Pubblicato il 08/05/2019

#Cultura #Afghanistan

Viaggio in Afghanistan. Tutte le strade sono aperte

Il 6 giugno 1939, a bordo di una Ford deluxe due donne, Annemarie Schwarzenbach e e Ella Maillart partono da Ginevra alla volta dell'Oriente. Sono pronte a scoprire l'Afghanistan, un paese ai confini del mondo, e a raccontarne i colori, gli odori, la gente. Si tratta di un'impresa senza precedenti, un temerario e indimenticabile reportage di viaggio che assurgerà agli onori della grande letteratura...

© soloway

Un nomadismo necessario per «non morire di tedio», così fu definito questo viaggio incredibile dalla sua principale organizzatrice, Annemarie Schwarzenbach, scrittrice, giornalista, intellettuale bohémien capace di precorrere i tempi.
È stata una delle personalità più controverse del Novecento e ha viaggiato a lungo, da Ovest a Est, spingendosi fino ai confini del mondo, dalla Persia, al continente indiano, alle zone più primitive e selvagge del Congo. I suoi reportage oggi sono considerati opere letterarie di grande pregio, sia per lo straordinario fascino della prosa descrittiva, sia per l'originalità dei temi trattati. Ma la sua impresa sensazionale rimane il viaggio in Afghanistan, compiuto con l'amica Ella Maillart.
Partono nel 1939, alla vigilia della guerra che già si preannuncia come uno spettro di morte su tutta l'Europa: si tratta di un'impresa pericolosa e soprattutto azzardata per due donne sole.
Prima della partenza le due si fanno fotografare a bordo di una Ford Deluxe nuova di zecca: è il 6 giugno del 1939, il viaggio proseguirà fino al gennaio del '40.

Sulla via di Kabul

"Tutte le strade sono aperte" è il titolo del libro che nascerà in seguito all'avventura afgana; mentre, in parallelo, Ella Maillart, compagna di viaggio della Schwarzenbach e anche lei scrittrice, darà alla luce "La via crudele. Due donne in viaggio dall'Europa a Kabul". Due visioni diverse ed esclusive che ci restituiscono un territorio dell'anima e il ritratto inedito di una terra, oggi funestata dai conflitti, che all'epoca appariva come un paradiso terrestre.
Le esploratrici viaggiano spinte dall'inquietudine, in fuga da un mondo che considerano ormai perduto. Il Medio Oriente diventa così la meta per eccellenza, l'approdo definitivo, la nuova patria da ricercare per la salvezza.
Il viaggio in Afghanistan assume il significato di una scoperta e, allo stesso tempo, diventa una fuga dal tempo. Lungo quelle strade deserte e apparentemente senza confini, l'automobile prosegue tra incidenti e deviazioni, spesso assalita dai beduini o minacciata da tempeste di sabbia. Tuttavia le insidie non impediranno di ammirare con solenne sorpresa quella "patria di nomadi, tende nere, iurte" che si schiude dinnanzi agli occhi delle due viaggiatrici con il fascino senza riserve di una terra inesplorata.

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#Afghanistan, nel Corridoio di Wakhan Un'esclusiva e singolare #spedizione in fuoristrada in una remota zona dell'Afghanistan, tanto remota da non essere coinvolta nei conflitti che riguardano il resto del paese. Il paesaggio è fantastico! La Valle del Wakhan offre una sfilata apparentemente infinita di panorami superlativi. Straordinario l'incontro con la popolazione dei wakhi che da più di 2.500 anni vive di agricoltura e pastorizia in un territorio indubbiamente meraviglioso, ma al limite estremo per la sopravvivenza umana. #viaggioinAfghanistan #corridoiodiWakhan #Wakhanafghano #ivml #viaggilevi

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I luoghi dell'Afghanistan

Ormai la conosciamo come la terra della guerra, tuttavia l'Afghanistan gode di bellezze naturali e storiche che la rendono una delle mete più belle del Medio Oriente. Il paesaggio è ampio e variegato: in breve tempo si passa dall'immensa Valle di Bamiyan ai laghi blu cobalto di Band-e e Amir.
Kabul è una capitale dal raro fascino, con il suo centro storico antico, dai vicoli stretti, dove la gente si affolla per mercanteggiare. La città sembra essere pervasa da una rara sacralità, con le sue grandi moschee dove la luce del sole entra piano, filtrando ambrata dalle vetrate; e all'imbrunire le strade rieccheggiano dell'eco della preghiera serale. Annemarie ci mostra questi paesagi, dilaniati dalle guerre recenti, in tutta la loro incontaminata bellezza.


