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La vera storia di Shakespeare and Company
Pubblicato il 18/10/2019

CulturaFrancia

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Fondata nel lontano 1919 da una donna coraggiosa, questa piccola libreria americana nel centro di Parigi divenne il principale centro di aggregazione culturale della cosiddetta "Generazione perduta" tra le due guerre. Oggi è meta di pellegrinaggio di artisti e appassionati lettori provenienti da ogni parte del mondo...

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© zefart/123RF

Dall'esterno affascina per la sua facciata pittoresca, color verde scuro, incorniciata di luci e sovrastata dalla mitica insegna gialla con la scritta nera. Impossibile non restare ammaliati dall'atmosfera retrò di Shakespeare and Company, la più celebre libreria parigina, situata sulla rive gauche della Senna, proprio di fronte alla maestosa Cattedrale di Notre-Dame.
C'è qualcosa di magico in questo posto, che attrae ogni giorno milioni di visitatori desiderosi di perdersi tra gli scaffali stipati di libri e rivivere così il fermento culturale della Parigi letteraria degli anni '20.

È un luogo che tuttora appare completamente svincolato dalla modernità: all'interno è infatti proibito scattare fotografie ed è richiesto di rispettare il "silenzio di una sala di lettura", ci si muove quindi con attenzione in uno spazio ristretto tra due piani affollati di libri di ogni forma e dimensione, antichi e moderni, dalle copertine sgualcite, le pagine consunte, oppure freschi di stampa con una carta rilucente e spessa.
Il culto della letteratura vive imperituro in questo tempio sacro, tra le pareti abitate dai ritratti in bianco e nero di scrittori celebri - Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Marguerite Duras, Albert Camus, Sylvia Plath - che sembrano osservare i visitatori uno ad uno seguendoli con occhi attenti.
Una vecchia macchina da scrivere, in un angolo, ricorda tutto il potenziale insito nella parola: c'è un foglio intonso di carta azzurra, che aspetta solo il principio di una nuova storia.

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© Wieslaw Jarek/123RF

Perché tutti hanno un'unica storia da raccontare e Shakespeare and Company" sembra ricordarcelo, avvolta nella sua aura magica, incantata, senza tempo.
Accoglie qualsiasi visitatore come un caldo rifugio, la libreria di Rue de la Bûcherie, diventa una tana accogliente e confortevole, un luogo in cui ritrovare il conforto di un salotto domestico sedendosi sulle panche in legno, in compagnia del pianoforte e del gatto Auggie, mitica mascotte del luogo.

Sembra essere la culla dell'Umanesimo e del pensiero libero, tra le varie scritte artistiche che arredano i suoi interni si legge: "Be not inhospitable to strangers, lest they be angels in disguise", letteralmente: "Non essere inospitale con gli stranieri, possono essere angeli sotto mentite spoglie".
Di questo motto la libreria ha fatto la sua parola d'ordine, fin da quel lontano giorno del 1919 in cui una giovane americana espatriata a Parigi, una certa Sylvia Beach, decise di aprire i battenti di una libreria che fosse anche biblioteca, un centro culturale e artistico, in cui scrittori e aspiranti tali potessero trovare rifugio e protezione.

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© Wieslaw Jarek/123RF

La piccola "Shakespeare and Company" può vantare un passato glorioso; non solo per i grandi personaggi che vi si radurarono, ma soprattutto in virtù del carattere rivoluzionario di questo luogo che divenne un elogio della libertà di pensiero, un autentico manifesto delle arti, "un'utopia socialista travestita da libreria" nel centro di Parigi.
Chiunque si trovi per caso a vagare in questo pittoresco locale affacciato sulla Senna è consapevole di essere parte di una storia meravigliosa - che conserva il respiro vasto dell'epica -, ormai destinata a diventare leggenda. Non esiste modo migliore per raccontarla se non attraverso l'incipit destinato alle favole: "C'era una volta..."

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Osservo quei ritratti color seppia con una specie di timore reverenziale, misto ad uno stupore antico, e penso che ciascuno di loro ha avuto il privilegio di sentire così intensamente la vita. ???? #writers #writersroom #shakespeareandcompany #unavitaletteraria #paris #scrittori #literature #virginiawoolf #sylviaplath #annafrank #albertcamus #margueriteduras #ernesthemingway #franciscottfitzgerald #gabrielgarciamarquez #writersquotes #booklovers #bookworms #lavieparisienne #poetry #poetrylife

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L'idea di Sylvia Beach

Nel 1916 una ragazza proveniente dal Maryland, Sylvia Beach, si trasferì a Parigi per seguire la missione del padre, un pastore protestante inviato alla Chiesa Americana della città. Il sogno della giovane era, in origine, quello di aprire una libreria francese a New York, ma le circostanze la condussero a fare l'esatto contrario: cioè fondare una libreria americana a Parigi.
Vi riuscì grazie al supporto diAdrienne Monnier, la prima donna ad aprire una libreria di sua proprietà in cui fosse concesso il prestito dei libri: La Maison des Amis des Livres.
Forte del sostegno dell'amica, Sylvia diede avvio alla sua grande impresa destinata a diventare negli anni il simbolo della Francia avanguardista per gli scrittori espatriati.

