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Bhutan

Da Paola Kim Simonelli Paola Kim Simonelli Capo rubrica

Partite adesso alla scoperta dei tesori di questo piccolo Paese racchiuso nel cuore dell'Himalaya. I butanesi vi accoglieranno con piacere per farvi condividere la loro cultura unica e i loro paesaggi preservati. Pochi turisti privilegiati hanno la fortuna di mettere piede in questo regno delle montagne dall'accesso limitato. Un'occasione unica per tornare a casa con dei preziosissimi ricordi.

Guida di viaggio

Per molto tempo il Paese ha saputo mantenersi a distanza dal mondo moderno, evitando così gli effetti del turismo massificato: la televisione, ad esempio, è arrivata solo nel 1999. Questa "chiusura" verso l'esterno ha sicuramente reso la cultura del Bhutan la meglio preservata d'Asia. Lo sviluppo del turismo è infatti molto recente e viene mantenuto sotto un serio controllo. Il governo del Bhutan ha deciso di aprire le porte del Paese nel 1974 con l'obiettivo di aumentarne i fondi e promuoverne la cultura. Il turismo in Bhutan è estremamente limitato proprio per questo motivo: mantenere la cultura e l'ambiente intatti è possibile solo evitando la minaccia del turismo di massa.

In Bhutan si parla principalmente lo dzongkha ("la lingua della fortezza"), ma anche un miscuglio di lingue tibeto-birmane. Il buddismo occupa un posto importante nella vita di questo popolo delle montagne. I monaci butanesi hanno a cuore la conservazione e la perpetuazione delle tradizioni, per questo hanno saputo sfruttare la nuova era tecnologica per la trascrizione di testi antichi al computer. L'apertura verso l'esterno è fonte di preoccupazione per chi vive nelle numerose dzongs o fortezze monastiche. La vita spirituale dei butanesi è visibile per la presenza di numerosi siti sacri come il Taktshang, venerato monastero aggrappato alla montagna, o il piccolo lago Membartsho (letteralmente "lago infuocato"), dove si dice avvengano miracoli.

Il Bhutan è reputato essere uno dei Paesi che vanta gli abitanti più felici. Il FIL (Felicità Interna Lorda) è un indice stabilito dal re nel 1972 e preso seriamente in considerazione dal governo. Ultimamente, quest'ultimo deve tuttavia far fronte ad alcuni problemi crescenti, come l'indebitamento o l'aumento della disoccupazione, soprattutto fra i giovani.

Thimpu, città di 80.000 abitanti, è lontana dall'avere l'aspetto di una capitale. Nonostante non ci siano semafori, non mancano caratteristiche contemporanee. I butanesi sono riusciti a trovare un giusto equilibrio tra un'architettura paesana piena di fascino e uno stile di vita in processo di modernizzazione. Qui non ci sono edifici, ma colline verdeggianti. L'imponente fortezza Tashichho Dzong, ristrutturata negli anni '60, è divenuta il simbolo della città. Il Weekend Market è un mercato molto colorato nel quale potrete trovare prodotti locali in abbondanza.

Altri luoghi come la città di Paro e la regione del Bumthang meritano sicuramente una visita. La città di Laya, che si trova al nord-ovest del Paese a più di 3.700 metri d'altezza, conta solo qualche centinaio di abitanti e accoglie gli escursionisti coraggiosi che vi si recano. Il villaggio è infatti accessibile unicamente a piedi. Le donne portano piccoli cappelli conici in bambù davvero sorprendenti che finiscono con una specie d'antenna.

Una delle principali attività proposte ai turisti è senza dubbio il trekking nell'Himalaya. I sentieri disseminati di rododendri, i laghi d'alta montagna e i villaggi remoti vi faranno scoprire un aspetto della celebre catena montuosa al quale forse non avevate pensato. Gru dal collo nero, scimmiette colleriche chiamate colobini e i takin (l'animale nazionale) incroceranno il vostro cammino.

I Tsechus, danze e cerimonie religiose, scandiscono regolarmente la vita degli abitanti. Tra le festività sacre, si svolgono anche altri tipi di celebrazioni. Il Festival delle gru dal collo nero, per esempio, è un'occasione unica per i bambini, che assumono le sembianze di questo uccello raro per celebrarne il ritorno invernale.

I consigli della redazione

Arrivare in Bhutan in aereo è possibile solo a partire dall'India, dal Bangladesh, dal Nepal e dalla Tailandia. La frontiera con la Cina è chiusa. Per via terrestre, invece, il Paese è accessibile unicamente dall'India.

Si consiglia di avere delle buone basi culturali sul buddismo. Le tradizioni, i costumi, l'architettura e la maggioranza delle manifestazioni nel Paese sono infatti strettamente legati a questa religione.

