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CuoreSi erge fiero il Grand Hotel Parker's dominando con orgoglio la baia di Napoli dalle curve del corso Vittorio Emanuele. E "tiene ragione", come direbbero i Partenopei. Palazzo storico, le sue origini rimontano al 1870 data in cui era conosciuto sotto il nome "Albergo Tramontano". Nella città del Gran Tour, il Parker's si crogiola in un'atmosfera letterario-artistica culturale, sapientemente abbellita dai suoi attuali proprietari. Uno stile classico, come si confà alle sue origini di fine ottocento, una spa dai trattamenti naturali e un ristorante panoramico con un cuoco più che riconosciuto sono i tre ingredienti del successo dell'hotel, fra gli indirizzi conosciuti della città partenopea.
Testo di V. Maiella - Foto di Olivier Lechat.
Lungo il corso Vittorio Emanuele, poco distante dalla fermata dallo stesso nome della funicolare di Piazza Amadeo. Contare almeno una quarantina di minuti per un tragitto da e verso l'aeroporto di Capodichino. Il centro storico è più lontano: raggiungibile a piedi o con i mezzi pubblici (preferire allora la funicolare Centrale), contando più o meno una mezz'oretta.
Il Grand Hotel Parker's è fra gli indirizzi Spa della Napoli bene. Niente piscina o atmosfera particolarmente orientale-zen ma bensì una scelta molto curata dei prodotti, privilegiando gli ingredienti naturali. Progetto nato con Marc Messegué, si vuole una spa day light con tanto di programma per rimessa in forma. Essenziali i trattamenti naturali che definiscono il centro una «spa gourmet». Odorate gli aromi esalati dalle creme, soprattutto quelle al cacao, viene quasi voglia di assaggiare... Il principio è semplice: ingredienti naturali, senza conservanti, né coloranti, sono combinati fra loro per usufruire dei principi attivi di Madre Natura. Nella fattispecie si può ritrovare uno scrub corpo agli agrumi immediatamente centrifugati (per conservare la vitamina C) e combinati al Corindone, cristallo naturalemente esfogliante. O delle cure al cacao, appoggiandosi sulle sue proprietà antiossidanti o anche trattamenti di vinoterapia.
Proprio per quel che riguarda la vinoterapia la spa può vantarsi di un contatto nel mondo del vino non banale. L'hotel e la spa, infatti, appartengono alla stessa famiglia che possiede i vini Villa Matilde, conosciuta cantina dell'Irpinia.
Approfitando di questo legame di famiglia, d'altronde, l'hotel organizza delle escursioni nelle cantine e vigne di proprietà.
Si presenta con la sua facciata liberty, l'hotel, in una delle tante curve del corso Emanuele. La storia dell'hotel rimonta alla fine dell'Ottocento e prima ancora sotto le spoglie di villa privata del principe Grifeo. È facile immaginare quindi un bell'edificio d'epoca, ormai palazzo storico, con tanto di balconi e colori chiari che si declina poi in un'entrata tutta di legno, marmi e opera d'arti fra quadri d'epoca e statue in bronzo. Si è capito la direzione dell'hotel vuole conservare quel stampo artistico che faceva di Napoli una tappa del Gran tour degli intellettuali europei.
Attualmente di proprietà della famiglia Avallone di Napoli, l'hotel ha mantenuto tuttavia il suo antico nome. Bisogna dire che l'aneddoto che lo accompagna è degno di nota. Siamo nel 1889, il biologo inglese George Bidden Parker, habitué dell'hotel allora sotto il nome di Tramontano Beaurivage, si diletta in una partita a carte con il proprietario dell'epoca. Il dispiacere di uno, fa la gioia di un'altro che da cliente diventa proprietario! Di questa vittoria alla carte, l'hotel ne conserva il nome, onorando il biologo che lo gestì, tra un'esperimento sulle spugne e un'altro (spesso alla stazione biologica Anton Dohrn), per ben 20 anni. Con questa "british connection", e una fortunata citazione sulla guida Baedeker, il Gran Hotel Parkers entra a far parte degli indirizzi frequentati dagli intellettuali di inizio novecento come Virginia Wolf, Oscar Wilde o anche Robert Louis Stevenson. Rivenduto, l'hotel subisce la storia delle due guerre per poi arrivare nelle mani attuali della famiglia Avalllone.
