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Localizzato il teatro di Pella dove Euripide mise in scena la sua ultima tragedia
Pubblicato il 30/01/2019 2 condivisioni

CulturaGrecia

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Una scoperta straordinaria il cui merito è da attribuire a un giovane archeologo precario di Reggio Emilia, che ha utilizzato i media per diffondere la cultura archeologica e attirare l'attenzione sullo stato della ricerca in Italia.

Rovine di Pella, nella Macedonia (Grecia)

Rovine di Pella, nella Macedonia (Grecia)
© karapas/123RF

Una storia che ha quasi dell'incredibile: proprio a gennaio dell'anno scorso Paolo Storchi, archeologo precario originario di Reggio Emilia e che vanta nel suo curriculum lauree, master e un dottorato, si trovava negli studi del programma televisivo L'Eredità per cercare di racimolare qualche soldo da destinare al suo tentativo di riportare alla luce un centro di origini galliche del 280 a.C. situato tra Parma e Reggio Emilia. Una scelta, quella di andare in televisione, che è stata motivata anche dall'esigenza di far conoscere la situazione degli archeologi in Italia, tra precariato e mancanza di fondi . Dopo tre puntate e con in tasca 10mila euro, l'archeologo si mette al lavoro, ridestando il villaggio gallico di Tannetum. Dopo quasi un anno, l'annuncio di una nuova scoperta: a Pella, città natale di Alessandro Magno,è riuscito a individuare il teatro dove Euripide ha messo in scena la sua ultima tragedia.

Soltanto pochi giorni prima di annunciare la scoperta, in un'intervista a Vanity Fair, Storchi era tornato a puntare l'attenzione sulla difficile situazione della ricerca in campo archeologico in Italia: "fare l'archeologo", ha detto, "è difficilissimo. Io sono plurititolato, ma opportunità non se ne vedono. Ho amici e colleghi che devono nascondere dal curriculum di essersi laureati per fare i commessi. Ho un amico con dottorato che lavora in un call center" .

Ciò però non sembra aver impedito al giovane archeologo di arrivare ad un'altra scoperta, tanto più importante, in quanto per secoli era calato lo scetticismo non solo sulla possitibiltà di questo ritrovamento, ma sulla sua stessa esistenza: il teatro di Pella. In questa città greca della Macedonia,Euripide - uno dei grandi drammaturghi della Grecia - avrebbe messo in scena l'ultima delle sue rappresentazioni prima di morirvi.

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© Marinos Karafyllidis/123RF

"È un ritrovamento molto importante, perché per molti secoli si è pensato che questo teatro neanche esistesse, poi tra il 1700 e il 1800 coloro che viaggiavano in Grecia per il Grand Tour, ai fini di ricevere una educazione completa, andavano a Pella e lo cercavano, certi che una città di quel tipo dovesse per forza averlo. Ma non hanno mai trovato nulla, semplicemente perché guardavano nel posto sbagliato. A differenza di tutte le altre città dell'epoca, a Pella il teatro non si trova sulla stessa collina del palazzo reale, ma su quella accanto", ha raccontato Storchi a La Stampa.

L'archeologo si è avvalso di fonti antiche per farsi un'idea del teatro e della sua ubicazione, per poi mettersi alla sua ricerca "Del teatro di Pella parla Plutarco raccontando che Alessandro Magno lo voleva con un proscenio di bronzo e che dovette desistere perché gli architetti temevano una terribile acustica. E poi ovviamente ne troviamo traccia anche con Euripide, che proprio a Pella morì nel 407 a. C.", ha continuato Storchi.

E' stato poi grazie agli strumenti tecnologici fai da te che l'apporto decisivo alla sua ricerca è arrivato: dopo aver individuato la posizione del teatro con l'aiuto di fotografie aeree e immagini satellitari - internet è stato un prezioso alleato nel contesto della mancanza di fondi che mina la ricerca -, Storchi si è recato sul posto per trovarne conferma. Adesso l'archeologo progetta di sottrarlo alla terra che l'ha nascosto per secoli: "Anche se è ancora tutto sotto terra, è rimasta la struttura che si può vedere anche a occhio nudo. Ora mi piacerebbe collaborare con le autorità greche per scavare l'area e far emergere il teatro, che doveva essere piuttosto grande, visto che secondo i miei rilevamenti e calcoli poteva avere una lunghezza di 120 metri e una profondità di 31".

Non rimane che augurargli di riuscire presto nel suo intento, con la speranza che l'Italia si accorga dei talenti che nasconde dietro le casse del Mac Donald.