Tradizionalmente, i makiritare cacciavano la grossa selvaggina con archi e frecce e pescavano gettando nel fiume la corteccia macinata di un albero velonoso. I pesci, asfissiati dall'intruglio, risalivano in supericie. Questi due metodi sono stati soppiantati dal fucile, che facilita il compito per la selvaggina più grossa e dal filo da pesca, evitando lunghe spedizioni nella giungla per trovare l'albero e pescare giusto il necessario, dal momento che i pesci si stanno facendo sempre più
rari. Persiste la caccia alla cerbottana per prendere gli uccelli, fonte di calcio. Ormai, la carne di questi uccelli è apprezzata solo dagli
anziani. Le lunghe cerbottane sono il mezzo migliore per poter raggiungere gli uccelli che si nascondono nel fogliame degli alberi. Più la cerbottana è lunga, più il tiro sarà preciso. Fabbricano le frecce in bambù e ne avvolgono l'estremità con un filo di cotone affinché i tiri siano dritti. Imitano il grido degli uccelli, che rispondono, potendo così localizzare l'esatta posizione del bersaglio. Secondo l'usanza, il primo che avvista una preda ha il diritto di tirare.
Ritorno dalla caccia
Convivenza: tradizione e modernità