Attraverso le sue parole ci restituisce il ricordo di una terra sicura e rigogliosa, dove crescono alberi da frutto e la gente vive in pace, in una quotidianità primitiva che si accontenta di sieste pomeridiane e notti trascorse ad ammirare le stelle. «L'Afghanistan è ricco di frutta, » scrive Annemarie «soprattutto uva, meloni e pesche e quasi ovunque si possono trovare del buon pane, verdure di vario tipo e il mast che fa molto bene alla salute».
Nel '39, quando in Europa infuriano i venti di guerra, l'Afghanistan è la patria dell'abbondanza, dei frutti succosi e del pane bianco; mentre oggi è divenuto l'emblema della devastazione, il regno del caos.

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Come to think of it, fashion is often compared to a journey. If this is truly the case, Annemarie combines the strongest assets, namely her courage and her concept of fashion and on top of that her refined elegance as an adventurer. ??????????????????????????????????????????????????????????????????????????? concept & design: #natures_of_conflict text: #manakuma1010 inspiration & photo(s): #annemarieschwarzenbach

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La condizione femminile

«Mi sembra di vivere in un Paese senza donne!» osserva Annemarie, sconcertata, nel corso del suo racconto.
Lei ed Ella, due donne che viaggiano sole e senza chador, suscitano enorme curiosità negli abitanti, quasi si trattasse di creature esotiche. Tutti sono disposti a dare loro ospitalità e condividere il proprio cibo. Le due viaggiatrici si sentono sicure «come in grembo ad Adamo» e ben accolte; tuttavia ben presto si fa strada nelle loro menti il sospetto che le donne afgane siano costrette a vivere segregate, confinate nella penombra delle case come recluse.
«Pensai che non avevano mai visto il mondo esterno se non attraverso la griglia del chador» osserva Annemarie, esprimendo gli stessi pensieri di un'occidentale contemporanea. Lo definisce un «velo deturpante» e anticipa che l'emancipazione femminile avrebbe portato sconvolgimenti in quelle terre armoniose. Eppure stupita, per un istante, si soprende a domandarsi: «Ma queste donne sono davvero infelici?».

Oggi l'Afghanistan si conferma come il Paese peggiore in cui una donna possa vivere: sotto la dittatura dei talebani domina la violenza, le donne sono costrette a indossare il burqa integrale, non è neppure concessa loro un'istruzione a causa del loro sesso. La profezia di Annemarie sull'emancipazione di queste creature sottomesse non si è ancora avverata, se non per la breve illusione di un miraggio nel corso degli anni '70, prima dello scoppio della guerra contro l'America, quando le donne di Kabul poterono concedersi il lusso ardito di una minigonna.

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We are all eternal travelers. ??????????? ??????????????????????? concept & design: #natures_of_conflict text: #manakuma1010 inspiration & photo(s): #annemarieschwarzenbach

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Un viaggio impossibile

L'avventura di Ella e Annemarie oggi non è più destinata a ripetersi. Certo, non ora che l'Afghanistan si presenta come un serbatoio di morte e violenza, una terra travagliata e inospitale. Tuttavia i loro quaderni ci consegnano anche le meraviglie e i misteri di un luogo che ormai viene mostrato dai nostri giornali solo come una polveriera sul punto di esplodere.
L'Afghanistan turistico inesplorato nasconde i suoi tesori, forse un giorno saranno di nuovo accessibili agli uomini occidentali. Forse questo territorio colpito da un destino infausto è destinato a risorgere, come sostengono le parole di Annemarie, oggi sorprendenti nella loro inattesa modernità: «Perché l'Afghanistan è un paese aspro, straordinariamente vitale e virile. Chi ha sperimentato il suo clima vivificante, i forti venti delle sue montagne e dei suoi altopiani, non può pensare che sia votato alla decadenza».