• Connettiti
Le leggende di Corinaldo: il borgo medievale delle Marche
Pubblicato il 24/07/2019

CulturaItalia

Twitter Facebook 114 condivisioni

Eletto borgo più bello d'Italia nel 2017, Corinaldo è un piccolo centro marchigiano circondato dai vigneti e dai campi, nell'entroterra di Senigallia. Le sue origini risalgono al V secolo, e il centro storico ancora custodisce le tracce dell'antica civiltà longobarda. Ma Corinaldo è anche conosciuta come "la città dei Matti" a causa delle numerose leggende che ruotano attorno ai suoi bizzarri abitanti...

<strong></strong>
© Claudio Giovanni Colombo/123RF

Sorge in cima ad un colle, Corinaldo, come una fortezza protetta dalle proprie ciclopiche mura di origine rinascimentale.
Tutt'attorno esplodono i campi di girasoli in un tripudio di petali gialli eternamente baciati dai raggi caldi dell'estate, e lunghi filari di vigne e campi coltivati si estendono a perdita d'occhio come è consuetudine in questi paesaggi-dipinto delle colline marchigiane.

È una cittadella fortificata che porta ancora tracce della propria storia di battaglie e d'invasioni: il bastione resistette stoicamente al durissimo assedio del duca d'UrbinoFrancesco Maria della Rovere nel 1517; dopo ventitré giorni d'assedio i corinaldesi costrinsero il Duca alla ritirata e Papa Leone X, riconoscente, decise di elevare la piccola Corinaldo al rango di città
Tuttora l'imponente cinta muraria medievalecirconda la cittadina per oltre 912 metri, si tratta della struttura trecentesca meglio conservata dell'intera penisola.
La storia qui sopravvive sotto le spoglie della tradizione folkloristica: ogni anno a Corinaldo si svolgono le feste più memorabili delle Marche, rievocazioni originali come la Festa dei Folli, la Contesa del Pozzo della Polenta e la Festa delle Streghe che ovviamente cade puntuale nella settimana di Halloween.
Ma il fascino di questo borgo medievale non è tanto da ricercare nei resti dell'antico ponte levatoio, o nel cannone simbolo della contesa mai sopita con i paesi confinanti, quanto nelle sue storie che sconfinano nella realtà mitica della leggenda.

<strong></strong>
© Claudio Giovanni Colombo/123RF

Un borgo racchiuso tra storia e leggenda

Le leggende di Corinaldo sono ormai parte integrante della vita cittadina e una vera scoperta per turisti e visitatori che, contagiati dall'atmosfera favolistica del luogo, si troveranno a guardare le vie strette e ripide del borgo con occhi nuovi, colmi di meraviglia.
È la città dei santi e dei matti, il palcoscenico di un'umanità variegata quanto sempre uguale a se stessa, Corinaldo coniuga arte e fede in una miscela di emozioni contrastanti.
Passeggiando per le strade incontrerete una folla variopinta e affascinante di personaggi: dalla devota Santa Maria Goretti all'astuto Scuretto, osserverete il fondo del Pozzo della Polenta indagando il suo mistero, e infine concluderete la vostra gita sulla cima dell'imponente Torre dello Sperone, autentico santuario di guerra.

<strong></strong>
© Claudio Giovanni Colombo/123RF

Il Pozzo della Polenta

Il punto più panoramico di Corinaldo si trova sulla cima della scalinata della Piaggia che regala una visuale suggestiva sulle distese campi di campi che circondano le fortificazioni della città.
Qui si possono scattare fotografie incredibili, ormai divenute immagini-simbolo del Borgo più Bello d'Italia, catturando i particolari scorci che mostrano il contrasto tra la bellezza esplosiva della natura e la raffinata architettura cittadina. Al centro dell'imponente scalinata troverete il famoso Pozzo della Polenta, costruito per volontà del tiranno Corinaldo Antonello Attaccabriga nella seconda metà del Quattrocento.
Attorno a questo oggetto ruota una delle leggende più antiche della città. Si narra che in una notte d'inverno un contadino, stanco della pesante giornata di lavoro, sulla via del ritorno decise di fermarsi a riposare un poco ai bordi del pozzo. Al risveglio si accorse con disappunto che il pesante sacco di polenta - contenente il raccolto- era caduto nel fondo della cavità; senza indugio il contadinello decise di calarsi nel buio per recuperarlo. Nessuno da allora lo vide più.

