Non è la solita azione benefica da parte di vip depressi che, per questione di karma, tutto ad un tratto decidono di mettere mano al portafoglio per fare i conti con la propria coscienza. A Damon Albarn (già leader di Blur e Gorillaz) i problemi dell'Africa stanno davvero a cuore e non è una novità. Già nel 2002, il cantante volò in Mali per l'Ong britannica Oxfam per produrre Mali Music, una raccolta degli artisti più interessanti della zona dimostrando che il rock è (anche) ricerca. Albarn è uno di quelli a cui piace divertirsi rendendo la gente felice e impegnata in progetti come DRC Music, appena nato nella Repubblica Democratica del Congo, al quale hanno partecipato circa 50 musicisti del paese.
L'ex Blur è tornato in Africa per sostenere ancora una volta Oxfam e giungere Kinshasa, la capitale di un paese devastato da condizioni igieniche al limite della sopravvivenza, da una dilagante povertà e da una bassa scolarizzazione a favore di un precoce incontro con le armi. Accompagnato da un team di produttori di gran classe (tra i quail Dan The Automator, Gorillaz e Kasabian; Richard Russell proprietario di XL Recordings), Albarn ha inciso un album in cinque giorni, con l'obiettivo di abbattere le barriere culturali dell'Occidente nei confronti del resto del pianeta. Africa in primis.
L'album, che raggruppa i migliori artisti congolesi (qui sconosciutissimi), crea un ponte sonoro tra Africa e Occidente. Non si tratta dell'ennesimo disco etichettato come "musica etnica" solo per il suo scadente contenuto. Qui, a vincere è la grande quantità di sperimentazione che scorre nelle vene di Albarn e soci che non si limitano a dialogare con i ritmi africani degli artisti congolesi, ma si lasciano contaminare l'un l'altro fino a calpestare ogni frontiera tra Europa e Africa.
Kinshasa One Two è il punto d'incontro di due terre che, attraverso il gioco, mescolano gusti, conoscenze ed esperienze al fine di produrre un album così eterogeneo da sembrare, talvolta, sconclusionato e discontinuo. Ma il risultato rimane stupefacente.
Il singolo Hallo è il manifesto del progetto: le voci ammalianti di Damon Albarn e Nelly Liyemege si tendono la mano tra ritmi e sintetizzatori dubstep. La strumentale K Town rimette in mostra l'origine nera; dell'odierno hip hop, tanto amato in Occidente. Senza lungaggini Love dà spazio al crudo e autentico sound delle "african roots"; in Three Piece Sweet Part 1&2 (probabilmente) Richard Russel riporta in Africa, le esperienze di anni di produzione con i Prodigy. Non mancano momenti d'intrattenimento musicale e di danza puri così come sono, spinti dalla riflessione sociale (We Come From The Forest).
I ricavati di Kinshasa One Two andranno all'associazione Oxfam per aiutare la popolazione della Repubblica del Congo. Un dubbio sorge: è più urgente la beneficenza alla popolazione congolese o Kinshasa One Two allo stato d'animo occidentale del momento? In ambo i casi, compratevi l'album!
P. S. Nella Repubblica Democratica del Congo si consuma una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, con povertà e guerra civile che hanno causato dal 1998 a oggi più di 5 milioni di vittime, il bilancio più sanguinoso dalla Seconda guerra mondiale.
Maicol Viale
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Prezzo medio: 15,00 €