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Tartarughe marine trovate decapitate sul litorale barese
Pubblicato il 20/02/2019 10 condivisioni

NaturaItalia

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Secondo fonti ufficiali si tratterebbe di una pratica legata ad abitudini superstiziose dei pescatori della zona. Già quattro casi negli ultimi tre mesi.

Sembra una scena tratta da un film macabro, purtroppo peró è successo realmente: due tartarughe Caretta Caretta sono state trovate con la testa mozzata sul litorale tra Bari e Trani, in Puglia, negli scorsi giorni. Non è la prima volta che succede: dopo un primo caso a Giovinazzo, ecco ripresentarsene uno a Matinelle. Alle prime due tartarughe isolate si sono aggiunte ora queste ultime, trovate a Bisceglie e San Giorgio. A quanto pare, la causa di questa crudeltà sarebbe una credenza superstiziosa che si perepetua da tempo immemore tra i pescatori del luogo che, trovando una tartaruga tra le loro reti e credendo che ciò gli possa portare sfortuna, procedono all'atto barbarico.

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PUGLIA | TARTARUGHE MARINE DECAPITATE Potrebbe esserci un gesto scaramantico all'origine della decapitazione di alcuni esemplari di tartaruga caretta-caretta. Prima a Bari, poi a Molfetta e infine a Trani sono stati ritrovati in spiaggia esemplari privati della testa. Gli esperti del centro recupero tartarughe marine del #wwf Molfetta pensano che possa trattarsi di un rito scaramantico dei pescatori: ritrovare una tartaruga nelle reti sarebbe di cattivo auspicio per la pesca dei giorni successivi. Una sorta di malocchio da scacciare con questo gesto folle oltre che perseguibile penalmente. #instabad #animals #mare #sea #pesca #tartarughe #carettacaretta

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L'allarme è stato lanciato dal Centro recupero tartarughe Wwf di Molfetta (Bari). Pasquale Salvemini, responsabile del centro, ha infatti raccontato: "C'era giunta voce che c'erano alcuni pescatori del nord Barese che uccidevano le tartarughe marine che trovavano impigliate nelle loro reti. L'indiscrezione ci è arrivata dal mondo stesso della pesca, perché le imbarcazioni comunicano tra loro attraverso la radio e alcuni amici avevano raccolto queste macabre confidenze. Ma non ci volevo credere, specie perchè la motivazione è ancora più sconvolgente: sembra che alcuni pensino che porta male trovare una tartaruga tra le reti, che portino con se la sfortuna di pescare poco nei giorni a venire. Ecco allora che come forma 'sacrificale' o per vendicarsi le decapitano".

Quella che sembrava essere soltanto una diceria o un'usanza di altri tempi si è rivelata essere più reale che mai: "Purtoppo la voce che credevo fosse solo una diceria si è rivelata vera - ha continuato Salvemini - una prima carcassa orribilmente mutilata l'abbiamo trovata a fine dicembre, finita in spiaggia a Giovinazzo e pochi giorni fa eccone una seconda a Matinelle nel sud di Trani. Ieri altre due: una a Bisceglie ed un'altra a San Giorgio all'altezza di una pescheria. E purtroppo non c'è dubbio che la mattanza sia volontaria: i tagli sono netti, non si tratta di ferite sfrangiate come accade quando incappano in un'elica di motore. In tanti anni che mi occupo di salvare e difendere le caretta-caretta non mi era mai capitata una cosa del genere. Tutti noi ne siamo rimasti sconvolti. Abbiamo deciso di presentare denuncia formale presso la Procura, perchè questi sono crimini che devono essere perseguiti. Vogliamo trovare i o il responsabile, anche per questo lancio un appello: chi sa qualcosa, parli".

Le tartarughe marine sono una specie protetta, a rischio di estinzione a causa delle attività inquinanti dell'uomo. Sono particolarmente in pericolo a causa della plastica riversata negli oceani che, scambiando per meduse (di cui si cibano abitualmente), ingeriscono in maniera fatale. L'altro dramma è quello delle reti da pesca in cui finiscono intrappolate.

Tra i pericoli per le tartarughe, reti e plastica sono i maggiori

Tra i pericoli per le tartarughe, reti e plastica sono i maggiori
© Martin Schneiter/123rf

Come ha sottolineato ancora Salvemini "La stragrande maggioranza delle tartarughe nei nostri mari muoiono perchè incappano nelle reti da pesca . Nel Barese la pesca è una attività molto intensa, troppo, per non danneggiare l'habitat delle tartarughe marine. Le reti hanno maglie molto strette e loro restano intrappolate, senza la possibilità di riaffiorare per respirare. Le troviamo morte soffocate, annegate, oppure colpite da embolia. Capita quando sono aggrovigliate alle reti che vengano troppo velocemente tirate a bordo dei pescherecci. Come per i sub che riemergono troppo velocemente, anche le tartarughe marine possono avere gli emboli che le uccidono. Ci sono pescatori che collaborano con noi, che hanno cura di fare le cose per bene. Quando trovano una tartaruga tra le loro reti, la issano a bordo con delicatezza, se è ferita (molto spesso) ce la portano per le cure. Noi ce ne facciamo carico al centro recupero, poi le rimettiamo in libertà e dopo qualche giorno le troviamo morte spiaggiate. È un gran dolore".

Dopo l'allarme lanciato dal WWF, la Regione ha preso in carico la questione: Gianni Stea, assessore all'Ambiente della Regione Puglia, ha affermato in una nota: "Se corrispondono al vero le voci che si tratterebbe di riti messi in atto da pescatori e legati a insopportabili e arcaiche superstizioni, sarebbe, se possibile, ancora più grave». Che continua con un appello rivolto a tutti i pescatori: "Confido nell'operato delle forze dell'ordine e della magistratura affinché si possa fare luce sugli autori di questi barbari reati, appellandomi anche alla stragrande maggioranza dei pescatori che affrontano il proprio mestiere con enorme spirito di sacrificio e con grande rispetto per l'ambiente marino, affinché collaborino con le autorità preposte. Se il reato sarà accertato e i colpevoli individuati, chiederò che la Regione possa costituirsi parte lesa".