Pubblicato il 21/10/2018

#Curiosità #Egitto

Il Cairo - L'enorme Murales della Città dei Rifiuti che può vedersi solo da una collina

Nella Città dei Rifiuti si nasconde un'opera immensa: cinquanta edifici compongono un murales che può essere compreso solo arrampicandosi su una collina panoramica. E questo murales cela un importante, e potente, messaggio.

Il Cairo conta oltre 9 milioni di abitanti, che producono rifiuti...

Il Cairo conta oltre 9 milioni di abitanti, che producono rifiuti... © Tom Wyness/123rf

Nel distretto di Manshiyat Naser, a Il Cairo, vi è un luogo conosciuto come Garbage City, ovvero la città dei rifiuti. E non è un nome dato a caso: il villaggio dei rifiuti è caratterizzato per essere interamente ricoperto di pile di spazzatura, causate dalla scarsa capacità di smaltimento dell'Area metropolitana di Il Cairo.

Qui le condizioni di vita sono estremamente povere, e i palazzi in rovina ammassati tra loro, privi di acqua ed elettricità, contribuiscono a fornire un'immagine malsana. Non è certo un luogo da turisti, eppure proprio qui è possibile osservare una delle più importanti creazioni dell'artisa di "calligraffiti" franco-tunisino eL Seed, specializzato nell'incorporare la calligrafia tradizionale araba all'interno di opere di street art.

eL Seed ha donato proprio alla comunità di Manshiyat Naser "Perception", la sua opera d'arte più ambiziosa fin'oggi, realizzata sulle fatiscenti facciate di 50 edifici della Garbage City. Il titolo riporta chiaramente l'intento di questo grande progetto, che è quello di cambiare i preconcetti verso una comunità emarginata.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Salem (@salem_massalha) in data:

E in questo specifico caso la comunità è quella del quartiere copto di Zaraeeb. Che non solo deve vivere il suo status di minoranza religiosa, ma che viene fortemente ghettizzata in quanto i suoi abitanti hanno vissuto per decenni raccogliendo la spazzatura della città, lavoro non ufficiale che li ha marchiati come sporchi o inferiori. Vengono chiamati "Zabbalen" e raccolgono i rifiuti porta a porta in cambio di un piccolo compenso, trasportandoli a dorso di asino fino alla Garbage City.
Qui oltre il 90% dei rifiuti viene riciclato, quattro volte quanto riesce a produrre una qualsiasi compagnia di riciclaggio occidentale.

eL Seed e il suo collettivo artistico si sono dati la missione di distruggere i forti pregiudizi verso questa laboriosa comunità. Usando le parole dell'artista, contenute nel libro "Perception", che racconta l'esperienza della creazione dell'opera d'arte:
"Per dare luce a questa comunità, con la mia squadra e l'aiuto della comunità locale, ho creato un pezzo anamorfico che copre quasi 50 edifici visibili solo da un certo punto del Monte Moqattam. L'opera d'arte usa le parole di San Atanasio di Alessandria, un vescovo copto del III secolo, che diceva: Chiunque voglia vedere la luce del sole chiaramente deve prima asciugarsi gli occhi".

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da ????? ? (@now_is_the_point_of_no_return) in data:

L'uso della citazione copta vuole chiaramente essere un forte cenno di solidarietà.
Artisticamente a colpire l'occhio e le percezioni di chi guarda l'opera è l'uso della tecnica anamorfica. Per chi non fosse familiare con il termine, questa viene utilizzata quando un artista usa più superfici su vari oggetti per formare un'immagine, coesiva solo se osservata da una particolare angolazione e distanza. Ed è proprio ciò che rende il messaggio del progetto artistico così potente. Non è quello che vedi, ma è come vedi le cose che determa l'accuratezza e la profondità della percezione.

Grazie a "Perception" adesso c'è chi finisce per avventurarsi tra i vicoli di Manshiyat Naser, per arrampicarsi sulla cima della collina di Moqattam, l'unico punto dal quale l'opera calligrafica acquisisce il suo reale senso.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Nikolay Bragin (@kolkabragin) in data: