Il dibattito si consuma in questi giorni sotto il sole californiano. La stampa a stelle e strisce trattiene il fiato aspettando di annunciare se il Sunny State sarà il primo stato americano a proibire il foie gras francese, con l'accusa di crudeltà verso le oche. La decisione era stata presa nel 2004, durante il governo di Arnold Schwarzenegger, ma un periodo di grazia di otto anni era stato accordato. Il 1° luglio prossimo, tuttavia, si saprà se la specialità francese passerà alla ghigliottina o meno.
Nell'attesa, sudori freddi colano lungo la schiena dei golosi e grandi chef che si spolmonano spiegando come la delicatesse francese sia frutto di una lunga tradizione gastronomica, una specie di patrimonio immateriale dell'UNESCO. Temendo il bando nazionale, presi dal panico, i pro foie-gras organizzano eventi degustativi a ruota libera, immaganizzando provviste su provviste. Provocando così una crescita esponenziale dei prezzi: 120 dollari al chilo.
D'altra parte, gli attivisti anti-foie gras sbiancano raccontando il supplizio delle oche, ingozzate a morte in preda a terribili sofferenze. La papera è infatti alimentata con forza, permettendo al fegato di aumentare di 10 volte la sua taglia normale.
Un impasse che sembra definitiva. Se la crudeltà del gavage* non può essere negata, la libertà di scelta del consumatore sembra correre un rischio. Tuttavia, una soluzione potrebbe essere quella scelta dalla Gran Bretagna. Se il "gavage" è vietato in Inghilterra, il Regno Unito autorizza comunque la vendita e l'importazione del foie gras francese.
D'altronde, chissà se il bando del foie-gras gioverebbe alle relazioni franco-americane. Da poco Barack Obama ha congratulato il neo presidente francese Hollande, invitandolo alla Casa Bianca in occasione del prossimo vertice G8. Champagne e foie gras per l'aperitivo?
*gavage= speciale pratica dell'ingozzamento.
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