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Poche automobili, nessuna deforestazione selvaggia: ciò che colpisce il visitatore all'arrivo è la purezza dell'aria e la qualità dell'ambiente. Poiché grazie a regole ferree, il regno ha saputo proteggere i suoi paesaggi sontuosi quasi intatti. La foresta copre ancora quasi tre quarti della superficie del paese e gli spazi, modellati dalla mano dell'uomo nelle vallate, si alternano con terre di altitudine isolate, dove le bandiere di preghiera che ondeggiano nel vento sono gli unici testimoni della civiltà. Le vette innevate dell'Himalaya non sono mai molto lontane, ma la posizione geografica del paese, che si eleva man mano che ci si allontana del confine indiano, gli conferiscono dei paesaggi molto caratteristici.
© Francis Latreille/Hoa Qui
A sud la pianura meridionale che si ferma davanti ai contrafforti himalayani (1.700 metri di altezza) è il luogo della giungla tropicale e delle sue piccole città attive, come le postazioni di frontiera di Phuntsholing, di Geylegphug e di Samdrupjonkhar. Questa sottile striscia di terra lascia rapidamente il posto a delle pendenze sempre più ardite, ricoperte di foreste di latifoglie, per penetrare quindi nel santuario bhutanese dei monasteri, dei templi e delle fortezze, soprattutto intorno a Thimbu.
© D.R.
La regione di Khyeng e la sua fitta giungla segnano il passaggio verso le vallate centrali (tra 1.100 e 2.600 m). Il passo di Yutola conduce a Bumtang, nel cuore delle quattro vallate che si estendono tra 2.700 e 4.000 m. Le vallate di Chumey e di Choekhor sono di carattere agricolo, mentre quelle di Ura e di Tangsont sono destinate all'allevamento di yak. Le rare abitazioni hanno barattato la muratura tipica del sud (terra argillosa compressa con sassi e paglia) con la semplice pietra. A est le regioni di Mongar e di Tashigang, che scendono poi verso l'India, sono le più aperte e poco elevate.
© Gérard Antoine/Hoa Qui
Tutto il nord del paese è occupato dalle vette himalayane, che arrivano a più di 7.500 m. Si tratta sicuramente di un terreno adatto al trekking. Alcuni tour operator e la maggior parte delle agenzie del luogo propongono escursioni a tema (osservazione di uccelli, di orchidee o di piante medicinali). Comunque il Bhutan non è il Nepal e non bisogna aspettarsi di trovare itinerari segnalati: non ci sono infrastrutture di accoglienza, rarissime sono le zone abitate e l'evacuazione risulta difficile e costosa in caso di problemi. Si è soli al mondo. A queste difficoltà materiali si aggiunge un clima sensibilmente più capriccioso che in Nepal, soprattutto un vento forte che soffia spesso il pomeriggio. Va da sé che la presenza di una guida è quindi obbligatoria. Tra gli itinerari proposti, il "sentiero Druk", che collega Thimbu a Paro in 4 giorni, è uno dei più facili ma soprattutto interessante da percorrere a maggio, quando fioriscono i rododendri. Di livello superiore, l'itinerario che passa dal campo di base di Chomolhari, a 4.000 m, attraversa magnifiche regioni dove vivono molti allevatori di yak. Contrariamente ai due percorsi precedenti, il trekking di 4 giorni nella vallata di Bumtang permette di visitare numerosi villaggi e monasteri ad elevate altitudini. Per gli avventurieri in eccellente condizione fisica, il Bhutan riserva due itinerari di trekking intenso ma eccezionale. In 18 giorni il "Lunana Trek" passa per la regione alta della Laya (4.000 m), supera il colle di Ganglarkarchung, a 5.100 m, prima di raggiungere la regione di Lunana vicina al Tibet. Coloro che non sono ancora stanchi possono unire questo percorso a quello del campo base di Chomolhari. Ma è una vera spedizione di quasi un mese che copre 350 km e supera tre rilievi a più di 5.000 m.
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