Preoccupato per preservare la sua cultura e la sua identità, il Bhutan è una delle destinazioni turistiche più controllate al mondo. Per chi vuole viaggiare a questo Paese, è d'obbligo rivolgersi ad un'agenzia specializzata per accedere al sud-est (distretti di Pemagatshel e di Samdrupjongkhar). Ottenere il visto d'accesso è possibile solo tramite un tour operator.

Sono pochi i tour operator che programmano viaggi a questo piccolo regno dell'Himalaya. È necessario rivolgersi a specialisti del trekking e dei viaggi "all'avventura" per trovare offerte di visite guidate, che vanno generalmente dai 10 giorni alle 3 settimane. E' inoltre possibile combinare il viaggio in Bhutan con quello nello stato del Sikkim (India) o in Nepal.

Sebbene alloggiare in Bhutan sia ben lontano dall'essere un'esperienza lussuosa, accedere al Paese è molto caro. A chi vi arriva per via terrestre, per esempio, le autorità butanesi impongono una tariffa giornaliera forfettaria che varia dai 165 a più di 200 dollari.

La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori per visitare il Paese. Da evitare assolutamente la stagione dei monsoni, che va da giugno a settembre, e i mesi invernali, soprattutto se avete intenzione di fare trekking nell'Himalaya. Cercate, invece, di far coincidere il vostro viaggio con una delle numerose feste religiose che si svolgono negli dzongs.

I più

  • +Avrete il raro privilegio di entrare in un santuario di tradizioni.
  • +Potrete associare un percorso culturale a un itinerario di trekking sul maestoso Himalaya.

I meno

  • -La tariffa forfettaria obbligatoria per soggiornare nel paese è alta.
  • -Le condizioni di alloggio sono spesso elementari.

Tradizioni

Il Bhutan è celebre per essere centro di una moltitudine di festival e di cerimonie religiose. A Capodanno i butanesi puliscono a fondo le loro case e organizzano dei tornei di tiro all'arco, uno sport molto popolare nel Paese. Il Festival dei nomadi a febbraio è un'immensa fiera turistica in cui i venditori locali ne approfitanno per vendere prodotti tipici, come i cappelli tradizionali o il formaggio di yak. Festival come il Tsechu de Paro ad aprile, il Tsechu de Haa a settembre o il Jampey Lhakhang Drup a ottobre sono un'ottima occasione per assistere a danze in costume e riti religiosi.

In Bhutan è bene vestirsi in modo rispettoso, soprattutto se si assiste a feste religiose, e moderare il tono della voce. È consigliato lasciare una piccola offerta dopo aver visitato un tempio o un monastero. Da notare che in Bhutan è in vigore una legge antifumo che vieta di fumare ovunque tranne che a casa propria. Ogni turista può portare con sè una sola stecca di sigarette per uso personale, ma alla dogana verrà tassato di 28 dollari.

Se siete invitati a pranzo a casa di una famiglia butanese, sappiate che è usanza ritirarsi una volta finito di mangiare. Tuttavia, è possibile che chi vi accoglie si ritiri durante il pasto o che si accontenti di guardarvi mangiare.

Gastronomia

Il peperoncino è dappertutto, in insalata o usato come condimento. A volte capita che sia l'ingrediente principale, come nel caso del piatto nazionale: l'hemadatsi. Non temete, la salsa al formaggio che lo accompagna e il riso rosso presente in quasi tutti i piatti vi aiuterà a spegnere il fuoco. Altri due grandi componenti dell'alimentazione butanese sono la carne di yak e quella di maiale, la maggior parte delle volte cucinate in salsa. Sono previamente seccate o se ne serve unicamente la parte grassa. È possibile degustare piatti simili a quelli tibetani, come i ravioli momo o la zuppa di pollo e tagliolini chiamata thukpa.

Il tè è la bevanda nazionale. Come nel resto dell'Himalaya, vi si aggiunge del sale e del burro. Può anche essere preparato all'indiana, molto zuccherato e con l'aggiunta del latte. Nella parte centrale e quella orientale del Bhutan si predilige invece l'ara, un alcol a 20°.

Souvenirs e artigianato

L'artigianato è estremamente ricco ma costoso, proprio perchè raro e raffinato per i suoi tessuti in cotone, lana o seta grezza. Potrete trovare, per esempio, cinture o i tipici thangkas, gli stendardi religiosi dipinti. Meno costosi, gli oggetti di uso quotidiano (come cesti e recipienti) in legno di bambù o di vimini si comprano ai mercati. I tessuti e i gioielli, invece, si trovano solo nei negozi di Thimphu, chiusi il martedì e aperti il resto della settimana, in generale dalle ore 7 alle ore 18.