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FascinoAperto da un po' meno di un anno nella città vecchia, The Swahili House sembra essere su tutte le bocche. In un antico palazzo di commercianti indiani del XIX secolo, a due passi dal mercato e a due e mezzo dai giardini di Forodhani, gli altissimi soffitti, le scale di legno, le camere inuguali sono i tocchi di fascino dell'hotel.
Testo di V. Maiella - Foto di A. Lorgnier
A Stonetown, l'hotel si trova a prossimità del mercato. Contare forse 5-6 minuti per raggiungere tramite vicoletti i giardini di Forodhani e il Palazzo delle Meraviglie. Calcolare almeno una mezz'oretta per raggiungere l'aeroporto internazionale, invece. Dalla città partono gli autobus tipici, i dalla dalla, verso le diverse località dell'isola. È necessario essere pazienti però perchè i tragitti possono rivelarsi alquanto lunghi.
Per i suoi tre piani, ma dall'altezza degli antichi palazzi di Oman, un ascensore è previsto. All'ora della nostra visita (novembre 2009, Ndr), l'apparecchio era bloccato a Dar Es Saalam e si discuteva sul modo di trasporto.
Aperto nel dicembre 2008, The Swahili House fa parte della società che dispone sull'isola anche di due strutture al sud: l'Unguja Lodge e il Fumba Beach Lodge. Entrambe dalle prestazioni di qualità (vedi le nostre recensioni a proposito).
Il palazzo antico era la casa di un mercante indiano del XIX secolo, da intendere allora altissimi soffitti, come nei palazzi nobili dell'Italia, un facciata austera e funzionale e delle scalinate d'epoca in legno pronti ad immergere il viaggiatore in un'atmosfera passata. Che non ci si lasci ingannare dal cortiletto di entrata, piuttosto scarno e battuto senza pietà dal sole zanzibari dove, a lato, si trova la reception, perchè una volta penetrati nella "House", freschezza dei muri e arredi essenziali creano un angolo di pace in piena frenesia della città vecchia.
Un patio interno illumina in tutta l'altezza l'edificio, abbellito da un lungo luminario dalle fattanze omaniane che richiamano il passato arabo dell'isola. Nello stesso stile, mobili di legno, qualche specchio e panieri accompagnano l'ospite attraverso i corridoi che portano alle stanze. Si è cercato di non riempire la totalità dello spazio, attraverso un arredamento troppo presente. Funziona, la mente si riposa tutt'apprezzando gli elementi presentati.
Da aspettare, tuttavia, per alcuni angoli, qualche decorazione in più ma ci hanno assicurato che non tarderà. La direzione cerca, infatti, di scegliere con pertinenza. E meno male!
A dispetto delle dimensioni imponenti della facciata, sono poche, come tradizione nella città vecchia, le camere del The Swahili House. Se ne contano una ventina, dalle dimensioni variabili (edificio antico oblige) a seconda delle categorie. Se le standard possono rivelarsi un poco strettine, salendo di categoria si riesce ad avere delle dimensioni più conseguenti. Di un candore praticamente angelico, tutte sono arredate con un mobilio zanzibarino dalle influenze d'oman marcate, e colorate da cuscini di tessutu tipici. Si presentano tutte con un bagno aperto, nel rispetto della moda locale. Nelle suites sarà possibile trovare una vasca (dai colori rossi tipici, come modellate nel muro), mentre le standard dovranno accontentarsi della doccia. Due sole le suites con balcone, rispondendo tra l'altro all'altisonante nome di "Sultan Suites", anche se il resto delle camere è abbellito dalle piccole finestre in legno tipiche della città vecchia. Non male, infine.
A nostro parere la parte più grandiosa dell'hotel. Una parola: "roof terrasse" o, per i non anglofoni, "terrazza sul tetto". Immaginate essere in cima di uno dei più alti edifici di Stonetown e abbracciare una vista a 360°: i colori dell'Oceano Indiano, i pinnacoli delle moschee, i colori del tempio induista, i panni stesi sulle mille e una piccole terrazze, i balconi intagliati... Insomma si potrebbe restare una giornata ad ammirare la vista! A questo aggiungete delle tavole in legno simpaticamente decorate, dei banchi seppelliti sotto cuscini in tradizione orientale dove distendersi e soprattutto un angolo destinato alla vasca jacuzzi. Intelligentemente sede del bar oltre che del ristorante, il tetto del The Swahili House è un angolo di pace impossibile da disdegnare. La brezza marina che non circola tra i vicoli qui accarezza placidamente il viso e all'ora delle preghiere i canti dei muezzin risuonano con una melodia sorprendente.
Al ristorante, come dietro una vetrina alla vista dell'ospite, un giovane chef londinese che si diletta in quel che viene generalmente definita una cucina "fusion", per restare alla moda. In traduzione, i piatti si manifestano attraverso un unione di stile e generi dando pietanze del tipo "Zanzibar bouillabaisse" o "ravioli di aragosta". A colazione, buffet internazionale con succhi di frutta rigorosamente freschi, e cereali fatti in casa (si, si, è possibile!). Si accettano ospiti esterni per pranzo e cena ma conviene prenotare visto che si dispone solo di una trentina di coperti.
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Valutazione dell'interesse dell'hotel in base al voto sul confort, alla sua posizione e ai prezzi della sua categoría.
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