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Il Museo del Silenzio: un'esperienza ai confini del sentire
Pubblicato il 12/10/2019

CulturaItalia

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Il monastero delle Clarisse di Fara in Sabina ospita uno fra i più originali spazi espositivi italiani, interamente dedicato al silenzio. Fargli visita è un modo per respirare l'essenza della vita contemplativa, fuoriuscendo dai labirinti illusori del linguaggio. Perché la vera comunicazione ha luogo quando si inizia ad ascoltare...

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© Valerio Mei/123RF

Il silenzio ci affascina perché è una dimensione che abbiamo perduto. Non appartiene al nostro mondo frenetico, iperconnesso, pervaso dal costante imperativo di comunicare.
"Oscurità è parola poetica," diceva Leopardi, poiché compito del poeta è portare alla luce della parole; ma esse provengono dal buio, dall'abisso del silenzio e trattengono in sé un residuo di oscurità.
La dicotomia tra luce e ombra è la stessa che separa il silenzio dalla parola.
Questa dimensione poetica, astratta, situata ai confini della percezione, può essere visitabile?
In Italia esiste un luogo in cui è possibile vivere un'esperienza ai confini della percezione, si trova a soli 40 km da Roma, all'interno del Monastero delle Clarisse Eremite di Fara Sabina.

Il Monastero di Fara

Il Monastero fu edificato sulle rovine del Castello medievale di Fara nel 1673; nel corso dei secoli divenne un importante luogo di ristoro per i pellegrini in viaggio verso Assisi lungo il Cammino di San Francesco. Le suore Clarisse vivevano all'interno di questo "recinto sacro" osservando la severa regola del silenzio assoluto e dedicandosi unicamente al lavoro e alla preghiera.
L'idea di creare uno spazio espositivo è venuta all'attuale Abbadessa, Madre Chiara Maria Farfalla, che nel 2004 ha deciso di aprire al pubblico il patrimonio storico del Monastero commissionando il progetto agli architetti Sveva Di Martino e Mao Di Benedetti.
L'innovativo Museo del Silenzio è ospitato in una stanza dalla forma rettangolare all'interno della Chiesa di Santa Maria del Castello di origine seicentesca. L'esposizione in origine era stata concepita come un modo per avvicinare i visitatori alla quotidianità della vita monastica; ma ha presto acquisito un altro significato.

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© Valerio Mei/123RF

Tra buio e luce

Grazie all'originale progettazione degli architetti, lo spazio espositivo del Monastero si è trasformato in un luogo fluido, immerso negli estremi del buio e del silenzio.
Lo scopo è accompagnare i visitatori in un viaggio esperienziale attraverso la realtà della clausura.
Le attività che scandiscono la vita delle monache - preghiera; cucina; cucito; lavoro - sono rappresentate attraverso una serie di oggetti esposti all'interno di alcune teche.
Una ad una le vetrine espositive si illuminano nel silenzio più profondo seguendo uno schema preciso, scandendo così il ritmo di una tipica giornata monacale. Il tutto si trasfonde in un'esperienza sensoriale unica ed interattiva, che permette ai visitatori di entrare in diretto contatto con un'esistenza spirituale basata sulla credenza primaria delle monache: "Solo quando il linguaggio scompare si comincia a vedere."

La voce del silenzio

Il visitatore viene immerso completamente nel silenzio ascoltato dalle monache per tutto il corso della loro vita: un silenzio che nella realtà si compone di molti rumori, prodotti dai suoni d'ambiente come il gocciolare dell'acqua, il battere della macina, il fruscio del vento tra le finestre.
Potreste persino riuscire ad udire il rumore di un filo che si intreccia a un altro filo; si può sentire?
Il Museo del Silenzio è uno spazio mentale, oltre che fisico - forse è proprio questo particolare ad attrarre un numero sempre crescente di visitatori. L'esposizione immerge le persone in un'esperienza fortemente introspettiva, le pone in diretto contatto con il battito del proprio cuore, con ciò che altrimenti non sarebbero in grado di ascoltare.
Sperimentare la "cultura del silenzio" praticata dalle monache immerge nella vita dello spirito, in un non-luogo interno all'anima.

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Avete mai provato a comunicare senza usare le parole? Nei Conventi di clausura del 1600 si usavano queste tavolette. Seguendo il "filo" si componeva la frase. Era il famoso "filo del discorso" lo avreste mai detto? #curiosita #sabina #farainsabina #convento #clarisseeremite

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Ingresso e visite

L'ingresso al Museo costa solo 5 euro, ed è comprensivo di una visita guidata al castello medievale e di una degustazione gastronomica finale all'emporio delle monache. I visitatori attraverseranno numerose stanze: dalla cucina risalente ai primi anni del 1400, al vecchio refettorio, alla sala del coro; inoltre una peculiare "stanza funeraria" contenente i corpi di 17 monache, ancora perfettamente conservati per rendere omaggio alla loro santità.
Al tour esperienziale nella sala del silenzio si aggiunge, infine, una preziosa testimonianza delle consorelle che si rendono disponibili a un confronto con i partecipanti.
Le visite sono possibili sono su prenotazione; trovate i recapiti telefonici diretta sul sito, oppure potete scrivere una mail direttamente a clarisse.farasabina@libero.it

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© Valerio Mei/123RF

Al termine del tour museale, merita sicuramente una visita il bellissimo borgo medievale di Fara Sabina di origine quattro-cinquecentesca. Il paesino sorge arroccato su un'altura dei Monti Sabini ed è immerso - proprio come il monastero - in un'oasi di pace e silenzio nel mezzo della campagna di Rieti.
I paesaggi di queste località sono spettacolari, possono vantare ancora un'atmosfera campagnola autentica, come testimoniano le vallate e gli immensi filari di ulivi.
Proprio qui si trovano alcuni dei più antichi ulivi d'Europa, la zona è infatti nota da oltre 2000 per la coltivazione dell'olivo. La leggenda narra che un olivo sia stato piantato proprio dal Re di Roma Numa Pompilio.

Il comune di Fara Sabina è caratterizzato da un agricola- rupestre, il centro ruota tutto attorno alla Piazza e alla chiesa parrocchiale da cui si dirama un reticolo di strette viuzze.
È la meta ideale per una passeggiata autunnale, tra una sosta per assaggiare le specialità del rinomato forno locale e una veloce visita al museo archeologico etrusco in cui sono esposti i resti dei più antichi abitanti del luogo.

Regna sopra ogni cosa il profilo maestoso dell'imponente Monastero di Fara chiamato anche "Monastero della Solitudine di Santa Maria della Provvidenza" che conserva l'attrazione più curiosa e ambita della zona, il misterioso Museo del Silenzio.