• Menu Esci
  • Easyviaggio, offerte viaggi
    • Voli
    • Hotel
    • Vacanze
    • Destinazioni
    • Per saperne di Più
      • Idee di viaggio
      • Campeggio
      • Itinerari di viaggio
      • Autonoleggio
      • Community
      • ComparatoreGreen
  • Connettiti
Père Lachaise: il cimitero letterario di Parigi
Pubblicato il 08/08/2019

CulturaFrancia

Twitter Facebook 10 condivisioni

Il cimitero del Père Lachaise è oggi il luogo di sepoltura più visitato al mondo. Una tappa imperdibile se vi trovate di passaggio nella capitale francese. Camminando lungo questi viali alberati potrete rendere omaggio ai più importanti personaggi del passato, dalla coppia leggendaria formata da Abelardo ed Eloisa a Marcel Proust, da Chopin a Edith Piaf. Qui giacciono le spoglie di artisti e letterati che hanno fatto la storia della cultura occidentale...

<strong></strong>
© Manjik photography/123RF

È lo Spoon River degli artisti. Lungo la superficie di questo terreno collinare di oltre quarantaquattro ettari sono sepolti poeti, pittori, cantanti e letterati che non hanno mai smesso di parlarci nei secoli attraverso la bellezza delle loro opere.
Sentiamo le loro voci, le loro visioni, vivere imperiture dentro di noi: continuano a sussurrare alle nostre orecchie anche dopo la morte, tanto da darci la sensazione che non ci abbiano mai lasciati per davvero, spingendoci a parlarne addirittura al presente, conferendogli così il lusso di un'immortalità perpetua. Dev'essere per questo motivo che ogni anno il cimitero del Père Lachaise è affollato da oltre tre milioni di visitatori, frequentato dai turisti di tutto il mondo al pari del Louvre e degli Champs-Élysées.

<strong></strong>
© Loreta Magylyte/123RF

È un luogo della memoria, una soglia dell'anima, punto di contatto ineludibile tra passato e presente.
Camminando tra i viali alberati, lungo le stradicciole bianche circondate dalle tombe monumentali ornate da statue, tra bouquet appassiti e boccioli fioriti, si ha la sensazione di immergersi in una sorta di limbo, di affrontare un viaggio esperienziale nel Regno dei Morti alla scoperta di quanto ancora queste anime illuminate abbiano da narrarci.
Il motivo per cui queste tombe di illustri sconosciuti ancora ci commuovono è in realtà facile da capire: "La persona non c'è più ma ci sono le parole e i pensieri e il minimo che si possa fare è ricambiare il pensiero" scrisse il romanziere olandese Cees Nooteboom nel suo libro dedicato alle tombe degli autori celebri.
Abbiamo iniziato un dialogo con loro, una corrispondenza, che non ha mai avuto fine: ci rechiamo quindi sulle loro tombe cullandoci nell'illusione di essere riconosciuti, di poter dire loro li leggiamo.
Perché gli artisti continuano a vivere ogni volta che qualcuno legge una loro poesia, contempla un loro quadro, ascolta una loro canzone.

<strong></strong>
© Massimo Lama/123RF

Dall'editto di Napoleone ai giorni nostri

L'ingresso principale al cimitero di Père Lachaise si trova sul boulevard Ménilmontant, nel XX arrondissement, sulla collina est che sormonta la rive Droite. La sua costruzione fu ordinata in seguito all'editto napoleonico di Saint-Cloud che impediva ufficialmente la sepoltura dei morti all'interno delle mura cittadine.
L'inaugurazione del Père Lachaise, il 21 maggio 1804, venne accolta con disappunto dai parigini che all'epoca lo trovavano scomodo e troppo difficile da raggiungere. In principio il Père Lachaise conteneva un numero di duemila sepolture, ad oggi se ne calcolano più di 70mila. Il famoso cimitero parigino deve il suo nome dal suono poetico a un padre gesuita, François d'Aix de La Chaise, proprietario del terreno in cui fu costruito.

Un itinerario artistico

A fare la fortuna del luogo, nel corso dei secoli, è stata anzitutto la sua posizione privilegiata che offriva magnifici scorci panoramici. Passeggiare per il Père Lachaise è come attraversare i viali di un parco inglese, tra le foglie scricchiolanti spostate dal vento e l'odore del muschio che impregna le narici.
Il cimitero fu costruito seguendo il progetto dell'architetto neoclassico Alexandre-Théodore Brongniart, e la sua struttura di per sé è affascinante come un'opera di architettura gotica: i mausolei con i tetti a punta e i rosoni in penombra ricoperti di ragnatele, e le statue che appaiono in ogni angolo, così rifinite nei particolari da apparire viventi. Le numerose sculture hanno atteggiamenti languidi e poetici, gli occhi socchiusi, il volto che appare prossimo al pianto, le vesti discinte che proprio non hanno nulla di santo o di salvifico: spesso i loro sguardi appaiono quasi allucinati, le loro pose sembrano dense di erotismo.
Deve essere questa atmosfera profana, sconsacrata, ad attirare ogni anno frotte di turisti, che il più delle volte si recano in pellegrinaggio sulla tomba di Jim Morrison, autentico santuario della trasgressione. Ora il perimetro della sepoltura è stato recintato per evitare che i visitatori facessero picnic o fumassero direttamente sulla tomba dell'artista.

