Pubblicato il 06/07/2017

#Cultura #Spagna

San Firminio: la corsa dei tori di Pamplona

Ogni anno a Pamplona si festeggia San Fermín (San Firmino); le strade si riempiono di migliaia di persone tra abitanti della città, corridori esperti e migliaia di turisti coraggiosi, tutti disposti a correre davanti ai tori

La corsa dei tori di Pamplona

© fotosub/123RF

Pamplona è la bellissima capitale della regione spagnola di Navarra, e ogni anno per nove giorni si trasforma in una maxi corrida. L'origine di questa festa è medievale: i pastori navarri usavano portare i tori dalle praterie fino alla Plaza Mayor (oggi Plaza de Toros) trascorrendo prima la notte accampati fuori la città per poi entrare all'alba circondati dai tori da rinchiudere nei recinti all'aperto.
Inizialmente, i tori nella città entravano per partecipare alla grande fiera commerciale che si svolgeva dopo la notte di San Giovanni (la festa dell'inizio dell'estate), successivamente queste manifestazioni diventarono un pretesto per i mercanti e allevatori per fare festa organizzando corride.

La maxi corrida di Pamplona

© fotosub/123RF

Dal medioevo ad oggi la festa ha subito diversi cambiamenti, come lo stesso fatto del "correre davanti ai tori" ( inizialmente i pastori li accompagnavano nel recinto). Cosi, ogni anno, abitanti della città, corridori esperti e migliaia di turisti di ogni parte del mondo si preparano a condurre i tori dal recinto dove hanno passato la notte fino alla Plaza de toros: 825 metri di viette lastricate, che vengono percorse in un tempo medio inferiore ai tre minuti.

La corrida si svolge lungo le stradine della città vecchia: dalla base della salita di Santo Domingo ( dove si trovano i recinti con gli animali) salendo verso la Plaza Consistorial (Piazza del municipio) e girando verso via Mercaderes, per accedere a calle Estafeta che conduce infine per il tratto di Telefonica fino alla strettoia (Callejón), che porta alla Plaza de Toros. La mandria è composta da sei tori e otto buoi, seguiti dai pastori che devono fare attenzione al loro percorso.

Una festa "pericolosa"

© fotosub/123RF

C'è un codice di abbigliamento per i partecipanti alla corsa, si indossa: il Pañuelico (sciarpa rossa in ricordo della decapitazione di San Firmino), il Faja (cintura di sciarpa rossa), pantaloni e camicia bianca. Chiunque abbia compiuto 18 anni puó partecipare all'encierro ma ci sono delle misure di sicurezza da rispettare: divieto di entrare ubriachi e di portare macchine fotografiche o telecamere e altri oggetti che possano ostacolare e mettere in pericolo la sicurezza dei corridori. C'è il rischio di venire feriti dalle cornate, calpestati e schiacciati ( ma questo lo sa bene chi partecipa) ma, fortunatamente (?), i servizi sanitari prestano i loro servigi gratuitamente a tutte le persone ferite durante l'evento.

Per chi vuole osservare senza partecipare, degli steccati di legno vengono installati lungo le strade appositamente per gli spettatori; un'altra valida alternativa sono i balconi privati a prezzi abbastanza alti, oppure la plaza de toros, dove ci sarà da pagare un modico prezzo i giorni festivi ed il fine settimana (l'ingresso è gratuito per il resto della settimana).

Appuntamento alle 12:00 del 6 luglio

Dal 6 al 14 luglio Pamplona si trasformerà nella fedele riproduzione del romanzo Fiesta di Ernest Hemingway; per nove giorni ci si abbandonerà allo spirito della festa spagnola. - Mikhail Mandrygin/123RF

Si inizia con il lancio dal balcone del Municipio il chupinazo, il razzo che indica l'inizio ufficiale della festa. Il primo encierro si tiene il giorno dopo alle 8 del mattino, quando le porte del cortile di Santo Domingo vengono spalancate e centinaia di persone iniziano a correre davanti ai tori lungo il percorso.

Durante queste giornate, tutte le mattine il centro della città è attraversato da sfilate di giganti e testoni e il programma comprende anche sagre, concerti, spettacoli di danza. Tutto si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando nella piazza del Municipio, alla luce delle candele i festaioli cantano il "Pobre de mí" (Povero me) chiudendo la grande festa.