Pubblicato il 01/09/2018

#Curiosità #Tanzania

Conquista ad 85 anni la vetta del Kilimanjiaro - l'impresa da record di Robert Wheeler

Il sogno di una vita che è stato affrontato con un duro allenamento e tanta motivazione. Robert Wheeler ha conquistato a 85 anni il Kilimanjaro e ci dimostra che no, non è mai troppo tardi!

La vetta del Kilimanjaro è raggiunta ogni anno da 170 000 scalatori

© David Evison/123RF

Per tutti coloro che pensano di aver ormai superato l'età per esplorare il mondo, o quanto meno per avventurarsi nelle più impervie delle destinazioni, c'è un nuovo eroe al quale far riferimento. Si chiama Robert Wheeler, e a 85 anni ha conquistato una delle vette più alte del mondo: il Kilimanjaro. Diventando di fatto il più anziano scalatore ad aver mai compiuto l'impresa.

Era il 2014 quando Robert Wheeler, ex ufficiale militare, comunicò alla sua famiglia di essere pronto per affrontare la scalata, stava per compiere 85 anni e nonostante godesse di ottima salute l'annuncio venne accolto con lecita preoccupazione. Ma Robert non aveva certo preso quella decisione di impulso, perché la conquista del Kilimanjaro è stato il sogno di una vita, che l'ha visto studiare per anni allo scopo di coronarlo

"Negli ultimi 85 anni ho cercato di comprendere cosa significasse essere umani, e tutt'ora ci sto lavorando" ha dichiarato Robert Wheeler in una recente intervista a Guiness World Record "la scalata della montagna per me è stata eccezionale, un simbolo degli ostacoli che le persone incontrano nel corso della loro vita"

Se un escursione del genere può risultare difficile per una persona non allenata, figuriamoci cosa voglia dire affrontata da un over 80. Ma Wheeler è sempre stato sicuro della sua motivazione, e con la sua impresa ha voluto dimostrare che le persone anziane non devono arrendersi al naturale "deterioramento" del loro corpo, ma che mantenendosi attive possono affrontare qualsiasi cosa. Anche scalare una montagna.

Ad accompagnarlo nella memorabile impresa il figlio Jack, esperto aviatore navale con il quale aveva già affrontato famose montagne come il Monte Fuji in Giappone, l'Aconcagua in Argentina e l'Heipori in Tibet. Ma quella del Kilimanjiaro era un'impresa diversa, perché la distanza da percorrere sarebbe stata di 3000 piedi di dislivello al giorno, ad 85 anni e con due rotule artificiali.

D'altronde persino gli scalatori più esperti sul Kilimanjiaro devono affrontare tante avversità, come il mal di montagna, le temperature rigide, gli sbalzi termici, senza contare il rischio possibile di ictus causato da sforzo eccessivo per una persona più anziana. Robert e Jack si sono naturalmente addestrati fisicamente per la missione, trascorrendo intere giornate a scalare le montagne del vicino Missouri, percorrendo i sentieri anche otto/dieci volte al giorno per imitare quanto sarebbe stato affrontato sul Kilimanjiaro.

Una volta pronti padre e figlio si sono imbarcati sul primo aereo per la Tanzania, dove hanno conosciuto il loro team, formato dalle guide montane Rashid e Rama, il loro cuoco, e otto accompagnatori che avrebbero aiutato a trasportare gli oggetti del campo, le provviste e tutto quanto necessario per affrontare l'impresa.

La tabella di marcia prevedeva di percorrere venti miglia in salita per raggiungere il campo base a 15,500 piedi. Il viaggio doveva essere completato in due giorni, e se Robert ce l'avesse fatta sarebbe stato l'uomo più anziano al mondo a scalare il Kilimanjiaro.

La scalata è stata descritta da Robert Wheeler come una delle migliori da lui affrontate, grazie alla straordinaria natura circostante e all'aiuto prezioso del suo gruppo che non solo ha sostenuto l'aziano scalatore e il figlio nell'impresa, ma con il quale si è creato un bel rapporto. La sfida più difficile è stata sicuramente raggiungere la vetta, vista la decisione di affrontare l'ultima parte del percorso di notte, con l'obiettivo di arrivare a destinazione all'alba. Proprio durante la scalata finale Robert ha avuto il peggior momento della sua avventura, il dolore alla schiena e alle gambe era tanto da essere incapace di proseguire, e il timore di dover abbandonare la missione così vicini alla meta era alto.

"Proprio quando pensavo che i miei piedi non si sarebbero più mossi e che i miei polmoni sarebbero scoppiati, il cielo si è schiarito e siamo arrivati sul bordo di un vecchio vulcano. E con esso è arrivata nuova energia" ha ricordato Robert a proposito di quei momenti ricchi di tensione.

Altri articoli proposti dall'autore