Le pettegole del paese per lungo tempo mormorarono che si stava mangiando tutta la polenta nel fondo del pozzo. Qualche abitante impietosito usava calare di tanto in tanto una salsiccia nel buco per nutrire il contadino perduto e ciò diede ai corialdesi la fama di "polentoni" e "picchiatelli".
La storia del Pozzo è diventata lo spunto per la Rievocazione della Contesa della Polenta, la più antica della provincia di Ancona, che si svolge ogni anno la terza domenica di luglio.

<strong></strong>
© Claudio Giovanni Colombo/123RF

La Casa di Scuretto

Ancora più curiosa è la vicenda legata alla celebre Casa di Scuretto, un'attrazione decisamente unica nel suo genere. Questa abitazione è infatti composta da una sola facciata sospesa nel vuoto; e ciò non accadde per l'imperizia di un architetto sprovveduto, ma per l'astuzia di un padre ubriacone.
Si narra che Sir Scuretto, il cui vero nome era Gaetano e di professione faceva il ciabattino della città, fosse "un uomo semplice ed un eccellente bevitore".

Il figlio, emigrato in America, gli inviava regolarmente dei soldi perché costruisse una casa dalle mura solide in cui un giorno avrebbe potuto vivere al suo ritorno in Italia, dopo tanti anni di duro lavoro. Scuretto, però, i soldi se li beveva puntualmente in tutte le osterie rifornite del buon vino del Paese; finché il figlio, insospettitosi, chiese che gli fosse inviata una fotografia della casa in costruzione. Il furbo Scuretto fece allora erigere solo la facciata, con tanto di numero civico, e si fece fotografare affacciato a una delle finestre. La casa si erge tuttora incompiuta al centro del Borgo di Corinaldo; i soldi dall'America, però, non arrivarono più.

Voir cette publication sur Instagram

Follow @instravel Tag #instravel ?? @giona_tad . . . #travel #travelphotography #explore #italy #corinaldo #italia #beautifuldestinations #igtravel

Une publication partagée par Instagram Travel Guide (@instravel) le

Il Santuario di Santa Maria Goretti

L'ultima tappa del pellegrinaggio leggendario lungo le strade di Corinaldo tocca un luogo sacro, la casa di Maria Goretti canonizzata Santa dalla Chiesa Cattolica il 24 giugno 1950 con una cerimonia ufficiale tenutasi in Piazza San Pietro. Marietta, come la chiamavano, nacque a Corinaldo nel 1890 da una famiglia poverissima. Per scarsità di mezzi la famiglia Goretti era costretta a dividere la propria casa con i Serenelli, e la giovane Marietta, appena dodicenne, fu più volte molestata dalle pretese del figlio di questi ultimi, il ventenne Alessandro.
Il 5 luglio 1902 di fronte all'ennesimo rifiuto di Maria, Alessandro la assalta violentemente con un punteruolo. La giovane viene trasportata in fin di vita all'ospedale della città, ma le sue condizioni appaiono subito disperate. Si narra che prima di spirare disse alla madre Assunta di perdonare il suo assassino in nome di Dio.
Le sue ultime parole furono: "Voglio che venga con me in Paradiso."

Le reliquie della Santa

Oggi nella Chiesa parrocchiale di San Francesco è presente un altare in marmo di carrara dedicato a Maria Goretti, in memoria della giovane che qui si recava a pregare ancora bambina. Nella sommità del centro storico di Corinaldo, all'interno della Chiesa di Sant'Agostino, è invece possibile visitare il Santuario Diocesano Maria Goretti dove sono conservate in un'urna d'argento le sacre reliquie della giovane.
A circa un chilometro dal centro di Corinaldo, raggiungibile in pullmann, si trova invece la casa contadina in cui il 16 ottobre 1890 nacque Marietta.
L'abitazione è perfettamente conservata con i mobili e gli attrezzi dell'epoca, incluso un antico modello di telaio.

Ora senz'altro capirete il fascino di questo piccolo borgo medievale arroccato tra le colline.
Le strade di Corinaldo sono intessute delle storie di ordinaria follia dei suoi abitanti, che intrecciano prodigiosamente la realtà alla leggenda: santi, martiri, soldati e bevitori, qui nessuno è escluso dal grande carrozzone della vita.