Pubblicato il 07/10/2016

#Cultura #Dubai e gli Emirati

In questi paesi le donne stanno lentamente scomparendo..

Mentre la popolazione femminile prevale numericamente nei Paesi occidentali, il numero delle donne è in continua discesa nei Paesi del Medio Oriente, dell'Africa centrale, della fascia sud-est asiatica e l'Estremo Oriente. Oltre ad essere ben lontani dalla parità di sessi, in questi Paesi ci si trova di fronte ad un effettivo squilibrio numerico fra i due sessi. Lo squilibrio è già stato evidenziato da un rapporto delle Nazioni Unite del 2015

Dove le donne stanno scomparendo e perchè

© evdoha/123RF

Guardando al quadro generale, in questo momento al mondo ci sono più uomini che donne. Se vi state già chiedendo dove siano nascosti questi benedetti uomini, visto che sono in maggioranza, la risposta dipende dal fatto che uomini e donne non sono ugualmente distribuiti nel mondo. Infatti, nei Paesi occidentali e soprattutto in Russia, la percentuale femminile è superiore a quella maschile: è la Martinica a vincere, con la quota di donne maggiore al mondo (100 donne ogni 84,5 uomini). Seguono poi i Paesi Baltici, che un tempo appartenevano all'Unione Sovietica, e la Grande Russia. Se state pensando: "Che incubo, un mondo di quasi sole donne", sappiate che il vero incubo, è altrove, dove è il sesso maschile a prevalere (non solo numericamente) e dove l'obiettivo rimane quello di ridurre drasticamente la quota femminile nazionale.

I paesi con la percentuale più bassa di donne nella popolazione

Eppure come si spiega il fatto che ci siano più maschio al mondo, ma anche più paesi a maggioranza femminile? Bisogna tenere conto del fatto che, innanzitutto nascono più maschi che femmine (fenomeno non sconnesso da quello degli aborti in base al genere), ma che dall'altra parte le donne sono molto più longeve degli uomini. Fa pendere l'ago della bilancia mondiale dalla parte maschile il fatto che nei due Paesi con più popolazione al mondo, cioè India e Cina, abbiano uno squilibrio di genere enorme al loro interno, che deriva dalle due atroci pratiche frequenti: l'aborto selettivo in base al sesso del nascituro e, ancora peggio, l'infanticidio femminile. A questi due fattori, si sommano poi le guerre e l'emigrazione, sebbene sia soprattutto la discriminazione a creare lo squilibrio numerico maggiore. Uno squilibrio a livello culturale, spesso dettato dalla religione e dalle tradizioni più superstiziose, detta uno squilibrio effettivamente quantificabile.
Le conseguenze saranno scarsità di matrimoni, tasso di natalità inferiore e una preponderanza di uomini single, e alcuni Paesi, in particolare del Medio Oriente, stanno già vivendo queste problematiche.
In particolare Cina e India hanno cercato di ovviare a questo problema: le autorità cinesi, oltre ad avere allentato la politica del figlio unico, stanno cercando di introdurre pene per gli aborti selettivi e incentivi per i genitori delle bambine, mentre in India si è notato che il divieto di determinare il sesso prima della nascita non ha fatto altro che aumentare la violenza ex-post.

10. Afghanistan

Sebbene l'Afghanistan sia "solo" al decimo posto, con una percentuale femminile sulla popolazione totale del 48,4%, questo è in realtà il Paese peggiore dove una donna possa vivere, se di vita si può parlare. Il regime talebano è severissimo, violento e truce nei confronti delle donne, che hanno mera funzione biologica e sessuale. Qui prevale il burqa integrale, domina la violenza sia domenistica, sia pubblica, le donne muoiono dando alla luce i figli, anche perchè non possono essere visitate dai medici, in quanto maschi, perchè alle donne non è dato studiare e lavorare, e anche per questo sono sempre più frequenti i suicidi. E pensare che prima della guerra contro gli Americani e prima dei talebani, la minigonna faceva parte della quotidianità del Paese...

9. Malesia

La stessa percentuale di donne dell'Afghanistan (48,4%), con una "leggera" differenza: il trattamento e la condizione femminile. Sebbene la violenza e la discriminazione non abbiano nulla a che vedere con i metodi afghani, godono di una certa emancipazione solo le donne colte e urbanizzate, mentre coloro che vivono in un ambiente rurale non possono vantare determinati diritti e libertà.

8. India

Nonostante le pratiche fra le più atroci al mondo contro le donne (aborto e infanticidio), la percentuale femminile si trova al 48,2%, molto probabilmente per la consistente demografia del Paese, che non a caso è fra i più "affollati" del mondo. Questo è anche uno dei Paesi più pericolosi per le donne: stupri, violenza domestica, bambine spose e omicidi o "suicidi" per accapararsi la dote della propria moglie. Sebbene la situazione sia recentemente migliorata grazie ad alcuni provvedimenti pagliativi, come la legge sul divieto della dote o su quella sul divieto di determinazione del sesso prima della nascita (che non ha fatto che aumentare il numero di infanticidi), rimane uno dei Paesi maggiormente discriminatori verso le donne, che solo ora stanno cominciando a denunciare più frequentemente abusi e violenze, che prima venivano nascosti per pudore.

