Pubblicato il 17/10/2022

#Cultura #Stati Uniti

Viaggio tra i quartieri ebraici più rappresentativi nel mondo

La storia del popolo ebreo è una storia di migrazione che si perde nella notte dei tempi. Se da un lato la cultura ebraica viene considerata nella sua unicità, dall'altro la diaspora ha portato, nei secoli, alla nascita di diverse comunità, la cui storia è legata al rapporto instaurato con i vari paesi e popoli ospitanti.

© agsaz/shutterstock

Quando, nel 70 d.C., l'Imperatore Romano Tito conquistò la città di Gerusalemme, molti ebrei si rifugiarono in Nord Africa e in Europa, creando vere e proprie comunità in diverse città. Da allora, a seconda dei governi e dei periodi storici, la vita degli ebrei si è indissolubilmente legata a quella dei popoli ospitanti, determinando la nascita di diverse culture, come, ad esempio, quella degli ebrei ashkenaziti, abituati a parlare l'yiddish, dialetto derivante dall'incontro con la cultura dell'Europa orientale e centrale e arrivato fino in America, a causa della persecuzione nazista nel XX secolo. Visitare i quartieri ebraici nel mondo non è solo un modo per conoscere come sono nate le comunità stanziatesi in ogni paese, ma è anche il desiderio di approfondire la storia delle diverse nazioni da un nuovo punto di vista. 

Williamsburg, New York

La comunità ebraica di New York è, da sempre, un riferimento per tutti gli ebrei americani, non a caso, qui, dall'inizio del XX secolo, si registra la più grande concentrazione di ebrei che si sia mai avuta nella storia. A Brooklyn, in uno strano gioco di scatole cinesi, nel quartiere di Williamsburg, nella zona compresa tra Division Avenue, Broadway Avenue, Heyward Street e Brooklyn Navy Yard, vive la comunità chassidica chiamata "Satmar", dal nome della città ungherese da cui provenivano i primi membri. Il passaggio dalla zona hipster del quartiere a quella ebrea ortodossa è evidente: per le strade non è insolito incontrare uomini con la tipica pettinatura caratterizzata da pesanti boccoli e dal distintivo copricapo, i segnali stradali sono in yiddish e, ancora oggi, sono diffuse piccole sale da preghiera. Williamsburg si basa sui contrasti e visitarla aiuta a capire molto bene cosa voglia dire essere ebrei oggi, infatti, proprio qui, è stata ambientata la famosa serie tv "Unorthodox".

Erzsébetváros, Budapest

Nel VII distretto di Budapest, sorge il quartiere ebraico di Pest, Erzsébetváros, famoso per la sua eccletticità e per ospitare una delle comunità ebraiche più grandi d'Europa. Camminare tra queste strade permette di immergersi nella storia recente del luogo, dalla persecuzione nazista alle difficoltà del secondo dopoguerra, fino alla ripresa successiva alla fine del dominio sovietico. Tappa obbligatoria, durante una visita nel quartiere, è la Grande Sinagoga in via Dohány, la più grande d'Europa, costruita alla fine del XIX secolo secondo i dettami dell'Ebraismo Riformato, corrente più aperta al dialogo, come si evince dall'architettura dell'edificio, diviso in navate, e dalla presenza di pulpiti e di un organo, elementi del tutto sconosciuti alle sinagoghe ortodosse. Alle spalle della Sinagoga ci sono vari luoghi di interesse, dal Museo ebraico al memoriale con l'albero della vita, ma non solo: a Erzsébetváros, è anche bello perdersi ammirando i diversi elementi di street artist, sedersi in uno dei ruin bar o fare shopping in alcuni negozi vintage. Qui si respira tutta la vitalità che nessuna guerra o dittatura possono fermare.

Voir cette publication sur Instagram

Une publication partagée par Iveta Li?zalova? (@ivli1970)

Le Marais, Parigi

La storia degli ebrei, in Francia, ha inizio dal I secolo a.C., quando la regione venne conquistata dai Romani, ma è dal VI secolo che il Marais diviene il quartiere di riferimento per la comunità ebraica di Parigi, all'epoca, una delle più importanti in Europa. Dopo ogni espulsione, era qui che le famiglie tornavano per portare avanti i loro commerci e, ancora oggi, è possibile ammirare le piccole botteghe e la pavimentazione delle strade di questo quartiere, sfuggito al grande piano regolatore haussmanniano del XIX secolo. In Rue des Rosiers, a pochi passi dall'école des Hospitalières, vecchia sede della scuola dei bambini ebrei, vi è la scritta "n'oubliez pas" (non dimenticate), a ricordo di tutti i bambini deportati, durante la Seconda Guerra Mondiale. Continuando verso Rue Rambuteau, si arriva al Musée d'art et d'histoire du judaisme e poi, ancora più avanti, alla Sinagoga Nazareth, la prima sinagoga del Concistoro di Parigi, fondato, nel 1808, sotto Napoleone. Il Marais sembra un mondo a sé rispetto alla Ville Lumière, dove i grandi boulevard cedono il passo a piccole stradine, i negozi artigianali e vintage resistono, tra le boutique delle grandi marche, e ogni strada è piena di colori e creatività, ricca di musei e gallerie d'arte.

Voir cette publication sur Instagram

Une publication partagée par Hubert (@hd.paris)