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Greenpeace mette in scena la musica segreta dell'Artico
Pubblicato il 21/05/2019 18 condivisioni

AmbienteNorvegia

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Musica a - 12 per ricordare il cambiamento climatico e tutelare gli oceani. Per l'occasione i musicisti si sono esibiti in una melodia malinconica , Ocean Memories, suonata con strumenti di ghiaccio...

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© Vladimir Seliverstov

Suoni a meno dodici gradi sotto zero. Il miracolo extrasensoriale si è compiuto al ghiacciaio di Tempelfjorden, nell'arcipelago norvegese delle isole Svalbard. Il bianco nitore del Circolo Polare Artico si è animato delle note lente e struggenti di una melodia inedita, che sembrava provenire dal ventre stesso dei ghiacciai, come le corde di un'arpa pizzicata dal vento del Nord.
Ocean Memories, il brano composto appositamente dai musicisti per l'occasione, ha dato voce all'armonia segreta dei fondali oceanici mettendo in scena uno spettacolo commuovente: carillon, clacson, percussioni di ghiaccio e violoncelli hanno vibrato nel silenzio attonito delle terre nordiche per ricordare al mondo intero la minaccia del surriscaldamento globale.

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© Ales Utouka

Musica e natura si sono unite in una fusione di ritmi dal fascino misterioso, regalando un incantamento sospeso tra sogno e realtà: come l'ultimo concerto a bordo di una nave sul punto di naufragare, la melodia dell'artico si è librata tutt'attorno, elevandosi al cielo in una sorta di preghiera. È stato questo l'atto di denuncia organizzato dall'associazione ambientalista Greenpeace per supportare la creazione di una rete di santuari oceanici.
Il Circolo Polare Artico sta lentamente scomparendo a causa del vertiginoso innalzamento della temperatura del globo; la voce dei ghiacci quindi si fa udire, in un languido canto malinconico, ribadendo il suo grido d'aiuto rimasto a lungo inascoltato.
La performance ufficiale organizzata da Greenpeace si è svolta il 2 maggio, ma il video del concerto si è diffuso sul web solo qualche giorno fa diventando virale, e richiamando immediatamente l'attenzione di migliaia di spettatori.

Musica dall'Artico

Un grido di denuncia

Il campanello d'allarme della scienza parla chiaro: i nostri oceani sono in crisi. Nell'ultimo anno la temperatura dei Poli si è innalzata di otto gradi sopra la media, facendo registrare una perdita di ghiacci da record. Il clima del nostro Pianeta sta cambiando e a farne le spese sono in primo luogo gli oceani. Gli scienziati l'urgenza di tutelare l'ecosistema marino. Il concerto artico di Greenpeace vuole essere soprattutto un atto di denuncia e un invito a soffermarsi su una realtà troppo a lungo trascurata.
Greenpeace ha da poco dato avvio alla nuova campagna Proteggi gli Oceani, facendo partire dal Circolo Polare Artico la sua ambiziosa spedizione da polo a polo. Due navi dell'organizzazione, la Esperanza e la Artic Nordic, si sono inoltrate nell'estremità più settentrionale del circolo per analizzare a fondo le conseguenze della pesca eccessiva e dell'inquinamento determinato dalla plastica.
«Vogliamo sottolineare l'immediata necessità di santuari oceanici non solo per il Polo Nord, ma per l'intero Pianeta», dichiara il responsabile della spedizione, Halvard Raavand.
La speranza è che la malinconica melodia dei ghiacci non resti inascoltata.

Una delle musiciste coinvolte nel progetto, Maria Dahlin, subito dopo l'esibizione ha dichiarato: «È stata una prestazione più grande di me, perché non riguarda solo la musica o l'oceano, ma il mondo intero. Se il mare e le acque smettessero di funzionare come dovrebbero, diventeremmo schiavi. Non possiamo sopravvivere senza l'acqua».
Le sue parole oggi risuonano come un monito, più glaciali della fredda musica dell'artico, perché il concerto di Greenpeace non venga semplicemente ricordato alla stregua di uno spettacolo suggestivo; ma, piuttosto, come il simbolo della svolta nella lotta attiva dell'uomo contro il cambiamento climatico.