7. Bhutan

In Bhutan troviamo condizioni maggiormente favorevoli per la dignità femminile rispetto ai Paesi vicini: più maggiori libertà e uguaglianza, e addirittura la possibilità di avere diritti di successione che favoriscono il passaggio di proprietà alle donne piuttosto che agli uomini.Nonostante la loro attività sia legata prevalentemente alla vita domestica, le bhutane hanno una certa indipendenza e un certo spirito di iniziativa. In politica hanno avuto accesso al Parlamento tre donne del Partito Democratico, numero che può magari sembrarci irrisorio, ma che dobbiamo sempre confrontare con le arretrate realtà confinanti. In alcune zone si convive al di fuori del matrimonio e in altre anche la moglie pu avere più di un marito e può divorziare dal proprio ottenendo anche aiuti economici per il mantenimento dei figli. Tuttavia, la percentuale femminile si attesta solo al 46,3%.

6. Kuwait

Le donne del Kuwait sono le più emancipate del Medio Oriente: la nazione si trova inoltre al secondo posto, dopo Israele, per quanto riguarda la parità di genere e ha un'ottima posizione per quanto riguarda l'Indice di Disuguaglianza di Genere dell'ONU. Qui possono lavorare, vestirsi come vogliono e avere accesso alla vita politica, sebbene si possano verificare ancora delle discriminazioni nei tribunali musulmani, dove ci si basa ancora sulla sharia, mentre nei tribunali laici si dovrebbe raggiungere la parità. Nonostante l'emancipazione, la quota femminile sulla popolazione è solamente del 43,8%.

5. Arabia Saudita

Nonstante la recente participazione alle elezioni, con possibilità di candidatura ed elezione, che non ha dato comunque i risultati sperati, lo sviluppo dei diritti delle donne procede a rilento. Oltre al divieto di condurre veicoli, non possono neanche andare in bicicletta, fatto che recentemente ha riscosso forti polemiche nell'Occidente, dove sono state organizaate addirittura delle domeniche "in biciletta" a scopo umanitario per sostenere le donne emigrate nei Paesi dove la legge non è la sharia, ma che di fatto viene loro imposta dai mariti. Si tenga presente che trattandosi di una dittatura mascherata da monarchia assoluta, neanche i diritti umani basilari non vengono spesso rispettati: basti pensare alle pratiche di tortura e alla pena capitale, ancora in vigore e talvolta eseguita senza effettivo processo legale. Qui la percentuale femminile non supera il 43,5%.

4. Bahrein

In Bahrein la quota femminile sulla popolazione scende fino al 38%. Difficile parlare nello specifico dei diritti delle donne, visto che manca in generale il rispetto di quelli dell'uomo. Eppure le donne del Bahrein sono fra le più lottatrici e liberali, e quelle che pagano maggiormente il desiderio di libertà: la prigione è infatti spesso la pena che sperano di ricevere. La loro lotta è fortemente legata alla democrazia: la Costituzione dichiara l'uguaglianza teorica, non quella effettiva, in un Paese dove ancora ogni tipo di violenza contro la donna è normale, purchè l'uomo accetti di sposarla.

3. Oman

Scende al 33,7% la quot di donne in Oman. Qui la condizione della donna è certamente migliore rispetto a quella delle saudite, o almeno nelle città. Possono lavorare, votare, gestire una propria attività. Tuttavia, soprattutto nelle campagne, ma anche nelle città, sono gli uomini di religione musulmana a rappresentare il vero ostacolo, ancora immersi in una cultura patriarcale e convinti della propria superiorità. Non solo quindi dilaga il pregiudizio e la normalità del burqa, ma persino la pratica oscena dell'infibulazione, sebbene sia vietata dalla legge.

2. Qatar

Da poco si è ottenuto il diritto di voto per le donne, in un Paese dove votare per cambiare è veramente necessario. Come in Oman prevale spesso la segregazione e un certo codice di abbigliamento, che si basa sul codice penale. L'accesso al mondo del lavoro è garantito, ma solo per certe posizioni, solitamente governative, senza possibilità di carriera. Si pensi solo alla vita delle hostess di Qatar Airways, che devono essere single e rimanerlo al momento di firmare il contratto, per la durata di 5 anni. Stessa cosa vale per i figli, pena il licenziamento. Qui la percentuale di donne è del 27,4%. Tuttavia quello che stupisce è che sia in Qatar, sia in altri Paesi legati alla religione musulmana, le turiste straniere debbano coprirsi per non suscitare sdegno nelle stesse donne musulmane. Emerge quindi che spesso la lotta per l'emancipazione, la lotta contro il simbolo del burqa, vada spesso combattute contro le donne stesse e le ideologie che sono state loro inculcate.

1. Emirati Arabi Uniti

La percentuale di donne più bassa al mondo è negli Emirati Arabi Uniti (26,7%). Grazie al progresso economico legato al petrolio, la rigidità nei confronti si è mitigata, tuttavia è ancora forte l'influenza islamica sull'opinione pubblica, in particolare intorno al concetto di visibilità della donna. Sebbene secondo il sondaggio della Fondazione Thomson Reiters siano al 10° posto su 22 per le condizioni di trattamento delle donne, ancora oggi la testimonianza in tribunale di una donna vale la metà, e sebbene abbiano accesso alla facoltà di legge, solo due donne sono diventate giudice. Ultimamente, vi è il tentativo di "emirazzare" un po' la società, fortemente dipendente dalla manodopera straniera; proprio in virtù dei suoi maggiori e più stretti contatti con l'Occidente, le regole in merito all'abbigliamento sono state allentate, soprattutto nei luoghi frequentati a maggioranza da occidentali. La bassa percentuale è quindi più che altro legato alla massiccia presenza di uomini e lavoratori stranieri, quota fortemente superiore rispetto a quella femminile, che si reca negli Emirati.