Il Kenya brucia un tesoro d'avorio da 150 milioni
Pubblicato il 02/05/2016

AmbienteKenya

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Il Kenya ha bruciato di fronte all'ingresso del parco nazionale di Nairobi un'enorme quantità di corna e zanne provenienti dal bracconaggio: 105 tonnellate di avorio per un valore di 150 milioni di dollari sono andate in fumo in un gesto dall'enorme valore simbolico.

"Per noi l'avorio è senza valore, a meno che non sia attaccato ad un elefante!"

Questo è lo slogan lanciato dal presidente Uhuru Kenyatta mentre, insieme al presidente del Gabon, si accingeva a dare alle fiamme una delle undici pire di zanne e corna provenienti dall'uccisione illegale di oltre 8000 elefanti e 300 rinoceronti.

Non è questa la ricchezza che vogliamo..

Non è questa la ricchezza che vogliamo..

Le fiamme consumeranno queste enormi pire di oro bianco per giorni, mentre i conservazionisti sperano che la colonna di fumo nero che da esse sale nel cielo africano sia visibile fino in Cina. Il paese asiatico è infatti considerato la prima fonte del fiume di denaro che fa girare la sanguinosa economia del bracconaggio grazie al vastissimo commercio di gioielli in avorio; tanto che per sensibilizzare l'opinione pubblica cinese sono stati allestiti dei maxi-schermi che mostrano il falò in diretta nella piazza centrale di Shanghai.

Il gesto dei presidenti del Kenya e del Gabon, entrambi presenti alla triste cerimonia, assume un valore simbolico e strategico incalcolabile: in un paese in cui le condizioni economiche sono tutt'altro che facili per la popolazione locale, la scelta di un leader politico di dare alle fiamme un enorme patrimonio può sembrare dissennata, eppure il presidente Kenyatta ha le idee molto chiare a riguardo:

"Distruggendo l'avorio noi rifiutiamo una volta per tutte l'idea che il nostro patrimonio nazionale possa essere comprato. Alcuni mi hanno accusato di commettere un errore fondamentale nel dare alle fiamme questo avorio, dato che il Kenya è un paese povero ed avrebbe più senso immettere questi 150 milioni di dollari nello sviluppo economico del paese. Io rispondo che sì, il Kenya è un paese economicamente povero ma ricchissimo in termini di patrimonio naturale che Dio ci ha dato."

In poche parole il Kenya sta scegliendo coraggiosamente la politica della "gallina domani", urlando al mondo che il Kenya e il Gabon non entreranno nello sporco commercio delle zanne di elefante che ha causato un crollo verticale del numero degli elefanti in Africa, passato da 1,2 milioni di esemplari degli anni '60 a meno di 450mila di oggi.

Questa posizione relativa ai falò dell'avorio, però, non è condivisa da tutti i paesi africani: Sud Africa, Botswana, Namibia e Zimbabwe si sono apertamente dichiarati contrari e hanno addirittura organizzato delle aste internazionali di avorio sequestrato (sanzionate dalla comunità internazionale) nel 1999 e nel 2008.

Con questi paesi il Kenya è in aperta polemica, tanto che Richard Leakey, il paleontologo che presiede il Kenya's Wildlife Service, ha ribadito molto duramente che questi paesi "stanno speculando su guadagni immorali ed illegali. Non c'è giustificazione per una speculazione al rialzo sul prezzo dell'avorio e dovrebbero vergognarsi del loro operato."

In Africa dunque, non c'è una linea comune nella lotta al bracconaggio, anche se il presidente Kenyatta spera di riuscire ad organizzare entro la fine del 2016 un grande meeting tra i principali paesi che ospitano l'ormai ridottissima popolazione di rinoceronti ed elefanti africani.

Le dichiarazioni di Kenyatta