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Turismo&videogiochi: un'accoppiata vincente?
Pubblicato il 13/11/2018

CulturaSpagna

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Un'iniziativa dell'Ente del Turismo della Cataluña costituisce l'occasione per fare il punto sulle potenzialità del medium videoludico per l'industria del turismo. La realtà virtuale puó aiutare il turismo? Ecco cosa ne è emerso...

Il caso del videogioco "Legends of Catalonia"

Il caso del videogioco
© carlos sanchez pereyra/123RF

La montagna di Montserrat, uno dei luoghi visitabili nel gioco

La notizia

Si chiama "Legends of Catalonia" ed è stato sviluppato dall'Agenzia Catalana del Turismo in collaborazione con Sony, la cui piattaforma sarà a breve disponibile: si tratta di un videogioco in realtà virtuale, che necessita dunque di uno speciale visore e che permette di fare un tour virtuale dei posti più iconici della regione, come l'anfiteatro romano di Tarragona, la montagna di Montserrat o la Sagrada Familia a Barcellona, scegliendo come avatar il calciatore Carles Puyol o i fratelli chef Roca, personaggi legati al territorio catalano.

Il prodotto è stato pensato come strumento di promozione dall'ente regionale del turismo, e in particolare nei confronti del mercato statunitense, che costituisce un target di importante crescita turistica nella regione. Per ora in esclusiva PlayStation, è disponibile in inglese, castigliano e catalano.

Come ha spiegato il consulente dell'agenzia Àngels Chacón, il videogioco può essere utilizzato come strumento per innovare le strategie della proposta turistica e il suo raggio di azione: "In un mondo che cambia, dove le formule tradizionali devono coesistere con le nuove tecnologie, la nostra destinazione e la nostra industria del turismo hanno bisogno di usare strumenti come intelligenza artificiale, realtà aumentata, gamification (termine utilizzato per designare l'implementazione di aspetti mutuati dal gioco - video e non - ad ambiti esterni ad esso, della vita quotidiana, ndr) o realtà virtuale per distinguersi e avvicinarsi ai mercati mondiali".

L'iniziativa promossa dall'Agenzia Catalana del Turismo è mirata e innovativa, e potrebbe certamente raggiungere un'utenza molto ampia e variegata. A ben vedere, però, l'accoppiata videogiochi-turismo può avere anche molto altro da dire, e le grandi potenzialità racchiuse in questo binomio sono ancora lontane dall'essere del tutto sfruttate.

I videogiochi come mezzo di promozione turistica

I videogiochi come mezzo di promozione turistica
© stevanzz/123RF

Il borgo medievale toscano di Monteriggioni

Prima ancora che come strumento di promozione, i videogiochi sono legati al turismo in un senso più lato ma forse più profondo e strutturale: da quando essi hanno cominciato ad avere ambientazioni precise e realistiche, ricreate (per quanto possibile) con fedeltà e dettaglio, e soprattutto liberamente esplorabili (i titoli cosiddetti "free roaming" in cui è possibile muovere il proprio avatar a piacemineto su una mappa più o meno grande), con ciò stesso essi sono diventati una forma di turismo virtuale. Il progresso delle nuove tecnologie e il crescente realismo nelle simulazioni (i visori di realtà virtuale, ad esempio) non fanno che accentuare una potenzialità già racchiusa nel dna di molti giochi.

Ma, si potrebbe subito dire, il turismo virtuale non è la stessa cosa del turismo reale: c'è una bella differenza! E il punto sta proprio qui: in quei titoli che hanno implementato con una buona dose di dettaglio ambientazioni realmente esistenti, il turismo virtuale del videogioco si è poi trasformato in un turismo effettivo, sollecitato e incuriosito dall'esperienza provata nel videogioco.

Il caso Assassin's Creed

Tra gli esempi più famosi e recenti, non può non venire in mente la serie di Assassin's Creed, nei cui differenti capitoli sono prese come ambientazioni virtuali luoghi reali, città ricreate in scala, con i principali punti di interesse, il tutto contestualizzato da informazioni storiche a proposito delle vicende e dei luoghi presenti nel videogioco - a rendere il "tour virtuale" ancora più credibile e coinvolgente.

Benché realizzato non con intenti direttamente promozionali e turistici, la cura posta nel ricreare una precisa ambientazione storica, resa interessante e liberamente esplorabile nel gioco, ha probabilmente agito come una sorta di filtro turistico sul luogo in questione, e il successo di questi titoli si è esteso in maniera trasversale a tutto ciò che del gioco faceva parte: la possibilità di poter realmente visitare dei luoghi già in un certo senso conosciuti, già in qualche modo familiari anche se soltanto attraverso una superficie di pixels, è stato un potente motore per la fantasia turistica a giudicare dal boom che una città come Monteriggioni (la meno conosciuta, ma i giochi sono stati ambientati anche a Roma, Firenze e Venezia per limitarsi all'Italia), ha subito negli anni successivi all'uscita dei capitoli centrali della serie, ambientati nell'Italia rinascimentale, e anche dal successo riscontrato da iniziative come l'Assassin's Creed Tour.

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Basta prendere le parole dell'assessore al Turismo di Monteriggioni, Rossana Giannettoni, per convincersi della reale portata del fenomeno: "(Il gioco) ha dato al castello una grandissima visibilità e la possibilità di essere conosciuto in tantissimi luoghi dove noi difficilmente saremmo riusciti ad arrivare con la nostra attività promozionale. Una curiosità che può dare alcune indicazioni in merito: la sezione distaccata The Cloister , del Guggenhein Museum di N.Y, dedicata appunto al medioevo, ha richiesto una ricostruzione in miniatura del nostro castello, conosciuto proprio attraverso il video gioco".

Anche se forse non con analoghe proporzioni, i casi come questo non sono però affatto isolati: un sito come Ivipro raccoglie tutti i videogiochi ambientati in Italia e dà un'idea di quanto sia ampio e già tracciato il raggio turistico del medium videoludico nel nostro paese; un portale come gamecommission nasce invece proprio con l'intento di far avere all'industria del videogioco gli strumenti per implementare e ricreare luoghi reali in maniera credibile, il che potrà trasformarsi in un inaspettato mezzo di promozione turistica per gli enti coinvolti.

Quello legato ai videogiochi non è che un esempio di come i media siano in grado (dai reseconti di viaggio illustrati, ai romanzi, al cinema - il mezzo forse più consapevole da questo punto di vista, con un termine come "tourist fiction" a designare proprio questo tipo di promozione) di veicolare immagini più o meno attendibili, più o meno fedeli, ma di certo efficaci nel raggiungere un pubblico variegato e nel destare in esso la curiosità di andare a toccare con mano ció che hanno sperimentato in maniera soltanto virtuale. Inoltre, il pubblico intercettato tramite un videogioco sarà un pubblico diverso da quello potenzialmente raggiungibile tramite la televisione o riviste specializzate.

Benché iniziative legate alla promozione culturale siano già state avviate da tempo (un esempio recente è il videogioco curato dal Museo Archeologico di Napoli, "Father and Son"), le potenzialità che l'incredibile progresso della tecnica porta con sé- in termini di esperienze virtuali e non-, tanto per l'industria videoludica quanto per quella turistica, potrebbero ancora aspettare in larga parte di essere esplorate.