Pubblicato il 06/01/2021

#Curiosità #Italia

La Valtellina e i suoi castelli

Al confine con la Svizzera troviamo una parte di Italia non nota quanto dovrebbe, la Valtellina. Una terra non a "formato turista", più aspra e autentica, inaspettatamente piena di castelli dai quali è possibile godere di panorami incredibili.

Di solito le mete sciistiche più ambite si trovano in Trentino Alto Adige o in Valle d'Aosta e le estati si cammina per le valli lussureggianti della Badia, aspettando con ansia un pasto caldo a base di polenta in qualche baita.
Poco si sente parlare della Valtellina, una zona montana lombarda che si spinge fino al confine con la celebre Svizzera di Sankt Moritz e Livigno.
Questa zona, che prende il proprio nome dall'appartenenza alla valle di Teglio, antico centro abitato che domina la media valle dell'Adda, è ricca non solo di piste da sci e intricati percorsi di trekking, ma anche di bellezze naturali che lasciano senza fiato. Un esempio? Il lago Palù in Valmalenco, la Val di Mello con i suoi specchi d'acqua cristallina di Qualido e Bidet della Contessa, la cittadina di Madesimo che d'inverno si copre di neve e, infine, i bellissimi castelli.

©Manfred Thuerig/123RF

Tra un piatto di pizzocheri e uno di polenta taragna, non potete non dedicare del tempo ai castelli della Valtellina; fortezze che del loro ruolo originario mantengono solo l'estetica e che catturano l'occhio di chi ama circondarsi di una bellezza senza tempo.
Ecco quindi alcuni luoghi da tenere in considerazione per rendere indimenticabile il vostro viaggio in questa terra selvaggia e preziosa!

Castel Grumello

Questo castello si erge tra le Alpi Retiche, montagne irregolari dal carattere ruvido, più per intenditori che per turisti.
Costruito nel XIII secolo Castel Grumello è un raro esempio di fortezza gemina: i due edifici che lo compongono sono infatti speculari e uniti tra loro da un tratto di mura.
Le due parti, una militare e l'altra residenziale, sono opera del ghibellino Corrado de Piro che, costretto dalle lotte fra le fazioni di Milano e Como, decise di trasferirsi in Valtellina e stabilirvisi.
Intorno alla metà del '300 la famiglia de Piro andò in rovina e fu costretta a vendere Grumello ai suoi rivali, i Capitanei. L'edificio fu infine distrutto nel 1526 per mano dei Grigioni, seguendo il destino di molte altre fortezze della zona.
Restaurato con pazienza e dedizione, Castel Grumello dal 2001 è nuovamente aperto al pubblico.

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Castel Masegra

Castel Masegra, unica fortezza della città di Sondrio, sorge in una posizione favorevole, tra Valtellina e Valmalenco, che in passato gli consentì di controllare e dominare tutta l'area circostante.
Contrariamente a Castel Grumello, Castel Masegra soppravvisse alla furia distruttiva dei Grigioni in quanto possedimento dell'influente famiglia Salis.
Un tempo edificio con funzione difensiva e militare venne poi trasformato in residenza nobiliare per edulcorarne l'antico ruolo.
Oggi Castel Masegra ospita un proprio museo storico che racconta lo stile di vita degli abitanti valtellinesi durante i tre secoli di assedio da parte dei Grigioni.

Castelli di Grosio

Anche noti con i nomi di Castello di San Faustino (Castello Vecchio) e Castelllo Visconti Venosta (Nuovo), i castelli di Grosio sono accomunati dalla stessa struttura fortificata. Il primo, edificato tra il X e XI secolo, aveva solo funzione difensiva mentre il Castello Nuovo, scampato alle distruzioni imposte dai Grigioni, era anche una residenza signorile.
La posizione strategica del Castello Nuovo e la stretta collaborazione con la casata dei Venosta consentì ai Visconti di conquistare la contea di Bormio nel 1376. Proprio grazie a questa collaborazione tra famiglie nobili, il castello prese il nome di "Castello Visconti Venosta".
Elemento architettonico principale di questo edificio è la doppia cinta muraria che un tempo fungeva da rifugio per la popolazione durante i periodi bellici.
Attualmente all'interno del Castello Visconti Venosta sono in corso scavi archeologici che hanno portato alla scoperta di un insediamento risalente all'età del ferro.

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Castello di Bellaguarda

Il Castello di Bellaguarda si trova immerso nei boschi che coprono tutta la zona compresa fra Tovo e Mazzo di Valtellina ed è quindi difficile da raggiungere senza una guida esperta per via delle strade tortuose e scivolose a picco sulla vallata.
A differenza di altre edifici simili della zona, questo castello conserva, grazie agli interventi di restauro cui è stato sottoposto nel corso degli anni, la sua struttura originaria.
Abbandonato dai Venosta in seguito all'incendio appiccato nel 1487 dai Grigioni, il castello di Bellaguarda perse la funzione di residenza fortificata divenendo abitazione di persone addette all'agricoltura nei terreni circostanti.
Oggi che non è più una base difensiva ma un rudere di rara bellezza, il castello è stato convertito a sito d'interesse culturale e reso accessibile al pubblico attraverso un percorso di visita.

Castello di Mancapane

Tra le folte chiome degli alberi valtellinesi, a circa 900 metri di altezza, spunta una ex fortezza dal nome insolito: il Castello di Mancapane.
La tradizione narra che il nome venne dato a causa della mancanza di pane subita dagli abitanti del castello in seguito ad un lungo assedio ad opera dei comaschi.
Eppure, sebbene pittoresca, questa storia non sembra trovare fondamento lasciando spazio ha un'ipotesi meno creativa ma più realistica: è ormai data per certa la teoria secondo la quale "Mancapane" derivi dal greco "Catapani", nome originario di un'importante famiglia guelfa insediatasi nel 1372 nel vicino Castel Grumello, i Capitanei.

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Per le Vie dei Vini - Chiesa di San Giorgio, Chiesa di San Giovanni Battista, Chiesa di Sant'Antonio Abate #valtellina #viedeivini #chiesasangiorgio #chiesasangiovannibattista #chiesasantantonioabate #castelgrumello #castellomancapane #castellidisondrio #sondrio #montagnainvaltellina

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Cosa Mangiare

Se vi trovate in Valtellina e siete amanti del cibo di montagna, allora dovete assolutamente provare i piatti tipici del territorio (che non sono molto leggeri, quindi preparatevi a una lunga camminata post pranzo): pizzoccheri (pasta di grano saraceno condita con patate, verza e formaggio casera fuso), polenta taragna, sciatt (bocconcini di grano saraceno fritti con cuore di formaggio filante) e poi bresaola e la Bisciola (dolce simile al panettone, condito con frutta secca e uvetta).

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Pizzocchero a modo mio. . Cuocio in pentola a pressione per 8minuti mezza verza piccola . Aggiungo all'acqua della verza altra acqua, porto a bollore e cuocio i pizzoccheri. . Nel frattempo salto la verza a listarelle con 1 cucchiaio di olio, 1-2 spicchi di aglio, salvia e poca acqua. . Aggiungo i pizzoccheri e salto per qualche minuto . Spolvero con parmigiano o manteco con caprino e pepe

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