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Everest, signore delle cime?

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17 settembre 2012 - 05:08

Mentre scendeva dall'Everest, il 18 maggio scorso, Ralf Dujmovits si disse che quel serpente umano di oltre 600 persone non poteva essere una realtà. Volle crederci , tuttavia, e scatto' una serie di fotografie che poi invio' ai principali quotidiani internazionali, e al governo nepalese.
Li chiamano hobby climbers, gli alpinisti della domenica. Sull'Everest paiono riprodursi, tanti sono ormai a intraprendere la scalata della vetta più alta del mondo. Perla del massiccio himalayano, è la sfida ultima degli alpinisti più appassionati, ma da qualche tempo (anni ormai) è diventata terreno di gioco per semplici turisti.

Il 18 maggio, a causa delle difficili condizioni metereologiche che si prospettavano all'orizzonte, Ralf Dujmovits decide di rinunciare all'ascesa. Una decisione non semplice da prendere per un appassionato delle cime, ma la montagna è regina. E Dujmovits - 50 anni di cui molti consacrati alla montagna - sa che alle regine si obbedisce. Nel dietrofront c'è pero' una nota stonata: sul dorsale si profila ai suoi occhi un'unica cordata umana. A salire sono 39 spedizioni, per un totale di oltre 600 persone. Una specie d'autostrada d'alta quota, il traffico sul tetto del mondo. L'ingorgo è surreale, come quell'uomo con la bicicletta sulle spalle incontrato nel corso dell'ascesa: "ho sempre sognato di arrivare in cima con la mia due ruote". Surreale e ignaro dei rischi di ipotermia e affaticamento che quegli ottomila metri avvicinano pericolosamente al naso degli scalatori. L'incoscienza prende corpo in maniera eclatante in una giornalista francese in sovrappeso, racconta l'esperto, praticamente già senza ossigeno ancor prima di arrivare in altezza.
"Ho trovato la scena a dir poco assurda" ha riportato: " guardando le persone, ho provato lo strano sentimento che non tutti ne sarebbero ritornati. Come la sensazione che, guardando le foto che avevo scattato, alcuni sarebbero morti presto."

Arrivato a destinazione, l'alpinista tedesco decide di avvertire le autorità: bisogna limitare l'accesso alla scalata dell'Everest. L'idea era già stata proposta, per ragioni differenti, dagli ecologisti nepalesi, preoccupati dell'inquinamento di turisti insensibili al valore naturale della regione: la montagna si è trasformata nella "discarica più alta del mondo", lamentano, e per assicurarne la protezione serve un intervento radicale.
Per inquinamento o sicurezza, la soluzione pare combaciare. Dujmovits ha chiesto al governo nepalese maggior rigore, e un controllo degli accessi alla montagna: chi vuol salire dovrà dimostrare le sue competenze alpinistiche. Il braccio di ferro è inevitabile, spiega. Del resto, lui non ci salirà più: troppa gente lassu'.

Gaia Puliero

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