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Apre Göbekli Tepe, dove si trova il tempio più antico del mondo
Pubblicato il 13/03/2019

CulturaTurchia

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Il sito della Turchia dove è stata riscritta una parte importante della storia dell'umanità si apre al turismo e diventa un museo a cielo aperto. Ecco la sua storia.

Una sezione del complesso del tempio di Göbekli Tepe

Una sezione del complesso del tempio di Göbekli Tepe
© Tom Wyness/123rf

Il tempio più vecchio del mondo

18 km a nordest dalla città di Urfa nell'attuale Turchia, non lontano dal confine con la Siria, c'è un sito archeologico che ha nascosto per millenni una delle più grandi meraviglie di ogni tempo: si chiama Göbekli Tepe, ed è nientemeno che il tempio più antico della storia (e della preistoria) dell'umanità - almeno a sentire colui che per decenni si è occupato dei suoi scavi, l'archeologo tedesco Klaus Schmidt - risalente a circa 12mila anni fa.

Questo antichissimo sito diventerà un museo accessibile a tutti: è stato infatti inaugurato ufficialmente alla presenza del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, con la speranza che un tale patrimonio possa incrementare il flusso turistico nella zona. A sottolineare l'importanza dell'evento, il 2019 è stato dichiarato "l'anno di Göbekli Tepe".

Come Stonehenge, ma più antico

Scoperto negli anni '60 da un team di antropologi delle università di Chiago e Istanbul e scambiato per un cimitero medievale abbandonato, il sito è stato oggetto di approfonditi scavi da parte di Schmidt a partire dagli anni '90. L'archeologo tedesco non era infatti convinto del verdetto dato dagli altri studiosi, e credeva che la particolare disposizione del complesso nascondesse segreti più profondi e più antichi.

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© Steve Estvanik/123RF

Alcune pietre del complesso

Quelle che erano state scambiate per lapidi, erano in realtà 40 pietre giganti a forma di T, alte dai 3 ai 6 metri, sulle quali sono incise figure di animali: volpi, leoni, scorpioni e avvoltoi. Le pietre erano disposte in modo concentrico, ed è stato questo a far pensare a un luogo di culto - un tempio. Il sito è sopraelevato, come una piccola collina ("Göbekli Tepe" in turco significa "collina del ventre") di circa 15 metri di altezza. Dopo alcuni rilievi, è stato possibile datare il tempio attorno al 9500 a.C., 6000 anni prima di Stonehenge (il complesso megalitico più simile). E non è tutto: ulteriori approfondimenti hanno fatto sollevare ipotesi ardite sul ruolo giocato da questo sito nell'evoluzione della civiltà del Neolitico.

Una scoperta rivoluzionaria

E' difficile immaginarlo ora, ma quella che è oggi una pianura desolata, in un tempo molto lontano ospitava una vegetazione lussureggiante e diverse specie di animali. Il luogo fa infatti parte di quell'area storico-geografica chiamata della Mezzaluna Fertile, dove si svilupparono antiche e importanti civiltà. La cosa più sorprendente del sito è che la sua edificazione precede lo sviluppo urbano e tecnologico; nessun segno di altre architetture o utensili che rimandassero a un insediamento è mai sta rinvenuto, e le prime testimonianze dell'uso del metallo e della ceramiche sono di molto posteriori. Per contro, resti di attrezzature da caccia e di animali hanno portato Schmidt e il suo team di archeologi a pensare che coloro che avevano edificato il sito fossero cacciatori e raccoglitori.

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© Firdes Sayilan/123RF

La zona circostante Urfa, dove si trova Göbekli Tepe

Tuttavia, altri resti vicini a Göbekli Tepe databili non più di 1000 anni dopo la costruzione del sito (si parla di preistoria) mostravano segni di domesticazione e di pratiche agricole. Da qui, l'ipotesi rivoluzionaria che l'antico tempio avrebbe avuto un ruolo nel favorire questo cambiamento epocale nella vita degli uomini del luogo.

Un culto ancestrale

Anche le immagini che ritraggono animali sono insolite: invece di rappresentare figure associate alla fertilità, come era comune a molte religioni primitive, le incisioni nelle pietre si concentrano su animali feroci. Secondo gli archeologi, sarebbe stato un modo per cercare di sconfiggere la paura e dominare l'ambiente quando gli uomini ancora dovevano vivere esclusivamente di caccia e di raccolto.

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© Steve Estvanik/123RF

Dal punto di vista storico-religioso e antropologico, la scoperta di una forma cultuale così antica e di un sito così grandioso mette comunque in questione alcuni degli assiomi relativi al rapporto tra sedentarizzazione, religione e agricoltura. Secondo le teorie più accreditate, il culto si svilupperebbe soltanto quando le condizioni materiali della vita urbana siano sufficienti a permetterlo. Questi ritrovamenti, tuttavia, ribaltano questa teoria: la costruzione di un tale monumento, promossa da fini religiosi, avrebbe richiesto un grande sforzo organizzativo, che avrebbe poi portato a delle evoluzioni impensate nella civiltà. Sarebbe stato quindi in primis il sentimento religioso a muovere gli uomini di 12mila anni verso forme più complesse di civilità materiale, e non viceversa.

Di certo un sito così importante merita una visita, tanto più che l'Anatolia Centrale riserva, oltre a una storia plurimillenaira, delle bellezze e un fascino davvero impareggiabili.