<strong></strong>
© TEA/123RF

I sepolcri

Il tour del Pére Lachaise potrebbe durare delle ore, addirittura un'intera giornata. Questo cimitero è come una piccola città, diviso in numerose zone e distretti; i morti riposano nelle loro tombe come in una casa, alla quale si può avere accesso senza suonare il campanello.
Alcuni sepolcri sono ben visibili, come l'imponente sfinge scultorea sotto cui riposa Oscar Wilde, altri più nascosti - garantito dalla sottoscritta che ci ha impiegato ore a trovare la tomba di Marcel Proust.
Ma la ricerca vale sempre la pena, anche solo per recitare un verso o una frase delle loro opere come una preghiera, in segno di saluto e ringraziamento.

Tra questi viali sono sepolti Honoré de Balzac, il poeta Paul Èluard, la grande Gertrude Stein, l'italiano Piero Gobetti e molti, molti altri.
All'ingresso del cimitero viene fornita gratuitamente ai visitatori una cartina per districarsi in questo labirinto. Altre tombe degne di nota sono l'imponente mausoleo dedicato alla più celebre coppia di amanti del Medioevo, Abelardo ed Eloisa; il sepolcro bianco di Chopin che sembra un monumento alla Dea della Musica; la dimessa tomba della fotografa Gerda Taro, una sepoltura così piccola per una donna così grande.
E, infine, merita senz'altro una sosta il passerotto di Parigi, colei che cantò "La vie en rose", Edith Piaf, la cui potente voce ci giunge ora come un'eco malinconica.

Voir cette publication sur Instagram

?Io dico sia crudele legge dell'arte che gli esseri umani muoiano e che noi stessi moriamo, dopo aver esaurito ogni sofferenza, perché nasca l'erba non dell'obbligo ma della vita eterna, l'erba folta delle opere feconde, sulle quali le generazioni future verranno a fare allegramente, incuranti di chi dorme lì sotto, la loro colazione sull'erba.? ?? Oggi ho posato una rosa per te Marcel, e mi sono ricordata di quando sognavo Parigi attraverso le tue parole. Grazie per l'eternità che ci hai tramandato. ? È una commozione strana e profonda quella che si prova di fronte alla tomba di un autore amato. Si prova una sensazione di perdita, quasi si trattasse di un caro amico. Ma allo stesso tempo si avverte con certezza inesprimibile che la vita non muore. Proust continua a vivere attraverso le sue parole. La sua essenza è conservata nei suoi libri, non in questa lapide fredda. Mi ha ricordato che letteratura assolve da secoli un compito imperituro: aiutare gli uomini a sopportare la vita. #marcelproust #proust #perelachaise #perelachaisecemetery #paris #cementery #unavitaletteraria #larecherche #allaricercadeltempoperduto #marcelproustquotes #letempsretrouvé #larechercedutempsperdu #letteraturafrancese #bookworms #literature #literaturefrançaise #libridelcuore #alavie #livres #lavieenrose #poetrylife

Une publication partagée par Una vita letteraria (@unavitaletteraria) le

Nelle urne confortate di pianto

Tra le cripte gotiche avvolte dalla penombra e i neri corvi gracchianti sui rami, il Père Lachaise appare come la più perfetta realizzazione cimiteriale: passeggiando in certi angoli poco illuminati non potrete fare a meno di sentire un brivido scorrervi a fior di pelle. Il fascino eterno che pervade questo luogo, tuttavia, deriva dalla certezza che quelle sepolture ricoperte d'edera e foglie secche abbiano ancora qualcosa da dirci.
Gli artisti continuano a raccontare le proprie storie al Pére Lachaise, loro ultima dimora, senza rimpianti né rancori, ormai sopiti nel sonno di una quiete eterna. E un velo di nostalgia sembra accompagnarci al termine della nostra visita, l'impressione d'un tratto violenta di aver perduto qualcosa: è certamente questa nostalgia, che si infonde improvvisa nell'anima, il lascito più grande di una visita al Pére Lachaise, il cimitero letterario di Parigi.
Dentro le urne, le voci degli artisti sembrano ripetere la stessa domanda che malinconica riecheggia nei versi dei "Sepolcri" di Ugo Foscolo:"O bella Musa, ove sei tu?"