Oggi, l'hotel si ammanta senza dubbio in questa sua lunga storia. L'atmosfera rimane classico, di un lusso discreto ma combinato alle comodità di oggi. La spa al naturale è ben conosciuta fra i salotti napoletani e l'hotel si è dotato anche di una terrazza-solarium. Il concetto è quello di approfittare della vista panoramica che dal Corso Vittorio Emanuele abbraccia il golfo di Napoli. Sedie, ombrelloni e cuscini vengono a sottolineare la comodità. Peccato non poter approfittare né di piscina, né di vasca idromassaggio: l'hotel ha richiesta l'autorizzazione per un eventuale cantiere ma questa gli è stata rifiutata tendendo conto del suo carattere di "palazzo storico".
Forse la parte meno particolare dell'albergo. Cinque i piani, a ognuno dei quali corresponde uno stile: Luigi XVI al primo, Direttorio al secondo, Stile Impero per il Terzo e Quarto e stile Carlo X per il quinto. Si è capito, gira e rigira, il punto in comune è senza ombra di dubbio un'atmosfera classica. Il mobilio antico in legno, dei tendaggi pesanti, parquet d'epoca dai colori chiari e i designi lineari, gli elementi ci sono ma non convincono particolarmente, anche per gli amanti del genere.
Incredibile la vista offerta per le camere che si affacciano sul Corso: luminose si sono indondate dai colori del mare. Innegabilmente un dettaglio piacevole. Altrettanto deludenti le sale da bagno: certo in marmo ma decisamente banali.
Da evitare, invece, le stanze standard che si affacciano sul cortile, con una vista sul palazzo di dietro. Non approfittare della panoramica sul golfo, sembre veramente una punizione.
Il George's, sì il nome è un diretto omaggio al biologo inglese, è a nostro parere fra i motivi di scelta dell'albergo. Prima di tutto perché si parla di ristorante panoramico sulla baia, con tanto di balconata in ferro battuto che permette di consumare il proprio pasto al di fuori. Secondo poi perché lo chef, Vincenzo Baciot Terracino, napoletano, si diletta nelle ricette tipiche regionali sposando il gusto degli ingredienti campani a un'estitica di colori e forme nel piatto. Il menù, pranzo e cena si consumano alla carte, si esprime in poesia alternando "gomitolo di spago al ragù di moscardini, cozze e pecorino di fossa" a "cannelloni di pane croccante con ricotta di bufala infornata su vellutata di zucchine e vongole", fino al "baccalà appena stagionato al vapore con insalatina di legumi con salsa limoncina ed erba cipollina". E i piatti rimangono altrettando piacevoli da degustare che da leggere.
Stessa cura viene dato al buffet della colazione: mozzarella di bufala, prosciutto d'Avellino e plumcake, muffins e torte preparate fresche dallo chef e la sua equipe in cucina.
Per quel che riguarda la cantina, alle etichette nazionali si accompagnano i vini di Villa Matilde, ancora proprietà della famiglia Avallone: decisamente di che scegliere e farsi raccomandare i buon vini campani (Falanghina, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Falerno, Aglianico...).
Da consigliare, anche per coloro che non soggiornano all'hotel.
Valutazione dell'interesse dell'hotel in base al voto sul confort, alla sua posizione e ai prezzi della sua categoría.
Valutazione dell'hotel in funzione dell'insieme di servizi e prestazioni offerte.
Valutazione della qualità dell'hotel in base alla sua posizione geografica