Pubblicato il 27/09/2018

#Ambiente #Isole Faroe

"Grindadrap": gli anni di sangue delle Isole Faroe

La bellezza delle Isole Faroe non basterà mai a giustificare l'atroce destino di migliaia di delfini massacrati sulla spiaggia di Hvalba. La tradizionale " caccia alle balene" a quanto pare è una tradizione mortale per i mammiferi che abitano queste acque.

Isole Faroe, oltre il verde c'è il mare rosso

Per chi non ne fosse al corrente, le Isole Faroe sono un angolo di paradiso geograficamente ubicato tra il Mare di Norvegia e il nord dell'Oceano Atlantico, a metà strada tra l'Islanda e la Norvegia. Nel 1948 hanno ottenuto l'autonomia per quanto riguarda la politica interna, ma per la difesa e gli affari esteri sono dipendenti dal Regno di Danimarca e dal Folketing ( il parlamento danese). - ©Kjetil Kolbjornsrud/123RF

Oggi peró non voglio parlarvi della bellezza del luogo, non voglio parlarvi delle alte falesie dove si susseguono cascate naturali da mozzare il fiato. Non vi parleró nemmeno delle 18 isole che costituiscono l'intero arcipelago o del Slættaratindur, il punto più alto. Oggi vi parleró di morte, quella morte atroce e crudele che ogni anno trovano i delfini che abitano queste acque.

Si chiama Grindadrap, ed è la condanna a morte dei delfini

I cittadini delle Isole Faroe attuano la caccia ogni anno tra luglio e settembre. Le modalità sono crudeli: "gli animali vengono attirati dai cacciatori e poi trainati sulla costa con un uncino, il blásturkrókur , infilato nello sfiatatoio, in seguito, una volta spiaggiati, vengono uccisi tramite la recisione del midollo spinale con un coltello. Piano piano, dunque, queste creature innocue si spengono nel dolore, non solo provate per il loro maltrattamento fisico, ma anche per la sparizione degli altri membri del gruppo", si legge su Mar dei sargassi.

La caccia alle balene ( di cui le spese fanno anche i delfini) è un'attività storica per i faroesi; è noto infatti, che nel XII secolo questa pratica era molto importante per la sopravvivenza economica delle famiglie dell'isola. Noto è anche il fatto che, nel medioevo, furono stese delle leggi per la tutela di questi mammiferi, chiamata "Sheep Letter", per limitare il numero di uccisioni. Parliamo del Medioevo, epoca in cui probabilmente pochi e semplici comuni mortali si battevano per la Grindadrap nonostante fosse una fonte di sostentamento. Oggi sappiamo che il sostentamento non c'entra nulla, e che a perpetuare questa tradizione sono gruppi di faroesi ancorati ad una brutale e atroce usanza.

Purtroppo, come si legge nell'articolo sopra linkato: "È difficile pensare a un intervento ufficiale per fermare tali mattanze poiché, pur essendo la caccia alle balene esplicitamente vietata dall'Unione Europea, l'organizzazione è impossibilitata ad agire in quanto le Isole Faroe sono estranee alla sua giurisdizione. Per di più, impotente di fronte a questi assassini è anche l'International Whaling Commission (IWC), che tutela le balene a livello internazionale, dal momento che le vittime delle Grindadráp vengono classificate come piccoli cetacei e per questo non sotto la sua protezione. A osteggiare i tremendi bagni di sangue da circa trent'anni sta pensando, allora, l'Associazione Sea Shepard Conservation Society, fondata nel 1977 dal capitano Paul Watson, cofondatore di Greenpeace. Numerosi volontari hanno rischiato la loro vita pur di portare alla luce quanto succede in questi luoghi apparentemente idilliaci, mostrando che c'è del marcio vicino la Danimarca e che questo marcio va debellato, affinché gli animali non spariscano per sempre dai nostri mari."

Mare rosso sangue

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BARBAR?C Are we human? pilot whales and the dolphins cruelly massacred in Faroe island every year. ?S ?T really FEST ? They will not even be eaten. #stopthemassacre #grindadrap #whale #dolphins?? Barbarca.Biz insanm?y?z? Pilot balinalar ve yunuslar zalimce katlediliyor her y?l Danimarka'n?n Faroe adas?nda .üstelik yenilmeyecekler bile .Bu gerçekten festival mi? #faroeislands #stopmassacre

Une publication partagée par Alisa Gürbüz (@alisagurbuz) le

E quindi? Non c'è davvero niente da fare? Gli abitanti delle Faroe continueranno questa crudele pratica per il gusto di tramandare una tradizione oramai obsoleta e senza senso? Come si puó insegnare ai propri figli il massacro di delfini e balene? Mi viene in mente la frase di Edgar Kupfer-Koberwitz che nel suo libro " Animal brothers" scrive: "Penso che finché l'uomo torturerà e ucciderà gli animali, torturerà e ucciderà anche gli esseri umani - e vi saranno le guerre - perché uccidere viene praticato e appreso poco a poco. Dovremmo cercare di superare le nostre piccole insensibili crudeltà, cercare di evitarle e cercare di bandirle. Ma siamo ancora troppo osservanti delle nostre tradizioni. E le tradizioni sono come una salsa grassa e saporita, che ci fa ingoiare la nostra insensibilità egoista senza farci accorgere di quanto questa sia amara".