi di interesse per chi non l'ha mai visitata. Alcune condizioni di povertà estrema fanno tuttavia parte di un contraccolpo emotivo da prendere in considerazione per un soggiorno a Calcutta.

Da vedere

Fondata (secondo tradizione, ma gli esperti smentiscono l'attribuzione) a fine del XVII secolo da Job Charnock, mercante inglese della Compagnia delle Indie Orientali, Calcutta nasce dal raggruppamento di tre villaggi originari: Kalikata (da cui prende il nome), Govindapur e Sutanuti. Del periodo coloniale restano in città diverse testomonianze. Oltre al Maidan, il parco inglese, che accoglie al suo interno il Queen Victorian Museum, il Raj Bhavan (attuale residenza del Governatore) e il Fort William, Calcutta conserva all'interno del candido memoriale vittoriano (la cui architettura si ispira al Taj Mahal) una collezione di oggetti del periodo e di documenti del Bengala.
A questo periodo rimanda anche il Grand Hotel: oggi di proprietà della catena Oberoi, questo palazzo dal piglio tipicamente britannico è uno degli edifici più conosciuti della città.

La varietà di stili architettonici presenti a Calcutta è del resto indicativa. Non soprendetevi di trovare una chiesa armena nel Barabazar (Armeni e Portoghesi avevano occupato Govindapur e Sutanuti prima dell'arrivo degli Inglesi), un Municipio in stile dorico, una vistosa posta centrale dal duomo argentato e, a poca distanza, il tempio del Fuoco e le numerose sinagoghe di Ezra Street.
Da vedere anche il tempio di Khali (Dakshineshvar, 1809), l'elegante Palazzo degli scrittori (in veste rossa, è l'attuale sede del Governo), il Palazzo di Giustizia, la neogotica e ottocentesca cattedrale di Saint Paul, la chiesa di Saint John, la moschea Nakhoda: terminata nel 1926, quest'ultima è un esempio di stile moghol.

Da fare

Il museo indiano è una delle prime attrazioni della città, e il più antico centro espositivo asiatico. Fondato nel 1814, raccoglie al suo interno documenti sulle diverse fasi storiche della città.
A est del ponte Howrah (nella zona settentrionale della città) si tiene quotidianamente il mercato dei fiori: qui ogni mattina un colorato movimento caratterizza il quartiere, dove i fiori sono destinati alle offerte nei templi e il mercato diventa un luogo di incontro per persone di tutte le età.

Gli sportivi potranno cimentarsi con la comprensione di una partita di cricket (sport nazionale, viene giocato allo stadio, a sua volta ospitato all'interno degli Eden Gardens, dove si trova anche la pagoda birmana), mentre la Coffee House di Coffee Street risponderà ad una pausa "intellettuale": si tengono qui numerosi incontri di poesia, letteratura, politica, e il caffé è molto frequentato. Interessante, infine, il giardino botanico. Situato a sud della città, sulla riva occidentale della Hughli, ospita due esemplari dei più grandi fichi banyans al mondo.

I più

  • +  La varietà di stili in città
  • +  La tradizione teatrale "jatra"

I meno

  • -  La forte povertà
  • -  Fate attenzione al cibo

Da pensare

Calcutta ha una tradizione teatrale e cinematografica. Si svolgono ancora spettacoli di jatra (della durata di quattro ore, appartengono ad una forma di teatro musicale popolare con commedianti prevalentemente maschili), e la città è conosciuta per il suo cinema bengali: è il caso delle produzioni Tollywood, e dei film artistici che qui sono girati.

Calcutta è la città natale di Rabindranath Tagore e lega il suo nome ad una tradizione letteraria. Sono numerosi gli indirizzi che propongono serate culturali, e la casa del premio Nobel (1913) è visitabile.
La città è poi legata alla figura di Madre Teresa di Calcutta: Casa Khaligat, da lei fondata, si trova a fianco del tempio di Khali.

Fra gli eventi da conoscere, il Durga Puja. Legato all'autunno, si svolge fra settembre e ottobre in onore della dea Durga (sposa di Shiva, rappresenta il lato oscuro) ed è una manifestazione dall'effetto forte e parossistico. Festeggiata in India e Bangladesh, è la più importante festa induista.

Da evitare

A Calcutta come nelle altre destinazioni indiane, è importante fare attenzione a cosa mangiate. Non bevete acqua dal rubinetto (possibilmente usate acqua di bottiglia anche per lavarvi i denti) e verificate che le bottiglie dei negozi siano sigillate. Lavate accuratamente la frutta ed evitate di mangiare verdura cruda. Latte e lassi (uno yougurt tradizionale aromatizzato) non danno normalmente problemi, ma in linea di massima conviene sempre diffidare dei prodotti che vi vengono venduti direttamente sulla strada. Siate prudenti ma non ossessivi: la cucina indiana è gustosa e gli indirizzi affidabili non mancano.
Di impatto forte, Calcutta è una città che presenta molta povertà. In particolare Sudder Street è popolata da molte donne e bambini che chiedono l'elemosina. Non lasciate mai mance troppo elevate, e cercate di non venire mai meno ad un principio di rispetto nelle foto che prenderete. A questo proposito ricordate che è proibito fare foto al ponte Howrak (di epoca inglese, è entrato nel Guinness dei primati per il numero di persone che lo attraversano giornalmente) e all'interno della metropolitana. In alcune stazioni ve lo impediranno.
Se siete donne e viaggiate in solitaria, evitate di restare fuori tardi la sera (la regola vale per la maggior parte delle destinazioni indiane). E, sempre se siete da sole, forse un giro a Sonagachi non è una buona idea: è il più grande quartiere a luci rosse di tutta l'Asia.

Da degustare

I principali elementi della cucina che assaggerete a Calcutta sono il riso (immancabile in tutta l'India) e il macher jhol (curry di pesce), a pari merito con alcuni dolci, come il rasgulla e il mishti doi (yogurt dolce).
Fra i piatti più apprezzati rientrano i beguni (una specie di zucchine fritte), l'hilsas , il kati (a base di verdure o pollo), il phuchka (una crepe fritta servita con una salsa a base di tamarindo e lenticchie).

Vere protagoniste della cucina indiana, le spezie possono rendere i piatti molto piccanti: vi abituerete presto a specificare se preferite che il vostro piatto sia molto o poco speziato!
La parte a est della città ospita il quartiere cinese, molto popolare e ricco di ristoranti.

Da portare

Avrete l'imbarazzo della scelta. Pendenti, tessuti, tappeti, abiti tradizionali: fiera di un passato tessile, l'India sfoggia un artigianato appassionante, in alcuni casi "falsato" dalle moderne tecnologie che sono intervenute nel meccanismo di produzione, ma ancora rispettato in diverse manifatture.
Nell'acquisto di tessuti decorati, un modo semplice per verificare se si tratta veramente di un lavoro fatto a mano è di guardare da vicino le finiture delle decorazioni: i tessuti prodotti a macchina sono stati colorati "a blocchi", facilmente identificabili. Nel caso dei tappeti, è frequente che alcuni fili fuoriescano, e che il retro appaia leggermente rovinato: il difetto puo' essere dovuto al tentativo di eliminare i resti di colla utilizzati per la realizzazione del tappeto.

Quanto ai preziosi, l'unica chance che avete di non farvi abbindolare dagli esperti commercianti indiani, è di saperli riconoscere. Se vi accontenterete di pietre di discreta qualità, o di anelli o pendenti comuni, troverete comunque oggetti piacevoli.
Belle ma purtroppo poco resistenti sono le borse di tessuto che si trovano un po' ovunque in India: si strappano al più piccolo peso...

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