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Daniele e Tom : gli alpinisti che rimarranno per sempre sul Nanga Parbat
Pubblicato il 11/03/2019

NaturaPakistan

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Sono passati due giorni da quando l'ambasciatore italiano in Pakistan, Stefano Pontecorvo, ha annunciato in un tweet con foto, la morte dei due alpinisti che volevano scalare il Nanga Parbat nel periodo più avverso e dalla parete più pericolosa, per aprire un nuovo sentiero.

Abbiamo seguito Daniele e Tom nella loro impresa con il fiato sospeso, soprattutto da quando se ne erano perse le tracce e non c'era speranza di recuperarli a causa delle condizioni metereologiche. Abbiamo atteso che il sogno dei due alpini diventasse realtà; avremmo inneggiato insieme a loro al miracolo o forse avremmo solo storto il naso considerandoli pazzi ad aver intrapreso un'avventura del genere. Quel che è certo, è che adesso Daniele e Tom non potranno raccontarci nulla della loro epica, seppur folle, esperienza sulla nona montagna più alta del pianeta terra.

Nanga Parbat, la montagna del diavolo

Nell'arco di un secolo, la nona cima più alta del mondo, teatro del drammatico salvataggio di Elisabeth Revol, è diventata una delle più temute delle quattordici "8000".

Per il grande pubblico, il Nanga Parbat non evoca molto, tranne forse il fatto che Brad Pitt ha cercato invano di scalarla all'inizio di "7 anni di Tibet" ; ma per gli alpinisti esperti, il nome di questa vetta himalayana, teatro questo fine settimana del drammatico ritrovamento dei corpi di Daniele Nardi e Tom Ballard, è sinonimo di avventura estrema. Ogni alpinista che tenta la scalata ha quasi una possibilità su quattro di non tornare. La nona cima più alta del mondo con un'altitudine di 8126 metri è attualmente la tomba di almeno 70 alpinisti; è il triplo del numero di vittime sull'Everest.

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© Punnawit Suwattananun/123RF

Tutto ciò che riguarda questo mostro di granito e ghiaccio impressiona, a partire dal suo aspetto. A differenza degli altri "8000", i cui unici picchi emergono dalla vastità della catena Himalayana, il Nanga Parbat è isolato all'estremità occidentale della catena montuosa. È considerata la più grande massa visibile isolatamente sulla superficie del globo. Come diretta conseguenza di questo insolito dislivello, il Nanga Parbat ha, sul suo versante meridionale, la parete Rupal, la parete rocciosa più alta del mondo: una parete di 4500 metri: quasi l'intera dimensione del Monte Bianco!

Le scalate della "mangiauomini"

Dal primo tentativo di Alfred Mummery (morto nella scalata del 1895), ci sono voluti sessant'anni e 31 morti perchè l'austriaco Herman Buhl riuscisse nell'impresa. Preferendo evitare il versante Rupal, ha optato per il versante nord e ha raggiunto la vetta in solitaria.

Solo nel 1962 è stata aperta la strada occidentale, il pendio Diamir, utilizzata lo scorso anno da Elisabeth Revol (salvata per miracolo) e dallo sfortunato Tomek Mackiewicz, che purtroppo non è mai tornato a casa. Infine, nel 1970, i fratelli Reinhold e Gunther Messner si offrirono per la prima volta al terribile pendio di Rupal, una grande conquista che sarebbe stata offuscata dalla morte del secondo in una discesa apocalittica, soggetto del film "Nanga Parbat", realizzato nel 2010.

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I colleghi ed amici di Daniele e Tom hanno lasciato questa in ricordo ??#danielenardialpinista #tomballardclimber

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Il sogno infranto

Daniele Nardi, esperto alpinista, si è da sempre dedicato a progetti unici dal punto di vista tecnico. Nel 2011 ha realizzato, in collaborazione con il Comitato EvK2 del CNR, la spedizione Share Everest 2011. Obiettivo del progetto: posizionare la stazione di monitoraggio più alta del mondo, che invia dati in tempo reale sul clima alla Comunità Scientifica Internazionale. L'operazione ha raggiunto il suo obiettivo segnando un risultato storico e tutto italiano.

Come si legge su ilgazzettino.it "A livello internazionale l'alpinista italiano ha avuto l'accreditamento al 'Piolet D'or', gli Oscar internazionali della montagna. Una testimonianza che è il risultato di due progetti esplorativi, uno in Pakistan (apertura della Telegraph Road) ed uno in Italia (una nuova via sul Monte Rosa). Questi apprezzamenti di livello internazionale hanno permesso a Daniele Nardi di entrare nell'olimpo dell'alpinismo mondiale. Nel 2013 è arrivato il Premio Coni Lazio per aver portato il Lazio in vetta al mondo."

Non parliamo quindi di uno sprovveduto, come alcune persone lo hanno definito nei commenti sul web. Parliamo di un esperto e di un sogno. Parliamo di libertà di sfidare ogni logica e di caparbietà. E come lo stesso Daniele ha chiarito di un'intervista rilasciata alle Iene, poco prima di partire:"Vorrei essere ricordato come un ragazzo che ha provato una cosa incredibile, impossibile che però non si è arreso". Ed è cosi che ti ricorderemo, Ciao Daniele, Ciao Tom.