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Il Castello dell'Innominato e la sua conversione
Pubblicato il 24/09/2019

CulturaItalia

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Nel capitolo XX dei Promessi Sposi fa la sua apparizione il famigerato maniero, che sembra anticipare la comparsa di uno dei personaggi più complessi e misteriosi dell'intero romanzo. Dall'alto del castello, l'Innominato vigila il territorio circostante. È curioso scoprire come, seguendo la sorte del celebre padrone, anche l'antico feudo negli anni sia stato protagonista di una conversione inattesa...

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© Alessandro Vallainc/123RF

"Dall'alto del castellaccio, come l'aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all'intorno tutto lo spazio dove piede d'uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto."
Con questa magistrale descrizione Alessandro Manzoni presenta il personaggio dell'Innominato. Le caratteristiche del paesaggio sembrano esprimere l'animo solitario e aspro del suo temibile abitatore.

La presenza dell'oscuro signore pervade il castello, che tuttora si erge minaccioso a vigilare le valli sottostanti; proprio come uno sguardo sinistro sembra osservare dall'alto la strada, scoraggiando chiunque cerchi di avvicinarsi, anche solo di un passo.
Del resto, non che lassù, ma neppure nella valle, e neppur di passaggio, non ardiva metter piede nessuno che non fosse ben visto dal padrone del castello.

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Oggi la rocca domina ancora dall'alto la valle di San Martino, sulle sponde del lago di Garlate, nel comune di Vercurago. Il feudo si innalza su uno sperone di roccia calcarea detto "Tremasasso", a 420 metri di altitudine, come a invocare la vertigine dell'altezza e la desolata solitudine del "terribile uomo" che un tempo visse dentro quelle mura.
Fonti storiche accertano che il castello di Vercurago fu abitato da un certo Francesco Bernardino Visconti, la cui vicenda di crimini, rimorsi e conversioni ispirò a Manzoni il personaggio dell'Innominato.
Il Visconti era infatti indicato come un bandito dalle cronache locali del Seicento; aveva fama di terrorizzare gli abitanti del popolo con la complicità dei suoi bravi "minacciando, anzi offendendo, chiunque ai suoi cenni ardito avesse di contrariare, in tanto che fatto era terrore di tutti quei contorni."
Fu proprio l'incontro con il cardinale Federigo Borromeo - senza la mediazione manzoniana di Lucia - a segnare la conversione definitiva del signorotto.

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Il Castello dell'Innominato non trova nei Promessi Sposi una precisa ??localizzazione, infatti Alessandro Manzoni scrive ?del nome, nulla?, ma io per trovarlo ho cercato Vercurago e mi è andata bene ??. Qui si trovano i resti della fortezza?? che nel Trecento è stata un castello di proprietà della famiglia Visconti.?? Da farci sicuramente un giro, poiché dall'alto vedrai una vista meravigliosa sui laghi di Garlate e di Lecco e come puoi ben vedere al tramonto è davvero una vista romantica?? ?????????????????????? ? ??Ti aspetto sul mio canale Iscriviti?? Subscribe to my channel ?? ? #vitainviaggio7 #travel #travelgram #viaggione #storieinviaggio #amoviaggiare #travelblogger #travelingram #siviaggia #viaggioavventura #travelitalia #travelsitaly #viaggiaresempre #lombardia_foto #lombardia_city #yallersitalia #diariodiviaggio #uaulombardia #castellodellinnominato #viaggioinitalia #vercurago #viaggiavventurenelmondo #travelblog #travelblogger #viaggiatore #djimavic2zoom #meeterslombardia ?? Per info & collaborazioni : vitainviaggio79@gmail.com

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Il nido insaguinato dell'Innominato

L'ambientazione minuziosamente definita dal Manzoni prende vita in questo paesaggio incantevole e pittoresco sulle sponde dell'Adda.
Il Castello dell'Innominato, incastonato tra le rocce, sembra quasi uscire dalle pennellate di un pittore; con la stessa doviziosa vocazione artistica lo scrittore l'aveva infatti descritto nel XX capitolo dei Promessi Sposi, facendolo quasi uscire per incanto dalla pagina.
"Il castello a cavaliere di una valle angusta e uggiosa" sembra quasi farsi personificazione stessa del suo personaggio: Manzoni compie un ritratto degno di un romanzo gotico inglese, evocando un'atmosfera tetra, cupa, da leggenda di fantasmi.

La rocca solitaria diventa così una dimora degna di un eroe del male, un demonio, un vampiro, una presenza oscura. Ancora oggi osservando da lontano il torrione che domina lo sperone roccioso avvertiamo un senso di inquietudine: pare di sentirsi osservati da un paio di occhiacci cattivi, lampeggianti come dardi, pronti a scagliarsi come frecce su ogni malcapitato visitatore.
Tuttavia il "nido insaguinato" dell'Innominato nel corso dei secoli ha subito una conversione simile a quella occorsa al proprio antico padrone: si è trasformato in un rifugio del bene, divenendo luogo di eremitaggio investito da un'aura di santità.

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© germanopoli/123RF

Dal romanzo alla realtà

La storia della Rocca di Vercurago è piuttosto travagliata, ha vissuto diverse trasformazioni negli anni, cambiando status e funzione.
Le sue origini risalgono all'epoca carolingia, quando furono gettate le basi delle fortificazioni a fini prevalentemente militarui e strategici. In seguito, nel XIV secolo, il castello fu residenza nobiliare della famiglia Visconti.
Nel corso del 1600 la rocca perse la sua importanza strategica e subì l'imprevista trasformazione in "rifugio per orfani" per mano di San Girolamo, che tra le mura accolse poveri, ragazzini, bambini abbandonati facendone la sede della propria congregazione.
La decandenza della struttura iniziò nel corso della guerra tra francesi e impero austro-ungarico per la conquista di Lecco: le mura furono bombardate e distrutte nel 1799.

Un rudere in rovina

Oggi quel che rimane della Rocca di Vercurago è un antico rudere in rovina, che tuttavia non ha perso il suo fascino, forse per merito dell'incantevole panorama che è possibile ammirare una volta raggiunta la sommità della roccia.
Molti pellegrini ora vi si recano per visitare la cappella dedicata a Sant'Ambrogio, ospitata al suo interno, oppure per rendere omaggio alle gesta di San Girolamo che elesse il castello a luogo prediletto per le sue meditazioni spirituali.
Il castello può essere raggiunto risalendo una scalinata scavata all'interno della roccia, che oggi ha preso il nome di Scala Santa.
Si tratta di una ripida salita capace di mettere a dura prova la resistenza fisica dei camminatori, ma pare che una volta raggiunta la cima ogni fatica sia ricompensata dalla bellezza del paesaggio circostante.

Una conversione quasi religiosa

Proprio come nella vicenda dell'Innominato il castello alla fine è stato votato a una rinnovata santità, vivendo a sua volta la medesima conversione religiosa del suo signore.
Il "castellaccio insaguinato" è diventato così un santuario, si è trasformato nella residenza spirituale di un eremita e ora custodisce al proprio interno la memoria di un santo. Tuttavia, da lontano, la vista del grigio torrione solitario ricorderà per sempre il profilo feroce di un falco in agguato.