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La città più a nord del mondo vittima del riscaldamento globale
Pubblicato il 26/09/2019

EcoturismoNorvegia

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Longyearbyen, la città più a nord del mondo, si riscalda 5 volte più velocemente rispetto al resto del pianeta. Nel centro abitato norvegese più vicino al circolo polare, le temperature sono aumentate di 10° negli ultimi trent'anni.

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© dinozzaver/123RF

Quella appena passata sarà ricordata come l'estate dei record. Secondo il NOAA - National Oceanic and Atmospheric Administration -, luglio 2019 è stato il mese più caldo mai registrato sulla Terra negli ultimi 140 anni .
I cambiamenti climatici e le relative conseguenze drammatiche si fanno sentire ogni anno sempre più. L'uragano Dorian, gli incendi in Amazzonia e l'inabissamento di Giacarta sono solo gli ultimi drammi ambientali di una lunga serie tristemente nota. Tragici eventi premonitori, possibili riflessi del nostro habitat futuro, se non verranno adottate misure in grado di salvarlo.
Il quotidiano francese Le Parisien ha inviato dei giornalisti lì dove il global warming sta registrando forti danni, nella cittadina nordica vicina alla Groenlandia.

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©Don Landwehrle/123rf

Longyearbyen è il nome del comune più popoloso nell'arcipelago delle isole Svalbard con i suoi 2.144 abitanti. Città della Norvegia vicina al circolo polare, è il centro amministrativo più a nord del mondo. Meta turistica apprezzata per le sue case multicolore allineate, per i fiordi, le sue slitte, per gli animali che la popolano.
Famosa per il clima gelido, così freddo che morire in questa cittadina è "illegale"; esiste un'ordinanza che vieta la sepoltura all'interno del comune. Tale provvedimento è motivato da un'analisi scientifica: riesumando i corpi di persone uccise da un'influenza nel 1918, si è scoperto che, a distanza di anni, i tessuti presentavano delle particelle del virus ancora attive. La normale decomposizione dei cadaveri, infatti, viene impedita dal clima artico, così come la distruzione dei microrganismi.

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© Anton Ivanov/123rf

D'estate a Longyearbyen le temperature superano raramente i 10°, ma quest'anno le cose sono andate diversamente: nei mesi estivi i termometri hanno toccato i 18°, causando l'instabilità dei ghiacciai. Quello che era considerato il "deserto artico", territorio freddo mai bagnato da piogge, oggi è una zona sulla quale acqua e neve cadono copiose, e le conseguenze sono disastrose.
La tundra - terreno delle zone artiche su cui poggia la cittadina norvegese - a seguito degli sbalzi di temperatura, è soggetta a continue frane, e le valanghe, sempre più frequenti, mietono vittime tra gli abitanti. Nel dicembre del 2015 una grande valanga di neve ha inghiottito le abitazioni della città, uccidendo due persone.
"Qui il riscaldamento climatico si verfica più rapidamente che nel resto del mondo" rivela il sindaco Arild Olsen ai microfoni del giornale francese, "e ha un forte impatto sulle nostre infrastrutture."

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© Kongsak Sumano/123RF

L'umidità generata sul suolo ghiaccia il terreno, non consentendo alla fauna di nutrirsi. A perdere la vita, così, sono anche gli animali; al termine della primavera, 200 carcasse di renna sono state ritrovate nei pressi del comune norvegese, morte di fame a causa del congelamento delle aree di pascolo.
Paradosso vuole che un elemento naturale complichi la situazione: il carbone. Le miniere sparse in tutta Longyearbyen sono state da sempre la principale fonte energetica del centro abitato. "Qualche anno fa, a causa del carbone e dell'impatto dei viaggi aerei, eravamo la città più inquinata del mondo in termini di CO2 per persona", ammette Arlid Olsen a Le Parisien.

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© Adrian Wojcik/123RF

Tuttavia, da qualche anno sui tetti delle case arcobaleno fanno capolino i primi pannelli fotovoltaici.
"Stiamo cambiando il nostro sistema energetico" prosegue il primo cittadino, "Puntiamo a realizzare un sistema energetico unico su scala globale. Sogno che Longyearbyen possa diventare la prima comunità del pianeta a zero emissioni".
Una scommessa: diventare un esempio mondiale, dimostrare che si può e si deve reagire al cambiamento climatico diminuendo il tasso di inquinamento.