I segreti di Michelangelo: l'altra faccia della Cappella Sistina
Pubblicato il 23/09/2020

CulturaItalia

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La Cappella Sistina è un capolovoro italiano e una delle cose da vedere almeno una volta nella vita. Davanti a tanta magnificenza si ha la sensazione di essere piccoli piccoli, soprattutto quando si realizza che è opera di un essere umano come noi : Michelangelo Buonarroti.

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© Sergey STRELKOV/123RF

La Cappella Sistina

La Cappella Sistina è la principale cappella del Palazzo Apostolico di Città del Vaticano, a Roma. Fu ristrutturata nella seconda metà del 400, per decisione di Papa Sisto IV della Rovere da cui prese il nome e, ancora oggi, vi si tengono il Conclave e le cerimonie ufficiali del Papa. La sua notorietà è dovuta al lavoro certosino dei maggiori pittori del periodo e, naturalmente, agli affreschi di Michelangelo.

Non tutti sanno, però, che Michelangelo non era molto convinto della proposta, infatti, non si sentiva all'altezza ed era poco motivato. Molti puntavano sulla sua sconfitta e tante furono le maldicenze sul suo conto scaturite dalle lingue biforcute degli artisti di quel periodo: una sorta di bullismo ai tempi del Rinascimento. Dopo i primi dubbi iniziali, nel 1508, Michelangelo accetta l'incarico e comincia a lavorare sulla volta della Cappella Sistina, consacrandola come una delle più grandi bellezze mondiali mai create dall' uomo.

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© Dan Grytsku/123RF

Michelangelo dipinse le storie dell'umanità "Ante Legem", cioè prima che Dio inviasse le Tavole della Legge a Mosè e, al posto degli Apostoli, mise sette Profeti e cinque Sibille. Celebrò l'Antico e Nuovo Testamento attraverso una poesia di colori e una tecnica fuori dagli schemi tradizionali. Partendo dalla parete dell'altare, raffigurò la Genesi in ordine cronologico: dalla 'Separazione della luce dalle tenebre' al 'Diluvio universale'. Nelle lunette e nelle vele riprese, dal Vangelo di Matteo, gli Antenati di Cristo, mentre negli angoli troviamo quattro scene di eventi miracolosi: Giuditta e Oloferne, Davide e Golia, Punizione di Aman e il Serpente di bronzo.

Un gran lavoro, fatto per la maggior parte in solitudine.
Ma vi siete mai chiesti in che stato rientrasse a casa Michelangelo, dopo una giornata così dura? Chiamava un Uber del tempo in sella al suo cavallo?O forse rientrando a casa a piedi, mentre attraversava Piazza del Risorgimento a Roma, stremato, pensava tra sè e sè -Ma chi me l'ha fatto fare!-

Il diario di Michelangelo

I pensieri di Michelangelo, non sono un segreto. Sono stati infatti ritrovati dei diari dello scultore (non amava essere chiamato pittore e non sarò certo io a farlo rivoltare nella tomba) nei quali si lamentava della stremante fatica per questo incarco che, inizialmente, non voleva nemmeno accettare! Michelangelo cominciò a soffrire di cervicale a causa della posizione innaturale che assumeva nel dipingere la volta, i mal di schiena erano all'ordine del giorno e, inoltre, lamentava un forte fastidio agli occhi per colpa dei colori e delle polveri. Nei suoi diari si legge di quante volte dimenticava di bere e mangiare per la voglia di completare un suo affresco: "Se la gente sapesse quante ore ho sudato per realizzarlo, non mi considererebbe un genio" scriveva in tutta la sua umanità.

Caro Michelangelo, le tue fatiche sono state ben ripagate. Hai lasciato a Roma e a tutto il mondo una delle opere più belle mai realizzate, una testimonianza reale di quanto il genio umano puo elevarsi, nell'umiltà e nella consapevolezza di sè e dei propri limiti. Che la tua dedizione al lavoro e il valore della tua memoria si possano perpetuare nel tempo e siano da monito all'intera umanità, la quale, nonostante gli agi e l'ibuprofene, decide di prendere a calci e pugni un ragazzo per sentirsi qualcuno.