Nei sotterranei leggendari dell'Opéra di Parigi
Pubblicato il 30/06/2019

CulturaFrancia

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La meravigliosa Opéra di Parigi da sempre incanta turisti e spettatori con le sue sale sfarzose, i dipinti rinascimentali e gli eleganti lampadari. Ma la sua fama si accompagna anche ad una storia oscura, il cui fascino è accresciuto dal sottile confine che separa la realtà dalla leggenda...

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© Manjik photography/123RF

L'Opéra di Parigi non avrebbe lo stesso fascino senza il suo fantasma.
Quello che viene considerato uno dei più meravigliosi teatri al mondo con le sue eleganti sale impreziosite di dipinti, specchi e stucchi in stile Belle-Epoque, custodisce una storia oscura che ormai sembra essere diventata parte delle sue stesse mura, permeandole di mistero.
L'edificio, costruito per volere dell'imperatore Napoleone III, fu ultimato nel gennaio del 1875; la sua costruzione durò circa quindici anni e vi parteciparono i migliori mosaicisti, scultori e pittori dell'epoca. Ora il palazzo prende il nome dal suo architetto, Charles Garnier, ma ormai è universalmente conosciuto come l'Opéra di Parigi. Curato in ogni dettaglio è un gioiello che brilla dall'interno all'esterno riflettendo le mille sfaccettature di un diamante.
All'ingresso la splendida scalinata del Grand Foyer replica il medesimo scintillio della facciata esterna, se possibile, in maniera ancora più amplificata dando vita a una sorta di spettacolo nello spettacolo. Il teatro di Parigi mette in scena da sé la propria rappresentazione, senza ricorrere all'ausilio di ballerini o coreografi: è lui stesso a essere protagonista, non un banale palcoscenico di balletti, opere, commedie.
L'edificio, in effetti, sembra possedere un'anima a sé stante, una propria personalità che lo rende qualcosa di più che un semplice sfondo. È un luogo dotato una specifica storia intrisa di misteri, fatti, casualità in grado di incrementare l'intensità del suo splendore.
Forse perché tra i suoi corridoi, nel bagliore chiaroscuro delle candele, tra i riflessi degli specchi e le ombre delle statue sembra di percepire ancora la presenza del suo fantasma, il misterioso uomo dal volto sfigurato che uccise per amore nella Parigi di inizio 900.

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© Ruslan Gilmanshin/123RF

Il romanzo di Gaston Leroux

Erik, il fantasma creato dalla penna del giornalista e critico teatrale Gaston Leroux, ha innegabilmente fatto la fortuna dell'Opéra stessa.
A distanza di cento anni lo spirito della creatura oscura creata dallo scrittore è ancora parte integrante della storia del teatro, il che ci induce a riflettere sull'incredibile potere suggestivo della letteratura. Il capolavoro di Leroux, la storia del Fantôme de l'Opéra fu dapprima pubblicata a puntate su Le Galois tenendo i parigini con il fiato sospeso per tre mesi di fila, in seguito, dato il clamoroso successo riscontrato, uscì in forma di romanzo nel 1910.

Il crollo del lampadario e altri misteri

Gli avvenimenti narrati da Leroux nel libro sono ispirati a fatti reali, che alimentarono le pagine di cronaca nera di inizio Novecento.
Nel 1890 uno dei contrappesi che sostenevano il gigantesco lampadario della sala del teatro si ruppe e l'intera costruzione crollò sulla platea con il suo peso di otto tonnellate uccidendo una donna sul colpo. La tragedia rimbalzò per mesi sulle cronache dei giornali francesi, narrata più volte e infiocchettata di particolari; a rendere la storia ancora più macabra contribuiva il fatto che la vittima fosse una povera portinaia a cui il biglietto per l'Opéra era stato regalato.
Altre tragiche vicende successive accrebbero la fama "nera" del teatro: una ballerina morì cadendo dalla scalinata, un macchinista venne trovato impiccato dietro le quinte e, per completare il lugubre quadro, durante i lavori di restauro venne scoperto il cadavere di un uomo.
Diversi fatti accidentali, nefasti e scollegati tra loro contribuirono a forgiare il mito del fantasma, unico vero artefice dei delitti.
Non a caso Leroux inizia il suo racconto con un'affermazione: "Le fantôme de l'Opéra a existé"; l'autore non parla affatto di una leggenda, ma di una storia vera.

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© Chon Kit Leong/123RF

L'incendio

Le cronache dell'epoca riportano che il conservatorio di Parigi fu distrutto in un devastante incendio, nel quale persero la vita numerose persone, tra cui la stella del corpo di ballo detta "La Divina".
Sembra che non fu mai ritrovato il cadavere del pianista, un fatto che ha dato adito al mistero: si racconta che il giovane, rimasto sfigurato, trovò rifugio nei sotterranei del Teatro dell'Opéra in costruzione e non vi uscì mai più, disperato per la perdita della ballerina da lui amata.

L'esistenza del Fantasma

Il confine tra realtà e fantasia si assottiglia e si confonde sempre di più mentre ci addentriamo nelle sale dell'Opéra, dove un gioco di luci e chiaroscuri sembra risvegliare presenze nascoste. I soffitti decorati, all'ingresso della grande scala, danno quasi l'impressione di entrare in una grotta; l'atmosfera è cupa nonostante il bagliore di mille candele accese.
Le statue che adornano l'interno dell'Opéra raffigurano infatti figure spaventose: all'ingresso ci accoglie lo sguardo sinistro della Pizia, la sacerdotessa di Apollo, poi si possono scorgere gigantesche salamandre sulle balaustre, figure femminili contorte e aggrovigliate su se stesse reggono enormi candelabri sulla scalinata del Foyer, mentre la porta d'accesso all'anfiteatro è affiancata da due enormi cariatidi in bronzo, che rappresentano rispettivamente la Tragedia e la Commedia.
Pare di essere sulla soglia di un altro mondo, pronti ad accedere ad una dimensione parallela. Se i gruppi scultorei all'esterno dell'Opéra rappresentano l'armonia e la poesia lirica, una volta all'interno le figure assumono contorni sempre più inquietanti: il Tempio della Musica di Parigi ha insomma una doppia anima, e la sua metà più oscura è certamente posseduta dal suo fantasma.

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© isogood/123RF

L'Opéra oltre lo sfondo

All'interno delle sale sontuose dell'Opéra si ha come l'impressione che sia il fantasma a incarnare l'anima dell'edificio.
Nel romanzo di Leroux, l'Opera non è semplice sfondo della storia, diventa una sorta di alter ego del protagonista, ed Erik stesso infine giunge a rappresentare un'entità non umana: la forza della musica che, dopotutto, è anche l'essenza stessa di un teatro che non può essere abitato da altro se non dall'eternità di un'armonia lirica.
Il personaggio di Erik non si può ridurre semplicemente a figura umana che è passata a un'altra vita, perché la sua essenza è fatta di musica, di quell'unico nettare che lo nutre conducendolo alla vita. La musica rappresenta, inoltre, il suo unico contatto con l'amata Christine, che lui eleva al valore sublime di musa ispiratrice. Il fantasma viene innalzato a una condizione diversa da quella di orribile teschio sfigurato grazie alla potenza ultraterrena di una melodia vitale intrisa di amore e morte.
Sono proprio questi i sentimenti struggenti e l'esasperato lirismo che si respirano tra le poltrone e dietro le quinte del teatro dove sembra aleggiare una tensione irrisolta, la passione mai sopita di due esistenze intrecciate l'una all'altra attraverso le note musicali. L'indiscutibile bellezza dell'Opéra di Parigi è rafforzata da questa energia misteriosa che non si può spiegare a parole, ma solo percepire con ogni vibrazione del corpo, camminando al suo interno.

Il mistero del lago sotteraneo

Il lago nei sotterranei del teatro nel quale Leroux colloca il suo fantasma sembra un'opera di pura finzione, ed è invece soprendentemente realtà. Il lago dell'Opéra di Parigi esiste, fu scoperto nel 1862 durante la costruzione dell'edificio scavando in una zona paludosa ricca di falde acquifere.
L'architetto Garnier tentò inutuilmente di drenare il sito con pozzi e pompe a vapore, poi decise di risolvere l'inconveniente progettando una doppia fondazione in modo di proteggere la struttura superiore dall'umidità e fabbricare una grande cisterna in grado di alleggerire la pressione dell'acqua sotterranea.
Oggi il lago non è visitabile dai turisti, ma è ancora periodicamente aperto ai vigili del fuoco di Parigi per le esercitazioni di immersione subacquea. Si racconta che i macchinisti dell'Opéra si preoccupino di alimentare i pesci cresciuti nel lago, per tenere in vita la creatura misteriosa che vi abita.

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© isogood/123RF

La residenza del mostruoso fantasma dell'Opéra quindi esiste davvero; la superfici splendide e riflettenti delle sale del Teatro sono costruite al di sopra di un regno paludoso e oscuro, che tuttora sopravvive indisturbato nelle profondità delle sue fondamenta.
Il più prezioso monumento storico di Francia sfuma nel confine indistinto tra letteratura e vita, accrescendo il suo inesauribile splendore grazie all'influenza di suggestioni intangibili e potenti. Non v'è dubbio che il Fantasma dell'Opéra sia caro ai parigini quanto il Teatro stesso. E di certo non solo a loro: recarsi all'Opéra alla ricerca del suo fantasma è credo indefettibile di ogni turista.