Il crac era un fatto già da marzo. La compagnia low cost Windjet ha tuttavia continuato a volare senza che troppo rumore venisse fatto sulla sua reale situazione economica: sull'orlo del fallimento (prima) e impegnata in una trattativa con un'Alitalia vagamente interessata al suo acquisto (poi), il vettore siciliano si trova da qualche settimana al centro di una bufera non da poco.
All'origine della matassa, nove anni di attività che pur trascinandolo all'ombra del podio aereo italiano (Windjet è la quarta compagnia nazionale per quota di mercato) non hanno evitato al vettore un rosso difficile da risalire. Ad aprile scorso arriva la comunicazione di Alitalia: la riprendiamo noi, dicono, la prospettiva è interessante per consolidare una presenza locale e resistere ai colossi low cost che già si contendono le rotte italiane (Ryanair e Easyjet in particolare).
Comincia la tavola rotonda, l'Enac impone una deadline (il 7 agosto) per l'acquisizione definitiva, ma le cose non vanno come devono. Alitalia cambia idea: difficile sanare i debiti altrui quando il proprio bilancio già non è roseo, soprattutto se di mezzo (Garante oblige) c'è la cessione di una serie di slot alla low cost. L'Autorità vorrebbe che alcune fasce orarie di decollo e atterraggio (gli slot appunto) di Alitalia sull'aeroporto di Linate (quelli su Palermo-Milano e Catania-Milano) fossero cedute al vettore siciliano, ma cosi facendo la ex compagnia di bandiera avrebbe un buco di circa 2 milioni di euro. L'accordo salta, le trattative riprendono ma per rispettare il principio di concorrenza e non essere agevolata rispetto agli altri vettori operanti su alcune mete focali (Roma, Bologna, Milano, Palermo, Catania, Venezia) Alitalia dovrebbe tagliare alcune tratte.
La storia infinita passa per un tira e molla dal quale l'Enac resta bene allo scarto. Si pronuncia solo giovedi' dalla bocca di Vito Riggio, con un certo spirito vacanziero alla Berlusconi da finesettimana in campeggio: "Non c'è nessuna compagnia aerea italiana che produca attivi" ha dichiarato il presidente Enac: "se dovessimo chiudere le compagnie solo perché sono in perdita sarebbe un deserto". L'uscita all'acqua di rose non passa inosservata, il Codacons scende imperterrito sul piede di guerra (e per fortuna), e ricorda l'esistenza di una dichiarazione di rischio a proprio carico che l'Ente avrebbe il dovere di far firmare ai consumatori al momento dell'acquisto del biglietto (sul sito della compagnia o via agenzia). Senza contare le pubblicità della compagnia che hanno continuato a campeggiare sui principali quotidiani italiani fino a due giorni dopo il blocco dei voli (avvenuto domenica scorsa).
Per il momento, sono circa 300mila i biglietti che di qui ad ottobre sono stati venduti su voli Windjet. L'Enac ha pubblicato sulla sua homepage l'elenco dei voli di copertura, effettuati da altre compagnie (Alitalia, Meridiana, Blue Panorama, Mistral...), ma il problema del risarcimento resta. I passeggeri bloccati in Sicilia sono stati costretti a pagare una somma media di 80€ (versati direttamente alla compagnia) per poter usufruire di questi voli, il nervosismo cresce. Il Codacons fa appello contro Enac, "l'unica azione di risarcimento possibile", e alle dimissioni di Riggio. Il copione si ripete...
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