Nella prima libreria, situata al numero 8 di Rue Dupuytren, la Beach riusciva strategicamente ad aggirare la censura americana esponendo libri proibiti nella madrepatria e si guadagnò ben presto l'appoggio di tutti gli intellettuali americani fuggiti dall'America proibizionista.
Anni dopo la sede della libreria venne trasferita nello spazio più centrale di Rue de l'Odéon; Sylvia Beach creò una piccola colonia americana sulla riva della Senna, il suo negozio era aperto a tutti, dava ospitalità anche ai pellegrini e ai girovaghi a patto che la aiutassero a riordinare e catalogare i libri.
Attorno a quel luogo mitico gravitavano anche i maggiori intellettuali degli anni '20, come André Gide e Jean Cocteau, Gertrude Stein, Francis Scott Fitzgerald, Ezra Pound e un giovane Ernest Hemingway.

La chiusura nel 1941

La fine dell'avanguardia culturale di Shakespeare and Company venne in un giorno di dicembre del 1941. La libreria era stata da tempo trasferita nell'attuale sede storica, nei pressi della Cattedrale di Notre-Dame, mentre Parigi era stretta dalla minaccia nazista. Nella città occupata dai tedeschi era proibita qualsiasi forma di ritrovo o riunione culturale, e ben presto gli ufficiali nazisti entrarono nella libreria di Sylvia Beach.
Si narra che un ufficiale chiese a Sylvia l'ultima copia di Finnegans Wake, e lei gliela rifiutò.
L'ufficiale, infuriato, le disse allora di prepararsi perché sarebbe tornato nel pomeriggio per confiscare le opere e chiudere definitivamente la libreria. Non appena si fu allontanato, Sylvia si industriò per spostare tutti i libri nel suo appartamento al piano di sopra, ma non riuscì a sfuggire all'agguato delle truppe naziste.

La libreria fu chiusa e lei venne deportata in un campo di concentramento.
Ne uscì sei mesi dopo, rifugiandosi nella cittadina francese di Vittel insieme all'amica-compagna Adrienne Monnier. Alle sue memorie Sylvia affidò il ricordo di ciò che era stata la sua "Shakespeare and Company", non semplicemente un luogo ma il manifesto di pensiero di un'intera epoca stretta nella morsa fatale delle due guerre.
La passione, il fervore, la tenacia di quella piccola donna "fragile come un uccellino, ma che fumava come un turco" rivivono ora in quelle pagine.

Shakespeare and Company oggi

In omaggio alla passione inesausta di Sylvia Beach, al termine della Seconda guerra mondiale un reduce americano di nome George Whitman decise di rilevare l'attività dando inizio a una nuova avventura. Whitman era un amante della poesia e della letteratura, decise di iscriversi alla Sorbona, e dimenticare la guerra attraverso i libri: "Spero di trovare una nicchia da cui poter guardare al sicuro l'orrore e la bellezza del mondo".
Per lui la nuova Shakespeare and Company - che inizialmente ebbe nome "Mistral" - rientrava in un preciso progetto culturale: "Ho curato questa libreria nello stesso modo in cui un uomo curerebbe le pagine di un romanzo, costruendo ogni stanza come fosse un capitolo."
Il luogo auspicato da Whitman voleva essere un tributo alla devozione artistica della prima proprietaria, modellato a immagine e somiglianza del locale originario della Beach, diventando un'opera d'arte vivente.

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© zefart/123RF

Oggi Shakespeare and Company è gestita dalla figlia di George Whitman, chiamata proprio Sylvia in memoria della Beach. La libreria conserva ancora lo spirito conviviale del locale originario.
"Voglio che le persone aprano la porta nello stesso modo in cui aprono un libro, pronti ad entrare nel mondo magico dell'immaginazione", era solito dire Whitman.
Nel locale accanto alla libreria la nuova Sylvia ha aperto uno speciale caffé letterario, che accoglie i visitatori con particolari menù ispirati ai romanzi più famosi.
Chiunque quindi può sedersi e degustare "Festa mobile" di Hemingway in ricordo di una Parigi lontana nel tempo e tuttavia immortale "dove si era poveri senza sofferenza e felici senza fatica."

Milioni di visitatori oggi varcano la soglia per cercare in un libro la riposta a una propria domanda. Dopotutto, non esiste posto migliore per farlo che nel centro di Parigi, circondati da storie, in bilico tra letteratura e realtà.