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Apre il Museum of Underwater Art: un'esposizione nel fondale degli abissi
Pubblicato il 28/08/2019

CulturaAustralia

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L'artista inglese James deCaires Taylor da diversi anni sviluppa percorsi espositivi nelle profondità marine, ma ora ha superato se stesso con la creazione di un museo sottomarino diffuso nella Grande barriera corallina. Il sito aprirà a Townsville, in Australia. Si tratta di un nuovo modo di concepire l'arte secondo tematiche ambientali, umanitarie, sociali...

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© nosonjai/123RF

Si sta diffondendo una nuova tipologia di museo, lontana dalle sale in penombra dove si cammina con passi ovattati osservando a distanza quadri e sculture che vengono illuminati da faretti, circonfusi da un'aura mitica e intoccabile come attori su un palcoscenico.
Da alcuni anni a questa parte esistono dei luoghi che ospitano collezioni d'arte in una location inconsueta: il fondale marino. Immaginate di osservare l'arte così da vicino da poterla toccare, di nuotare tra le sculture fino a confondervi con esse, di osservare uno spettacolo diverso rispetto a quello ormai noto. Non solo banchi di pesci, coralli, alghe colorate, stelle marine; negli abissi ora c'è molto di più, opere d'arte contemporanea in grado di farci riflettere sul mondo in cui viviamo.

Dobbiamo tutto questo al genio dell'artista inglese James DeCaires Taylor che da anni crea delle opere d'arte con materiali naturali non inquinanti, costruendo percorsi artistici sommersi da ammirare esclusivamente nelle profondità silenziose dell'oceano. Le sculture di Taylor si fondono così con l'ambiente circostante, diventando a loro volta ?creature marine viventi?, pian piano vengono ricoperte dalla flora e dalla fauna marina che se ne impossessa donando loro un aspetto indimenticabile e struggente. L'arte di Taylor si fonda su una commistione senza pari tra estetica artificiale e bellezza naturale.
Dopo aver allestito alcune esposizioni di successo in varie parti del mondo, a Lanzarote e in Messico, James DeCaires Taylor ha inaugurato un progetto unico: il Museum of Underwater Art nella Grande barriera corallina del Queensland, in Australia.

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Il Regno sommerso

Il Regno sommerso di Taylor sarà visitabile gratuitamente da chiunque sia pronto a lanciarsi nell'avventura di un'immersione. Potrete immergervi e nuotare in profondità esplorando un paesaggio mozzafiato, reso ancor più caratteristico dal tocco straordinario dell'arte.
Non sorprende che l'artista giramondo abbia deciso di collocare la propria esposizione permanente in uno dei luoghi più paradisiaci della terra: la Grande barriera corallina nell'Australia nord-orientale, un ecosistema ancora selvaggio popolato da oltre 600 specie differenti di coralli e da una fauna marina tra le più ricche del continente.
La zona non è stata scelta a caso da Taylor, la visibilità in queste acque va dai 5 ai 15 metri, in questo modo sarà permesso anche ai non sub di vedere l'opera visitando le varie sedi del museo, dislocate a Palm Springs, Magnetic Island e Townsland.

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Ocean Siren e il surriscaldamento globale

Il primo museo sottomarino in Europa fu realizzato dallo stesso Taylor a Lanzarote, nel 2009.
All'epoca il progetto fece discutere in primo luogo per le opere esposte, che apparivano come una rilettura del contemporaneo: tra tutte spiccava La Zattera di Lampedusa, in riferimento alla strage dei migranti al largo delle coste siciliane. Non si trattava di un'opera d'arte astratta o puramente estetica, come specificò Taylor: "Non è un omaggio o un memoriale alle vite perdute: è un monito alla responsabilità collettiva."

Un'opera di sensibilizzazione

Il Museum of Underwater Art si propone innanzitutto di sensibilizzare i suoi visitatori riguardo al problema ambientale, uno dei temi più caldi del nostro secolo. L'arte non è mai fine a se stessa, ha il compito di raccontare il mondo in cui vive. E James DeCaires Taylor ce lo ricorda con opere innovative e geniali, capaci di colpire tanto lo sguardo quanto la mente.
La scultura principale dell'esposizione australiana sarà Ocean Siren, una giovane donna indigena che cambierà colore al variare della temperatura dell'acqua - la statua è posta in diretta comunicazione con l'Australian Institute of Marine Science che studia le correnti marine. Ancora una volta Taylor intende trasmettere un messaggio chiaro: l'allarme dovuto al surriscaldamento globale.

«I nostri oceani stanno attraversando rapidi cambiamenti e ci sono enormi minacce, dall'innalzamento delle temperature all'acidificazione, oltre all'inquinamento», ricorda deCaires Taylor. «Il museo sottomarino vuole cambiare la concezione dei nostri valori, per iniziare a pensare il fondale come qualcosa di sacro, qualcosa che dovremmo proteggere e non dare per scontato».

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Le opere sommerse

Sono tanti i messaggi veicolati dalle opere di Taylor, che sembrano rileggere il nostro mondo dalle profondità di un'altra superficie. Queste sculture colpiscono non soltanto per il loro aspetto scenico, amplificato dalla cornice del paesaggio marino e dalle sfumature azzurre e insondabili dei fondali; la vera bellezza di queste opere risiede proprio nel loro significato.
Non sono uno spettacolo da ammirare, ma un modo diverso di riflettere sul nostro mondo, un'allegoria della vita moderna. In un allestimento è raffigurato un gruppo di persone che vagano senza meta e una coppia che affonda mentre si sta scattando un selfie.

Silent Evolution

Ma una tra le opere più toccati di Taylor è senza alcun dubbio "Evoluzione silenziosa", ritratto di una popolazione che giace nei fondali. Uomini, donne e bambini sono ritratti secondo le dimensioni umane e, avvolti dalla flora e dalla fauna marina, sembrano compiere una strana metamorfosi: non sono più creature terrene. La scultura di Taylor, composta di quattrocento statue, sembra ancora una volta rispecchiare la nostra civiltà: che non sa se il suo futuro sarà l'evoluzione o la decadenza.

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Questo esercito silenzioso, che riposa nei fondali degli abissi, vuole forse dirci qualcosa: è lo specchio rovesciato del nostro mondo, dove tutte le nevrosi, le smanie di potere e le idiosincrasie appaiono in evidenza. L'esito è un ritratto poetico, ma sconcertante.