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Arriva Fairbnb, l'alternativa etica che lancia il guanto di sfida ad Airbnb
Pubblicato il 04/01/2019

NovitàItalia

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Airbnb e l'homesharing non regolamentato possono seriamente mettere in pericolo il mondo del turismo. Ad arginare i danni vorrebbe pensarci Fairbnb, un'alternativa etica e sostenibile della piattaforma di homesharing più usata al mondo. Obiettivo quello di aiutare le comunità ospitanti, invece che danneggiarle.

Fairbnb tocca una corda sensibile di Airbnb: quella dell'eticità

Fairbnb tocca una corda sensibile di Airbnb: quella dell'eticità
© Worawee Meepian/123RF

Si proclama come l'alternativa corretta di Airbnb, e ha come obiettivo quello di una collaborazione tra le comunità ospitanti e gli host. Si chiama, non a caso, Fairbnb, ed è la prima piattaforma di homesharing sostenibile.

«I siti web che offrono affitti per vacanze a breve termine consentono esperienze di viaggio economiche e uniche. Gli abitanti del posto possono integrare le loro entrate condividendo la loro cultura» si legge nel Manifesto del sito web «Ma questo modello ha un costo, perché fa salire i prezzi immobiliari, frammentando le comunità e chiudendo le imprese locali. Il turismo guidato dalla tecnologia sta rendendo sempe più difficile per i locali vivere e gestire i propri quartieri».

La soluzione? Quella di puntare i riflettori sulla comunità, priorizzando le persone sui profitti e facilitando esperienze di viaggio autentiche, sostenibili e private.
Fairbnb si presenta dunque come una piattaforma online che consente agli host come ai viaggiatori di mettersi in contatto per veri e propri scambi culturali, che non pesino sulle spalle delle comunità. Bellissimi intenti, ma come funzionerà nel concreto?

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Attraverso quattro principi. A cominciare dal possesso collettivo della piattaforma, che apparterrà a tutti coloro che la utilizzeranno. Lo scopo è quello di non avere un "padrone" di modo che tutte le scelte fatte su Fairbnb possano essere nel bene delle comunità.
A tal proposito Fairbnb si ripropone di mantenere un "governo democratico", che veda non solo la partecipazione delle comunità locali cittadine, ma persino i governi effettivi allo scopo di promuovere la regolamentazione e la sostenibilità del turismo.
E parlando di sostenibilità, i proventi della piattaforma verranno reinvestiti in progetti sociali che possano bilanciare gli effetti negativi del turismo. A votare i progetti da finanziare i locali stessi, che potranno scegliere tra parchi giochi, aree verdi, cafè comunitari e tante altre proposte che possano migliorare i quartieri.
Infine, sul piano delle informazioni raccolte, Fairbnb si proclama piattaforma open data, disposta ad osservare la legislazione locale e regionale e a tutelare la privacy e la sicurezza dei membri della piattaforma. Promesso anche un occhio di riguardo per la situazione legale degli alloggi, allo scopo di evitare subaffitti, truffe e infrazioni della legge come spesso leggiamo succedere sui siti di homesharing.

In Italia Fairbnb debutterà in beta, a partire già da questo mese, a Venezia e Bologna, due città non scelte a caso. Perché se Venezia si colloca come la terza città più prenotata su Aribnb, Bologna ha visto una protesta degli studenti contro l'aumento dei prezzi di affitto proprio a causa delle piattaforme homesharing.

Un progetto sicuramente interessante che non resta che provare! Perché se realmente avrà un impatto sulle comunità ospitanti potrebbe costituire un'alternativa decisamente positiva di vedere il turismo.