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© Patrick de Franqueville
Ad Amman vale la pena visitare tre musei: il ricco Museo Archeologico della Giordania (dalla preistoria all'antichità romana), il Museo del Folclore Giordano (interessante collezione dedicata alla vita dei nomadi del deserto giordano) e il Museo delle Tradizioni Popolari (vita quotidiana degli antichi beduini e mosaici bizantini provenienti soprattutto da Madaba).
© Michel Troncy/Hoa Qui
La Giordania ha conservato numerosi mosaici bizantini, realizzati in particolare nel VI secolo da artisti locali che crearono una vera e propria scuola. Uno dei più famosi è la mappa della Palestina della chiesa di San Giorgio di Madaba: un documento unico, tanto per la sua precisione geografica (sono citati 150 luoghi) quanto per il suo simbolismo cristiano. Non perdetevi neanche l'eccezionale mosaico di Umm er Rasas, che rappresenta le città del mondo cristiano orientale; i mosaici della chiesa del monte Nebo, in particolare quello del battistero-diaconico, che è una vera e propria lezione di iconografia paleocristiana; il mosaico di Khirbet el Mukhayyat (forse l'antico Nebo), che rappresenta scene pastorali e animali; il bel pavimento di mosaico della chiesa dei Santi Cosimo e Damiano a Jerash.
© Patrick de Franqueville
Edificata nei primi tempi dell'Islam dal califfo Walid I (707-715), questo "castello del deserto", classificato come patrimonio Unesco, è la ciliegina sulla torta del vostro itinerario. All'entrata troverete i resti del sistema idraulico dove è stata rimontata una delle norie. La sala dell'udienza e l'hammam hanno conservato dei dipinti che costituiscono una testimonianza davvero inestimabile, poiché rappresentano figure umane, molto rare nell'arte islamica. Tali affreschi che ornano muri e soffitti mescolano influenze elleniche, cristiane e persiane. In tutto vi sono duecentocinquanta personaggi e molti animali che raffigurano la corte, la caccia, l'artigianato, la vita quotidiana e la mitologia.
© Patrick de Franqueville
Costruito anch'esso sotto il califfato di Walid I, tale edificio imponente aveva una funzione difensiva, contrariamente agli altri castelli. Lo confermano la struttura quadrangolare, le alte mura sulle quali si aprono unicamente delle feritoie, nonché le quattro torri agli angoli. Al piano terra, da una parte e dall'altra dell'atrio, si trovavano le riserve e le scuderie dei cammelli, mentre gli appartamenti (bayt) erano nelle ali dell'edifico, intorno al cortile centrale.
Il più grande dei castelli omayyade è rimasto incompleto. La muraglia che circondava l'edificio centrale, rinforzata da ventitré torri semicilindriche, misurava 144 metri per lato. (al giorno d'oggi rimane solo qualche frammento delle decorazioni in gesso scolpito, mentre le parti essenziali sono conservate al Pergamon Museum di Berlino).
© Christian Sappa/Hoa Qui
A est di Amman si estende la steppa, poi il deserto di sabbia e di pietra... La parte orientale della Giordania è il regno dei beduini. Un'incursione in quest'arida regione, collegata al deserto d'Arabia, si giustifica ampiamente per la presenza dei famosi "castelli del deserto". L'itinerario dei "castelli del deserto", lungo 250 km partendo da Amman, è uno dei classici della Giordania. Costruiti dai califfi omayyadi, essenzialmente nella prima metà del VIII secolo, questi sontuosi palazzi fortificati con i loro hammam e le loro raffinate decorazioni, erano innanzitutto luoghi di riposo e di piacere. I califfi omayyadi riprendevano lo stile di vita dei loro avi nomadi, tra caccia, banchetti e poesie. Ma il loro ruolo era anche strategico. Quando organizzavano partite di caccia per i capi beduini nel deserto, seguite poi da prestigiosi ricevimenti, il sovrano si assicurava la fedeltà delle tribù nomadi e quindi la sicurezza dell'impero. Quanto ai caravanserragli situati in alcune residenze, servivano a proteggere le carovane che percorrevano l'immenso impero omayyade, che si estendeva da Cordova all'Indo. All'epoca alcuni sbarramenti trattenevano l'acqua dei guadi e permettevano una buona manutenzione dei giardini, miracoli di verde nel cuore di uno dei deserti più aridi del mondo.
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