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The Ocean Clean Up: la bonifica del Pacifico è in pausa
Pubblicato il 29/01/2019 1 condivisione

AmbienteStati Uniti

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La barriera galleggiante di 600 metri messa in acqua da Boyan Slat, fondare dell'ONG The Ocean Clean Up, ha subito la collera dell'oceano Pacifico. Il suo obbiettivo era quello di intrappolare i rifiuti, ma ha cominciato ad avere dei problemi di funzionamento a partire dalla fine di dicembre 2018. Adesso è in uno stato di grave danneggiamento e deve essere riparata.

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© Richard Whitcombe/123RF

Greenpeace ha rivelato un bilancio allarmante sull'inquinamento degli oceani: ogni anno sono tra gli 8 e i 12 milioni le tonnellate di plastica che finiscono negli oceani. Un giovane imprenditore olandese di 24 anni, Boyan Slat - del cui progetto vi avevamo già parlato - aveva deciso di passare all'azione, fondando l'organizzazione The Ocean Cleanup. Il suo obbiettivo era quello di pulire, grazie a una barriera fluttuante, il 50% della placca di rifiuti dell'oceano Pacifico da qui a cinque anni. A settembre 2018, la barriera è stata finalmente istallata al largo della California.

Come è fatta la barriera

Questa lunga barriera galleggiante raggiunge la lunghezza di 600 metri. E' anche chiamata System 001 o Wilson e forma una "U" gigante, con la parte bassa situata a tre metri di profondità.

E' una barriera mobile: deve spostarsi sotto l'azione del vento, del sole e delle onde per catturare i rifiuti di palstica e altri oggetti alla deriva.

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UPDATE: System 001 safely made it back to Hawaii. It is now steadily anchored in Hilo Bay where it will receive a complete above and underwater inspection in the next couple days. This marks the end of the first attempt to deploy our full scale cleanup system and the start of our countdown to relaunch.

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Problemi tecnici

Il 20 dicembre 2018 la barriera ha subito una forte avaria che l'ha gravemente danneggiata, perdendo un pezzo della sua catena di barriere galleggianti. Da allora non riesce più a trattenere i rifiuti di plastica che dovrebbe intrappolare, causandone dunque la dispersione.

La barriera è quindi stata ripescata e imbarcata a bordo di un una nave di approvvigionamento. Attualmente è in viaggio verso la città portuale di Hilo, nelle isole Hawaii - un tragitto di 1300 chilometri - per essere riparata e ottimizzata.

Dal canto suo, il giovane olandese non vuole fermarsi qui: continua la sua lotta contro l'inquinamento degli oceani e conta di poter ripristinare la barriera galleggiante in mare il prima possibile. "Questa plastica non andrà via da sola - ha detto il fondatore di Ocean Cleanup - e lasciare che centinaia di migliaia di tonnellate di plastica si frammentino in pezzi piccoli e pericolosi mi sembra uno scenario inaccettabile".

Riguardo al malfunzionamento di Wilson il giovane imprenditore olandese si dichiara comunque ottimista: "Quello che stiamo cercando di fare non è mai stato fatto prima; quindi, naturalmente, ci aspettavamo di dover ancora sistemare alcune cose prima che il progetto diventasse pienamente operativo". Poichè uno dei problemi che hanno causato il danneggiamento della barriera potrebbe essere stata la scarsa velocità del suo movimento e la pesantezza del suo carico, tra le soluzioni che sono state prospettate dagli esperti c'è anche quella di allargare l'arco della barriera galleggiante, affinché catturi più vento e onde per aumentare la velocità. "Wilson potrebbe avere un maggiore impatto sulle correnti che trasportano le materie plastiche di quanto inizialmente previsto", ha scritto sul proprio sito la società olandese.

C'è ora da sperare che il progetto possa riprendere a essere operativo il più velocemente possibile.