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Le città segrete della Russia
Pubblicato il 22/09/2019

CulturaRussia

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Al termine della Seconda guerra mondiale l'URSS iniziò a fondare una serie di "città chiuse", indicate con l'acronimo di ZATO. Queste città avevano una funzione militare-scientifica. Molte di esse furono coinvolte in progetti di ricerca sull'energia nucleare e la bomba atomica. Alcune città segrete sono state aperte soltanto negli ultimi decenni...

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© Manfred Thuerig/123RF

Nel 2001 il governo russo ha riconosciuto l'esistenza di 42 città chiuse presenti sul proprio territorio, popolate da circa un milione e mezzo di abitanti; ma si stima che ce ne siano almeno altre 15 ancora ignote ai Paesi occidentali.
Queste cittadine ufficialmente non esistono: non sono segnalate da nessuna mappa, spesso sono dotate di un nome in codice numerico, sono situate per la maggior parte in località remote al confine con la Siberia.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale l'Unione Sovietica iniziò la costruzione di alcuni stabilimenti a scopi strategici e militari: si trattava di città segrete, utili per esperimenti di ricerca e sviluppo sull'energia nucleare che per nessun motivo al mondo dovevano essere rintracciabili, specialmente, in piena Guerra Fredda, dalle truppe americane.
Il loro nome ufficiale era ZATO, una sigla in codice che nascondeva la verità sulla loro origine: "formazioni amministrativo-territoriali chiuse".

Ozersk City 40

Una delle più note è la città di Ozersk - un tempo conosciuta come City 40 - oggi considerata il luogo più contaminato dell'intero Pianeta, tristemente denominata "il cimitero della Terra".
La cittadina fu inaugurata nel 1947, nei pressi della centrale nucleare di Mayak dove un serbatoio esplose il 29 settembre del 1957 liberando tonnellate di plutonio con conseguenze devastanti.
Fu il primo disastro nucleare della storia, liberò una quantità di radiazioni addirittura doppia rispetto al successivo incidente di Chernobyl.

All'epoca le persone venivano invogliate a trasferirsi nelle "città chiuse", venivano garantiti loro privilegi incredibili, scorte di cibo e leccornie, un buon lavoro dallo stipendio fisso e una vita agiata. A molti prigionieri fu data la possibilità di scegliere se trasferirsi nelle nuove città - dove i loro movimenti e le loro libertà sarebbero state limitate - oppure proseguire con i lavori forzati. Questi poveretti firmarono tutti felici di partecipare al nuovo progetto del governo, ignari di apporre la firma sulla propria condanna a morte. Chi entrava nelle città chiuse dell'URSS non ne usciva mai più.

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© Manfred Thuerig/123RF

Vivere nelle Città Chiuse

Le città erano apparentemente dotate di tutti i comfort: c'erano palestre, scuole, ospedali, negozi, teatri e ristoranti.
Tutto ciò che le differenziava dal resto del mondo era il fatto che fossero circondate da chilometri di filo spinato e pattuglie militari.
A parte questo piccolo dettaglio vivere nelle "città chiuse" era come stare in un vero e proprio paradiso: lo Stato forniva assistenza, ingenti sussidi e provvedeva attivamente al benessere dei cittadini.
Non esisteva la povertà, né la criminalità; l'unico demone invisibile era rappresentato dalle centrali nucleari che, a pochi chilometri, scaricavano raffiche di radiazioni sugli abitanti. Lentamente, molto lentamente, i cittadini si ammalavano a causa della sovraesposizione a sostanze radiattive. Le loro malattie venivano definite "speciali" e il governo imponeva loro il silenzio.

Il lago di Karachay

Nei pressi della città chiusa di Ozersk si trova uno dei laghi più pericolosi della Terra.
È il lago Karachay che nel 1967 si prosciugò interamente diffondendo polvere radioattiva ed estendendo la contaminazione a diverse migliaia di chilometri quadrati. Oggi gli abitanti del luogo lo chiamano il "lago del plutonio" o "il lago della morte". L'esistenza di questi luoghi è stata documentata nel 2016 dalla regista Samira Goetschel nel documentario "City 40".

Sono passati più di 60 anni dall'incidente radioattivo, ma la centrale di Mayak è ancora in funzione.
Nella città chiusa di Ozersk vivono ancora più di 8mila persone, non concepiscono neppure l'idea di andarsene: per loro si tratta dell'unico mondo possibile, di una specie di fedeltà assoluta alla patria. Per gli abitanti di Ozersk morire di cancro fa parte della vita.

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© Manfred Thuerig/123RF

Le città chiuse oggi

Nel corso degli anni 2000 alcune città segrete sono state aperte, salvate dal degrado che le minacciò di investirle sul finire degli anni '90. Molte altre, tuttavia, rimangono chiuse e inaccessibili. Una tra queste è Ozersk - considerata ancora altamente radioattiva - oppure la città di Znamensk, lungo il Volga.
A Znamensk gli abitanti vivono in una sorta di esilio dorato, grazie ai finanziamenti inviati da Mosca: si parla di oltre 20 milioni di euro all'anno. La città custodisce il cosmodromo di Kasputin Yar, utile alla Russia per testare satelliti e razzi. Un'altra ZATO ancora esistente è Sverdlovsk-45, ai piedi della montagna Shaitan, dove vengono effettuati esperimenti sull'uranio.

Oggi la cittadina è nota con il nome di Lesnoy, ed è proibito l'accesso ai visitatori occasionali.
È stata invece declassata il gennaio 2001 Zagorsk 7, che ha ufficiamente perso lo status di "città chiusa": in epoca sovietica in questo centro venivano sviluppate armi batteriologiche e radioattive. Proprio qui negli anni '60 è stata studiata un'arma biologica letale sulla base del virus del vaiolo e dell'ebola.

La realtà delle città chiuse è tutt'altro che estinta. In Russia il fenomeno risulta certamente più numeroso, ma è stata riscontrata l'esistenza di queste città segrete anche in altre aree del Pianeta.
Prima fra tutte l'America, che durante la Guerra Fredda sviluppò un sistema strategico molto simile a quello dell'acerrima rivale.
La città di Mercury, in Nevada, è infatti considerata una delle più inaccessibili al mondo: al suo ingresso troneggia un enorme cartello con la scritta "No trespassing. Nevada National Security Site."
Da un paio di decenni è diventata la meta favorita dal cosiddetto "turismo atomico" statunitense.