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Cosa comunica la facciata frontale del Duomo di Ferrara?
Pubblicato il 24/05/2019

CulturaItalia

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La facciata frontale del Duomo di Ferrara cela affascinanti misteri, coinciliando lo stile romanico al gotico medievale, le immagini ritratte creano un simbolico intreccio di suggestioni. Tra cultura pagana e cristianesimo antico rivivono miti egizi, vicende bibliche e maledizioni infernali...

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© Peter lrman/ 123 RF

Un testo biblico per immagini si dispiega sulla facciata della cattedrale di San Giorgio, nel centro del capoluogo estense. Il Medioevo rivive con le sue oscure superstizioni attraverso le figure scolpite nella pietra, che sembrano osservare con occhi vigili, ammonire, proferire la loro inappellabile sentenza sulla folla di passanti che si aggira ignara nella cornice della piazza.
Il Duomo di Ferrara, costruito nel 1135, si erge come una fortezza inespugnabile, sopravvissuta attraverso i secoli, per testimoniare la parola di Cristo.
Ha la maestosità delle cattedrali antiche, che sembrano sempre guardare al presente da una distanza insormontabile, come quei vecchi saggi che portano racchiuso negli occhi il loro segreto. Le facciate del Duomo di Ferrara sono delle narrazioni a cielo aperto, come un libro illustrato che non cessa mai di evocare la propria storia attraverso una sequenza incontrovertibile di immagini. A un attento osservatore queste mura di pietra possono dire molto, ammaliandolo con il fascino occulto dei misteri mai svelati.

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© Fesenko/ 123RF

La facciata frontale del Duomo di Ferrara rappresenta la soglia per eccellenza, sembra come istituire un limite tra l'umano e il divino. Accoglie, ma allo stesso tempo spaventa.
La simbologia biblica ritratta sulle mura fa riferimento all'immaginario cristiano antico, ancora fortemente intriso di paganesimo. Al centro del fregio superiore è rappresentato il singolare evento della Psicostasi: gli eletti vengono condotti verso il Regno dei Cieli, mentre i dannati sono trascinati all'Inferno. Particolare accuratezza è stata dedicata alla rappresentazione del mondo degli inferi, che doveva fungere da ammonimento per i credenti. Qui il mostruoso Lucifero è sul punto di divorare le anime dei dannati. La scena ricorda il principio del Cantico dell'Inferno: lasciate ogni speranza o voi che entrate.
La celebre raffigurazione del Giudizio Universale, è stata attribuita alla mano di Nicholaus - il più importante artista romanico, allievo di Wiligelmo - come sembra confermare anche l'epigrafe sul protiro.

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© milla74/123RF

Il Giudizio Universale

La scultura sembra riprendere alcuni connotati del culto di Osiride, il Dio Egizio degli Inferi. Allo stesso modo infatti la divinità era solita soppesare le anime malvagie sulla bilancia, per poi divorarne il cuore. Ancora oggi questa scena affascina gli spettatori, incutendo loro allo stesso tempo, un segreto timore: ciò che viene rappresentato sulla facciata del Duomo di Ferrara è il male nel mondo, accompagnato del suo ineffabile mistero.
La figura mostruosa che ingoia le anime è più viva che mai anche nel nostro tempo; meno credibile è invece il suo corrispettivo, raffigurato sulla facciata destra, dove invece Abramo accoglie in Paradiso le anime dei giusti benedetto dalla mano di Dio. Fanno da cornice alcune scene dell'Antico Testamento ritratte sull'architrave. Nel complesso l'opera è stata definita un perfetto esempio, l'unico in Italia, di gotico francese.

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© Giuseppe Masci/ 123rf

Simboli oscuri

Impossibile non notare, osservando la struttura esterna del Duomo, le particolarissime colonne dalle forme irregolari.
Sembra che nella loro architettura sia racchiuso un simbolismo alchemico comprensibile solo da pochi studiosi. Secondo un'altra ipotesi invece, i maestri comacini che ne realizzarono la struttura vollero mettere alla prova in loro talento realizzando delle costruzioni asimmetriche.
Una leggenda narra che le colonne al principio fossero perfette, e vennero elogiate da tutti i cittadini ferraresi, tanto da spingere il Diavolo in persona a stortarle nella notte per lasciare su di esse l'impronta del male. La loro assimetria tuttora colpisce lo sguardo più di qualsiasi stupefacente regolarità.

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© Wieslaw Jarek/ 123RF

L'albero della vita

Il significato occulto racchiuso nella raffinata architettura del Duomo di San Giorgio sembra fare riferimento all'archetipo mitologico dell'albero della vita.
La cattedrale si erige come un simbolo eterno dell'esistenza incastonato in un'architettura sacra. Le statue posizionate all'ingresso della Basilica, le imponenti figure bestiarie del leone e del toro, sembrano occultare proprio questo simbolismo. Secondo la religione greca infatti il leone che attacca il toro significa l'inizio della primavera, mentre il leone in lotta con l'agnello introdurrebbe l'autunno. Allo stesso tempo toro e leone sono, nell'immaginario cristiano, le iconografie degli evangelisti Marco e Luca.
Il complicato intreccio di paganesimo e cristianesimo, alchimia ed esoterismo, la commistione di stili romanico e gotico ha quindi dato origine a un monumento unico che rappresenta l'universale la concezione universale del ciclo della vita.

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© Zvivonir Atletic/ 123RF

Il Duomo di Ferrara rappresenta tutto questo, e molto altro. È la testimonianza viva di un'epoca in cui l'architettura era la scrittura dei poveri e degli analfabeti. Quando le cattedrali erano libri scritti da autori artigiani, che elevavano direttamente al cielo la loro iconografia.
Opere divine prodotte da mani umane per rappresentare il mistero eterno e indefinibile dell'esistenza.
Le immagini delle cattedrali erano, nel Medioevo, la Bibbia dei non lettori; ma con il loro straordinario fascino evocativo parlano agli uomini di ogni tempo. I mostri possiedono la stessa fisionomia disumanizzante, oggi come ieri.