Pubblicato il 16/08/2022

#Cultura #Italia

Visitare Norchia nella Tuscia: anche l'Italia ha la sua "Petra"

Verso Tarquinia dopo circa 15 km si trovano le indicazioni per svoltare a destra su una strada di circa 6 km che porta in prossimità della Necropoli di Norchia, la Petra italiana.

Norchia è un sito archeologico preistorico, etrusco, romano e medievale. Situata lungo la via Clodia, gravitava nell'orbita della vicina e più potente Tarquinia. - © Diego Berna/123rf

Per le fonti altomedievali, potrebbe trattarsi dell'antica Orclae. La zona fu già abitata a partire dall'epoca preistorica: le prime tracce risalgono al Paleolitico superiore e si intensificano nell'Età del Bronzo, con resti di capanne. Con l'arrivo degli Etruschi sorsero l'abitato e la vicina necropoli, già a partire dagli inizi del VI o del V secolo a.C., anche se l'insediamento urbano raggiunse il suo apice tra il IV ed il II secolo a.C. quando interessò lo stretto pianoro posto alla confluenza dei torrenti Pile e Acqualta nel Biedano, dove oggi sono visibili i suggestivi resti della medievale Pieve di San Pietro e del castello.

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Etruscan necropolis in Norchia, Italy, reconstructed in oil for @natgeo #norchia #etruscans #archaeology #illustration #oilpaint #lightandshadow

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Cosa vedere oggi

Le Tombe a Dado e semidado a due o tre strati sotto le pareti di tufo risalenti ad un periodo che va dal IV al II secolo a.C. rivolte ad occidente, dove tramonta il sole. Tra le più importanti del mondo etrusco da vedere, sono la Tomba Ciarlanti, la Tomba Smurinas, la Tomba Prostila e la Tomba Caronte nella necropoli del Fosso di Pile e la Tomba dei Lattanzi in quella del Biedano.

Con l'arrivo dei Romani, Norchia entrò a far parte del municipio di Tarquinia. Furono gli stessi Etruschi a collegare Orcla con Tuscania e l'antico tracciato venne poi ripreso ed allargato dal popolo romano che vi costruì la via Clodia.
Durante il periodo dell'alto e del basso Medioevo la città di Orcla venne battezzata Norchia e rimase in vita fino al 1453, quando fu abbandonata a causa di un'epidemia di malaria. Le testimonianze ancora visibili sono il castello, appartenente alla famiglia Di Vico e distrutto da papa Eugenio IV e la chiesa di San Pietro del IX secolo. L'abside adornato con finestre e colonnine è ancora oggi visibile.