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Ossi di seppia: la Liguria attraverso le poesie di Eugenio Montale
Pubblicato il 27/07/2020

CulturaItalia

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Un viaggio suggestivo tra i luoghi che hanno ispirato i versi più celebri della letteratura italiana del '900. Dagli ossi di seppia che giacciono a riva, alle ripide scogliere affacciate sul mare, fino a ritrovare la "Pagoda giallognola" dove Montale trascorse le belle estati della sua giovinezza. Ecco l'itinerario per seguire le tracce del poeta nei pittoreschi borghi delle Cinque Terre: siete pronti a respirare l'odore dei limoni?

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© Martin Molcan/123RF

Un niente che è tutto

La poesia di Montale è intrisa di luoghi liguri: il sole rovente del primo pomeriggio, i muri d'orto, le lame d'acqua, il delirio del mare, le scogliere a strapiombo nel vuoto. Il poeta ha sillabato ogni scorcio di questa terra trasfigurandolo in una metafora di vita, traducendo ogni paesaggio nell'impronta di una sensazione indelebile.
Nulla come i versi di Montale ci ha fatto percepire intensamente, persino nella monotonia più tetra dei banchi di scuola, l'arsura estiva, lo sciabordio furioso delle onde, l'odore intenso dei limoni "che non sa staccarsi da terra".
La Liguria narrata da Montale è lontana dall'idillio, si manifesta il più delle volte come una terra aspra e ostile sempre pronta a rivelare i "cocci aguzzi di bottiglia", "l'orizzonte in fuga" o l'ancora più atroce e spietato turbamento dettato dal "male di vivere".

Osservare il palpitare lontano di scaglie di mare

Non c'è modo di staccare dalle Cinque Terre liguri lo sguardo profondo di Montale, che le ha sapute percepire con un'intensità unica elevandole a luogo dell'anima; osservando questi panorami variopinti, a tratti isolati da sentieri impercorribili, sembra di sentire la voce del poeta che ancora, instancabile e appassionato come un innamorato, ce li descrive: "Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare, mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi."
Le parole si sono incollate al paesaggio, lo compongono come l'impasto di colori di un pittore, ce ne restituiscono gli odori, i sapori, persino i suoni meno udibili. La Liguria di Montale è un'intensa sinestesia di sensazioni, ma più di ogni altra cosa è Monterosso: il borgo dove il poeta trascorse le sue estati da bambino, quelle pareti di rocce scoscese che l'hanno visto crescere anno dopo anno e sono state per lui il primo prototipo di mondo conosciuto, fatto di pietre, di onde, di gabbiani e libeccio sferzante.
Monterosso è lo scrigno originario della poesia montaliana "quella pietra che pare volersi strappare, protesa ad un invincibile abbraccio con il mare".

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© 2014 JR Photography/123rf

La "Pagoda giallognola"

Per risparmiarvi una grande delusione vi dico subito che la casa estiva di Montale oggi è residenza privata, e non è accessibile ai visitatori. Potrete però ammirarla da lontano e osservarne la figura svettante in stile liberty.
È infatti dipinta di un singolare color giallo ocra, riesce ad assorbire perfettamente la luce piena del paesaggio ligure e sembra quasi rifletterla, immersa nella vegetazione verdeggiante del luogo.
La "Pagoda giallognola", come viene ritratta negli scritti di Montale, si erge imponente al centro di un grande parco, le sue torri spiccano sul paesaggio circostante come un grande faro. Il poeta bambino era solito chiamarla con il nome di "casa delle due palme", e sostava nell'ozio dei lunghi pomeriggi osservando dalla balaustra la vista delle Cave di Punta di Mesco avvolte nella "gloria del disteso mezzogiorno."

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© Claudio Divizia/123RF

Dal mese di febbraio 2016 è possibile iscriversi ai percorsi culturali promossi dal Parco Letterario Eugenio Montale che mirano proprio a incentivare il turismo sulle tracce del poeta per mezzo di itinerari suggestivi e naturalistici ispirati alle raccolte che hanno reso la costa ligure celebre nel mondo.

Roccioso e austero asilo di pescatori e contadini

Qui dove il mare scaglia a scaglia livido muta colore, la costa è tutta un susseguirsi di promontori rocciosi e baie che si aprono a conca sulla riva. La bellezza di Monterosso e il suo paesaggio variegato sono perfettamente ritratte nella famosa poesia I limoni: "le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e immettono negli orti, tra gli alberi dei limoni." La terra ligure sembra essere, per Montale, tutta un sussulto di richiami e connessioni.
A maggio le vie di Monterosso si tingono di giallo in occasione della tradizionale sagra dei limoni ed il paese intero si trasforma in un tripudio di colori.
Questo antico borgo di marinai, dalle stradine strette e serpeggianti impregnate di salsedine, è il custode dell'opera omnia del poeta ligure, eletto Premio Nobel per la Letteratura nel 1975.

L'anello che non tiene

Nella strada principale di Monterosso è possibile leggere le poesie di Montale impresse sui muri attraverso evocativi murales variopinti che si susseguono l'uno in fila all'altro sinuosi come onde.
Le parole scritte lungo i sentieri di Monterosso appaiono quasi come un'esortazione al lettore: "Cerca una maglia rotta nella rete che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!" le frasi stesse sembrano fuoriuscire dallo sfondo tricolore, arancione-bianco-azzurro, e saltarti addosso con la stessa audace intensità dei versi della poesia.

Il varco è qui?

Il territorio delle Cinque Terre è Patrimonio dell'Unesco dal 1997, questi paesini arroccati sulla costa del levante ligure sono un vero spettacolo di natura e architettura con i muretti a secco, i terrazzamenti e i lunghi filari di ulivi che corrono giù a picco verso il mare.
Monterosso, Corniglia, Vernazza, Manarola e Riomaggiore non sono collegati tra loro da strade asfaltate, ma solo da stretti e ripidi sentieri ideali per i percorsi di trekking. Solo risalendo da intrepidi camminatori la costa, attraverso quello che è stato nominato Parco Nazionale delle Cinque Terre, potrete ammirare appieno gli scorci straordinari che offrono questi luoghi.
Osservando dall'alto le scogliere imponenti a picco sul mare vi ritroverete a domandarvi "Il varco è qui?" Proverete le stesse sensazioni evocate dalle poesie di Montale: vertigini e paura del vuoto e, allo stesso tempo, un attonito incanto dinnanzi all'immensità del mare sferzato dal soffio continuo del vento che scuote le agavi ancorate ai dirupi.

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© Andrew Mayouvskyy/123RF

Il viaggio finisce qui

Il modo migliore per visitare le Cinque Terre è trovare un cantuccio quieto, magari su una scogliera affacciata sul mare e, mentre il clamore delle onde ulula là sotto, estrarre una copia sgualcita di Ossi di seppia.
Così vi immergerete nella lettura più evocativa di tutta la vostra vita, lasciandovi scuotere fin nel profondo dall'asprezza della terra ligure e dalla luminosità dei tramonti abbaglianti sulle riviere.

Solo allora riconoscerete appieno l'armonia di queste liriche che si sposano con struggente delicatezza ai luoghi che le hanno ispirate. Bisogna andare a Monterosso e leggere le poesie di Montale.